Dalla Germania cattive notizie sul Covid-19: non torneremo presto alla normalità

I nuovi focolai di Coronavirus nel Nordreno-Vestfalia ci invitano alla prudenza e fanno capire che forse abbiamo festeggiato troppo presto alla fine della pandemia.

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I nuovi focolai di Coronavirus nel Nordreno-Vestfalia ci invitano alla prudenza e fanno capire che forse abbiamo festeggiato troppo presto alla fine della pandemia.

Si chiama Clemens Toennies e in questo momento è nell’occhio del ciclone in Germania, dopo che diverse centinaia dei suoi dipendenti si sono ammalati di Coronavirus negli ultimi giorni, quando la pandemia nel paese sembrava essere stata finalmente battuta. A capo di una grossa società di macellazione e proprietario dello Schalke 04, l’imprenditore occupa circa 7.000 persone nel mattatoio della città di Guetersloh e nel cui distretto da 360 mila abitanti si è reso necessario imporre un nuovo “lockdown”, così in quello vicino di Warendorf, dove vivono altri 280 mila persone. Parliamo di due grosse realtà del Nordreno-Vestfalia, il Land tedesco più popoloso con circa 17,5 milioni di abitanti e motore produttivo della Germania.

La paura per una seconda ondata di contagi e il rischio di un Natale esplosivo

Al governatore Armin Laschet non è rimasta altra opzione di chiudere nuovamente bar, cinema e ristoranti e imporre nuove stringenti misure per evitare assembramenti. Tra l’altro, non ci si potrà riunire in più di 2 persone nei luoghi pubblici, a meno che non si sia familiari. Solamente negli ultimi 4 giorni, i nuovi contagi in tutta la Germania risultano di oltre 2.300 unità, segnalando un preoccupante “R0” superiore a 2, pur in calo dall’apice di 2,88 toccato nello scorso fine settimana.

Per “R0” s’intende l’indice di contagio, cioè la capacità che ha il virus di espandersi tra la popolazione. Quando il numero resta sotto 1, significa che l’epidemia tende ad arrestarsi da sola, perché mediamente ciascun malato ne tende a contagiare meno di uno. Sopra 1, il virus tende a diffondersi. E che in Germania si sia tornati sopra 2, pur con numeri assoluti ancora non allarmanti sul piano nazionale, dovrebbe preoccuparci tutti.

Significa che la situazione ai tedeschi rischia di sfuggire di mano proprio in fase di allentamento delle restrizioni, sebbene ad oggi abbiano dimostrato una capacità invidiabile di gestione della crisi sanitaria, con tassi di mortalità tra i più bassi al mondo e senza nemmeno optare per misure fortemente restrittive come quelle imposte in Italia, Francia e Spagna.

Sicuri che la ripresa sarà a “V”?

Come si calcola il fattore R0? Esistono vari modi e nessuno risulta scevro da possibili critiche. In genere, come nel caso tedesco, si prende la media mobile dei contagiati relativa agli ultimi 4 giorni e la si confronta con quella di due settimane prima, tanto quanto sarebbe il periodo massimo di incubazione del virus. Il rapporto tra i due numeri ci segnala se vi sia una tendenza alla propagazione del virus (>1) o al suo contenimento (<1). I nuovi focolai hanno fatto esplodere l’R0 fino a quasi 3, spezzando quel clima di entusiasmo con cui in tutto Occidente stavamo salutando la fase acuta della pandemia. Vero, il peggio sarebbe un po’ ovunque alle spalle, ma anche negli USA esistono grossi problemi a descrivere la situazione come in via di normalizzazione, se è vero che diversi grossi stati esitano ormai quotidianamente nuovi contagi record. Tra questi, California, Texas e Arizona. E in alcuni quartieri di Pechino si è tornati a una quarantena soft, dopo che un focolaio è sorto nel mercato agricolo locale.

Quanto sta accadendo in Germania sarebbe profetico per il resto d’Europa. Come abbiamo già scritto, improbabile che i governi possano permettersi nuove quarantene simili a quelle imposte tra marzo e maggio, dati i già fortissimi contraccolpi economici, finanziari, fiscali e sociali di quelle misure. Ciò non toglie che i focolai, qualora emergessero, andranno combattuti con misure restrittive, quasi certamente locali o “part-time”, cioè limitando la libertà di movimento in alcune fasce orarie e nei luoghi a rischio. Chi s’immaginava che con l’estate saremmo tornati alla normalità o a una sua parvenza, probabilmente si è sbagliato.

A proposito, da luglio l’Unione Europea riapre le frontiere con il resto del mondo, un passo obbligato per consentire alle economie di ripartire. Ma il timing di questi focolai tedeschi sembra perfetto per indurre la Commissione e i singoli governi a mostrarsi più prudenti, quanto meno nel selezionare i paesi da e verso cui la libertà di movimento sarebbe permessa.

Ci sarà un nuovo lockdown in autunno con una seconda ondata di contagi?

Fino a quando non avremo la ragionevole certezza che il Covid-19 non torni, nessuna attività davvero sarà in grado di ripartire. Pensate solamente a quanti turisti vorranno mettersi in viaggio nelle prossime settimane estive, se temono che potranno ritrovarsi “ostaggi” in zone colpite imprevedibilmente da un nuovo focolaio, non potendo tornare a casa nei tempi programmati. E le borse stanno scommettendo arditamente su una ripresa a “V” dell’economia globale, fatto che presuppone l’assenza di una seconda ondata di contagi o quanto meno di nuove restrizioni qua e là imposte e limitative delle attività produttive. Altro che estate senza mascherina e rispetto blando delle distanze sociali. I prossimi mesi saranno un grande test per capire il nostro grado di auto-consapevolezza. E i primi risultati non appaiono incoraggianti.

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