Ecco perché gli stati del G7 non vogliono pagare a Putin il gas in rubli

La Russia chiede che da aprile i pagamenti per il gas siano effettuati in rubli e non più in dollari ed euro. Una mossa respinta dal G7.

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Pagamenti del gas in rubli

Lunedì scorso, i ministri dell’Economia del G7 (USA, Canada, Regno Unito, Giappone, Germania, Francia e Italia) hanno respinto all’unanimità la richiesta della Russia di effettuare i pagamenti delle forniture di gas in rubli. Si tratterebbe di una “violazione unilaterale dei contratti”, spiega il vertice, che rimarca come per la maggior parte essi prevedano pagamenti in dollari ed euro. Per tutta risposta, il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha dichiarato che Mosca non potrà “fare beneficenza all’Europa” e se i pagamenti in rubli non ci saranno, questo porterebbe all’interruzione delle forniture di gas.

Il ministro tedesco dell’Economia e per la Protezione dell’ambiente, Robert Habeck, ha spiegato che la richiesta di Mosca sarebbe la prova che la Russia sia “con le spalle al muro”. La settimana scorsa, il presidente russo Vladimir Putin aveva annunciato la richiesta di far pagare il gas in rubli. Da quella dichiarazione, il cambio del rublo contro il dollaro risulta essersi rafforzato di oltre il 10%.

Ieri, si attestava a 93,50, ben meno dei 140 a cui era arrivato con l’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe. Ma prima della guerra, il cambio si trovava in area 75. Allo stato attuale, quindi, il deprezzamento sarebbe nell’ordine del 20%.

Conseguenze del gas in rubli per l’Europa

Perché Putin pretende di farsi pagare il gas in rubli? In teoria, la mossa rifletterebbe l’esigenza di sostenere proprio il cambio, che nei fatti si è rafforzato in conseguenza dell’annuncio. D’altra parte, vi abbiamo già spiegato in un precedente articolo come, a rigore, tale apprezzamento risulterebbe dubbio. Già da un mese la Banca di Russia aveva imposto alle società esportatrici di convertire almeno l’80% dei ricavi in valuta estera.

La scorsa settimana, poi, Gazprom ha chiesto ai clienti indiani di pagare il gas in euro.

Sta accadendo, quindi, che Putin pretenda il pagamento del gas in rubli dai clienti europei e in euro da quelli asiatici. Sarebbe un modo per continuare ad accedere alla valuta estera forte e al contempo mettere alle corde l’Europa. A quale fine? Mosca è consapevole che i contratti prevedano il pagamento del gas in euro e dollari. Pretendendolo in rubli, nei fatti crea le condizioni per una rottura degli accordi commerciali. A quel punto, due i possibili esiti: stop alle forniture, con l’Europa in grave crisi energetica; spostare i clienti dai contratti a lungo termine agli acquisti sul mercato spot. In questo secondo caso, i paesi europei sarebbero più di oggi in balia della volatilità dei prezzi del gas.

Sembra che il vero obiettivo di Putin non sia tanto di sostenere il rublo, se non come effetto secondario desiderabile, quanto minacciare scompiglio e danni all’economia europea, così da fiaccare gli animi dei governi sul sostegno all’Ucraina. Dal G7 l’Europa ha replicato sostenendo di essere pronta a ogni scenario, ma la realtà è diversa. Il continente non può permettersi lo stop alle forniture di gas dalla Russia, pena restare a corto di energia per riscaldare le case e far andare avanti le aziende. Sprofonderebbe nella recessione economica in poche settimane, quando già ci è vicina. Vedremo cosa accadrà da dopodomani, quando in teoria i pagamenti dovranno avvenire solamente in rubli.

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