Il paradiso europeo dei Bitcoin rischia di diventare un inferno di guerra per il mondo

La Transnistria è un lembo di terra sconosciuto ai più e dove i Bitcoin possono essere "estratti" legalmente dal 2018. Rischia di accendere la miccia di una guerra mondiale.

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Cos'è la Transnistria

Formalmente, è la Repubblica Moldava di Pridniestrov, ma è più nota come Transnistria. Alzi la mano chi ne abbia sentito parlare! Eppure, è una repubblica indipendente sin dal 1992. Tuttavia, non è stata riconosciuta da alcuno stato al mondo, neppure dalla Russia a cui questo lembo di terra nell’area orientale della Moldavia chiede di appartenere. Quando la Moldavia si dichiarò indipendente dall’Unione Sovietica, quest’area dello stato si proclamò a sua volta indipendente da essa per tornare a fare parte del disciolto impero sovietico.

Se aveste il desiderio di vedere come fosse fatta l’Urss prima della sua dissoluzione nel 1991, anziché pensare di costruire un’improbabile macchina del tempo, potreste semplicemente andare in Transnistria, definita il più grande museo sovietico a cielo aperto del mondo. Qui, il tempo si è fermato al 1989. Il comunismo non è mai caduto. Ovunque, nella capitale Tiraspol e nelle altre città della repubblica esistono enormi statue dedicate a Lenin e inneggianti all’ex Urss.

Probabile che i tifosi di calcio abbiano sentito parlare di Sheriff Tiraspol, la squadra che nell’autunno scorso batté il Real Madrid in Champions League. E’ il club di riferimento della capitale transnistriana o della seconda città moldava, a seconda dei punti di vista.

In Transnistria vive meno di mezzo milione di persone, tutte di lingua russa. L’economia è molto povera, tant’è che la gran parte di essa è costituita da aiuti umanitari della Russia. Qui, è di stanza un contingente di 1.500 soldati russi per scopi “di pace”, ma potrebbe essere più numeroso di quanto non ammettano le cifre ufficiali. E il gas da Mosca è fornito quasi gratuitamente, tanto che agli inizi del 2018 il governo ha deciso di riconoscere le “criptovalute” e consentirne il “mining”.

Del resto, l’unica cosa di cui questa terra è ricca è l’energia, per cui vorrebbe sfruttarla almeno per produrre qualcosa.

Transnistria possibile teatro di una grande guerra

Di Transnistria stiamo sentendo parlare in queste settimane di guerra nella confinante Ucraina. Dista una settantina di km da Odessa, ricca città portuale ucraina. L’Occidente teme che i russi puntino a ricongiungere i territori conquistati con la Transnistria, annettendoli tutti a sé. Malgrado le smentite, sono girate voci che da qui siano anche stati lanciati missili contro obiettivi ucraini. La Moldavia teme di essere invasa dalla Russia e si sta affrettando per chiedere l’ingresso nella NATO e nell’Unione Europea. Ma con un contingente russo al suo interno e una situazione incerta delle sue frontiere, difficilmente l’Alleanza Atlantica accetterà la sua candidatura.

Dicevamo che tutto in Transnistria ci ricorda l’Urss. Anche la moneta si chiama rublo e quella introdotta nel 1994 non era altro che vecchie banconote sovietiche stampate tra il 1961 e il 1992. Da allora ne sono state introdotti altri due. L’ultimo del 2000 fissa una parità di 14 rubli per 1 euro. Può farci sorridere che esista un’area del mondo così nostalgica al limite della macchietta, ma questo territorio ancora oggi conteso rischia di accendere la miccia delle tensioni già altissime tra Russia e Occidente. Una non improbabile invasione russa di quest’area scatenerebbe un conflitto difficilmente a quel punto regionale. Scenderebbero in campo UE e USA a sostegno della Moldavia, magari su richiesta di tutti gli stati dell’Est Europa, timorosi di diventare i successivi obiettivi di Vladimir Putin.

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