Il Venezuela toglie altri sei zeri alle banconote, per una soda 8 milioni di bolivares

Terza riforma monetaria in 13 anni nel Venezuela, dove a causa dell'iperinflazione il governo ha deciso di togliere altri sei zero al bolivar

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Iperinflazione in Venezuela, altri sei zeri in meno sulle banconote

A partire da questo mese di ottobre, il bolivar avrà sei zero in meno per decisione del governo. Sono in corso di emissione nuove banconote da 10, 20, 50 e 100 bolivares, così come persino il conio di una moneta da 1 bolivar. L’iperinflazione nel Venezuela ha costretto le autorità alla terza riforma monetaria in appena 13 anni. Nel 2008, l’allora presidente Hugo Chavez aveva eliminato tre zeri, mentre nel 2018 il successore e attuale capo dello stato Nicolas Maduro ne aveva eliminati altri cinque. Dunque, il bolivar di nuova emissione contiene sostanzialmente quattordici zeri in meno di quelli circolanti fino al 2008.

Il cambio attuale vigente contro il dollaro sul mercato nero è stato così rideterminato a 5,05, pari a 5.050.000 secondo la denominazione al 30 settembre scorso. Ma se tornassimo indietro al 2007, sarebbe come dire che oggi un dollaro nel Venezuela valga 505 mila miliardi dei vecchi bolivares. Questo vi dà l’idea di quanto sia il valore effettivo anche delle nuove banconote: nullo! La riforma si è resa necessaria per evitare che i cittadini continuassero a recarsi in negozio con carrellate di banconote anche solo per comprare un prodotto di valore molto esiguo.

Iperinflazione Venezuela: bolivar senza valore

Pensate che i bambini usano ormai da tempo i bolivares per farci una palla con cui giocare, mentre molte donne si sono ingegnate per fabbricarsi le borsette. Non a caso, il 70% dei pagamenti nel Venezuela avverrebbe in dollari e per buona parte con carte bancomat. Tutto, pur di non portarsi dietro vagonate di banconote senza alcun valore. Il governo, che aveva combattuto strenuamente la dollarizzazione dell’economia fino a qualche anno fa, adesso non solo la accetta, ma quasi la propina per superare l’iperinflazione.

Quest’anno, la crescita tendenziale dei prezzi è attesa a +1.600%, cioè incrementeranno di 17 volte rispetto al 2020, quando erano cresciuti già di 31 volte (+3.000%). Nulla rispetto al +400.000% del 2018.

E così, fino a pochi giorni fa, una bottiglia di soda da 2 litri costava 8 milioni di bolivares, corrispondenti agli attuali 8 bolivares e pari a 1,67 dollari al cambio ufficiale, un po’ meno al cambio illegale. Ma il salario minimo legale corrisponde ad appena 2,50 dollari al mese, per cui con questi prezzi la sopravvivenza è praticamente impossibile. Non a caso, i tre quarti dei venezuelani risulterebbe vivere in condizioni di povertà assoluta e quasi la totalità in povertà relativa.

Questo accade in un paese, che detiene nel suo sottosuolo oltre 300 miliardi di barili di petrolio e che non riesce più ad estrarre. La produzione giornaliera è crollata a una media di 5-600 mila barili dai quasi 3 milioni di fine anni Novanta, a causa dei sotto-investimenti dei decenni passati per potenziare le estrazioni e dell’embargo imposto dagli USA contro Caracas per le ripetute e gravi violazioni dei diritti umani. Paradosso vuole che qui la benzina costi praticamente nulla, solo 2 centesimi al litro, ma le stazioni di servizio siano a secco e le abitazioni restino per ampie fasce orarie della giornata senza luce.

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