La Francia studia una multa contro le imprese ostili allo smart working. E in Italia?

Esplodono i contagi in Francia, dove il governo cerca di correre ai ripari, di fatto obbligando le imprese allo smart working

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Smart working obbligatorio in Francia?

La variante Omicron impazza in Europa e i contagi da Covid sono letteralmente fuori controllo in paesi come Francia, Regno Unito e Italia. Mercoledì scorso, per la prima volta Parigi ha registrato più di 200.000 casi in un solo giorno. Una cifra impensabile fino solamente a pochissimi giorni prima. In Italia, siamo arrivati a quota 100.000. Per questo, il governo francese pensa di ricorrere allo “smart working” per cercare di ridurre la mobilità e i contagi.

Il ministro del Lavoro, Elisabeth Borne, sta persino studiando una multa contro le imprese che, pur potendo, non usano questa modalità di lavoro a distanza. Essa sarebbe pari a 1.000 euro per ogni dipendente e fino a un massimo di 50.000 euro. In sostanza, lo stato cercherà di far capire con le cattive che serve riattivare lo smart working, similmente a quanto avvenne nella fase iniziale della pandemia.

Tralasciamo le difficoltà operative di implementazione di una simile misura punitiva. Non sarebbe facile per un funzionario pubblico capire se realmente l’impresa ispezionata abbia la possibilità di avvalersi dello smart working senza accusare perdite o problemi di natura organizzativa. Il caso evidenzia le differenze con l’Italia, dove il governo “dei migliori” starebbe persino ostacolando il lavoro a distanza. Il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, nei mesi scorsi ha dichiarato esplicitamente di non crederci e, al contrario, ha richiamato tutti i dipendenti pubblici in presenza negli uffici. A suo dire, solo così la produttività del lavoro crescerebbe e il PIL volerebbe sopra il +6% quest’anno, grazie al fatturato del comparto gravitante attorno alle pause pranzo.

Governo “dei migliori” contro smart working

La povertà di pensiero del ministro riflette la miseria imprenditoriale di certe categorie, che nel nostro Paese pretenderebbero di fermare il tempo per non perdere certe rendite di posizione.

Se è legittimo che ciascuno pensi per sé, diventa patetico un governo che frena lo smart working per non penalizzare alcuni comparti produttivi, come se le modalità di lavoro dipendessero dalle necessità altrui e non dell’azienda/amministrazione pubblica in questione.

Imporre con una sanzione lo smart working sarebbe sbagliato. Non è una legge dello stato a decidere chi e come possa lavorare. L’analisi costi/benefici spingerà ciascuna impresa a muoversi di conseguenza. E statene certi, molte attività stanno già organizzandosi per un mix tra le due opzioni, al fine di massimizzare i benefici di entrambe le modalità di lavoro. Basta semplicemente che lo stato non si metta di traverso con elucubrazioni ottocentesche dal sapore luddista. Se in Francia c’è un governo che intende punire chi non accetta lo smart working, in Italia ne abbiamo uno strambo che plaude a chi lo rifiuta. La lungimiranza a Roma non è di casa.

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