‘Dimmi quanto guadagni (e se studi) e ti dirò quando morirai’: i dati ISTAT sul rapporto tra reddito, morte e istruzione

Le contraddizioni del nostro sistema economico-politico sembrano esplodere in questi dati ISTAT sul rapporto tra reddito, istruzione e morte.

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Le contraddizioni del nostro sistema economico-politico sembrano esplodere in questi dati ISTAT sul rapporto tra reddito, istruzione e morte.

La statistica è una scienza strana, in quanto permette in maniera comunque oggettiva di accedere a dati che possono permettere di gettare uno sguardo anche soggettivo sulla realtà. L’ISTAT ha di recente pubblicato il report ‘Diseguaglianze nella mortalità per causa secondo il livello di istruzione’ e si tratta di uno studio di grandissimo interesse, qualora si volesse tirar fuori qualche riflessione che vada appena un po’ al di là rispetto alle classiche banalità del caso. Quello che è possibile dire preliminarmente è che chi guadagna meno morirà prima, e che chi ha un titolo di studio più basso, un livello di istruzione più contenuto, allo stesso modo morirà prima. Analizziamo i dati.

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I dati ISTAT sul rapporto tra reddito, morte e istruzione

I dati ISTAT presentano, innanzitutto, alcune numeri riguardanti il tasso di mortalità nella popolazione suddiviso per titolo di studio, genere, cause di morte e ripartizione territoriale. Il primo risultato è il seguente: più è elevato il titolo di studio maggiore è il calo percentuale della mortalità – su una media di 10mila cittadini, 99,65 morti riguardano coloro che hanno la licenza elementare e 75,38 coloro che hanno una laurea. Inoltre, la questione riguarda anche il territorio e il genere: una donna del Sud, ad esempio, con un titolo di studio basso, vede una mortalità superiore di 3,4 volte maggiore rispetto a chi è laureato. Ma non è tutto: nella popolazione maschile compresa tra i 25 e gli 89 anni, la mortalità di chi ha soltanto la licenza elementare è superiore di 1,6 volte rispetto a chi è laureato, in quella femminile di 1,3 volte.

Lo svantaggio sociale e di reddito è anche alla base dell’analisi dei dati sui motivi di morte: la cirrosi epatica e l’epatite cronica, come cause di decessi, sono superiori di 3,5 volte (uomini) e 2,3 volte (donne) tra chi ha un titolo di studio ‘basso’ e chi ne ha uno alto; per quanto concerne la morte dovuta a problemi respiratori, i decessi sono 10,6 per 10mila abitanti in chi ha ‘solo’ la licenza elementare, mentre sono 5,2 per i laureati. I dati sono moltissimi e suddivisi per patologia, territorio, genere e titolo di studio: il senso complessivo, comunque, è chiaro.

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Si muore prima se si studia di meno: perché?

Ci si potrebbe chiedere perché si muore prima se si studia di meno. Domanda lecita, la cui risposta è talmente scontata da sembrare poco evidente. Un titolo di studio ‘basso’ non permette di accedere a professioni e livello di reddito atte ad allontanare il momento della morte. Chi ha soltanto la licenza elementare spesso svolge lavori fortemente usuranti e mal pagati: un organismo più indebolito e meno soldi per affrontare i rischi della salute. Chi ha una laurea, invece, si suppone che abbia un lavoro meglio retribuito e meno faticoso e usurante: ecco spiegato perché il tasso di mortalità scende.

Insomma, si tratta di una fotografia eccellente del nostro mondo e del nostro sistema: le disuguaglianze economiche – sempre più spinte a causa della crisi economica – creano una spaccatura anche dinanzi alla morte; un tempo si diceva che la morte è una ‘livella’, cioè quando si muore si è tutti uguali, ma è una falsa speranza: non si è mai uguali, neanche dinanzi alla morte, perché la nera signora sembra seguire l’andamento delle disuguaglianze economiche e scegliere chi è più povero o ha studiato meno come preda più semplice.

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