A Pechino imposto il “lockdown” soft, un film che presto vedremmo in Occidente

I casi di Coronavirus tornano a salire nella capitale cinese, tant'è che sono state imposte nuove restrizioni. Uno scenario con cui potremmo dover fare i conti nei prossimi mesi.

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I casi di Coronavirus tornano a salire nella capitale cinese, tant'è che sono state imposte nuove restrizioni. Uno scenario con cui potremmo dover fare i conti nei prossimi mesi.

L’indice S&P 500 ha chiuso la seduta di ieri a +1,90% sul rimbalzo mensile delle vendite al dettaglio negli USA (+17,7%), oltre il doppio delle attese. Ormai, Wall Street ha quasi colmato le perdite accusate tra febbraio e marzo a seguito della diffusione del Coronavirus all’infuori dei confini cinesi. Ai listini americani resta da recuperare un altro 7-8% per “cancellare” la pandemia. In Europa, la situazione è più complessa. La Borsa di Francoforte resta indietro di oltre il 10% rispetto ai livelli pre-Covid, quella di Londra di quasi il 17%.

I mercati stanno scommettendo su una ripresa a “V” delle principali economie mondiali, convinti che i potenti stimoli fiscali e monetari varati nelle scorse settimane sosterranno il ritorno alla produzione e agli investimenti delle imprese e i consumi delle famiglie, il tutto in un quadro di sostenibilità dei debiti. La realtà, come spesso accade, è meno lineare delle aspettative. Così come il sole sorge ad est, illuminando la giornata in Asia in anticipo rispetto a Europa e America, ecco che anche sulla pandemia abbiamo imparato a guardare verso quella parte del mondo per capire in anticipo cosa possa attenderci.

Il “modello cinese”, caratterizzato da forti restrizioni alle libertà personali per frenare i contagi, è sembrato risultare vincente, ammesso che possiamo fidarci dei suoi dati ufficiali. L’Italia è stato il paese che più in Occidente lo ha imitato, sebbene gli esiti non possano considerarsi un successo, se è vero che per contagi e vittime siamo all’apice delle classifiche internazionali, così come per contraccolpi alla nostra economia. Adesso, Pechino si è trovata costretta a tornare sui suoi passi dopo l’apparente ritorno alla normalità delle settimane scorse.

La capitale cinese ha imposto un “lockdown” soft, dopo che tra giovedì e l’altro ieri si erano registrati 106 nuovi casi, a causa di un focolaio partito dal mercato di Xinfadi.

Ripresa dell’economia ancora lontana: perché la fine del lockdown non basta

Quarantena soft a Pechino

Quest’area all’ingrosso da 112 ettari e 2.000 bancarelle vende il 70% di frutta e verdura consumati in città e il 10% di carne di maiale. Le autorità hanno tracciato ben 200 mila persone che vi erano entrate in contatto nei giorni precedenti al focolaio, imponendo a oltre 33 mila ristoranti e 276 mercati agricoli la sanificazione, nonché vietando ai residenti di lasciare la città, se non per motivi seri e dopo essere stati sottoposti a controllo. E sono 29 le comunità residenziali a cui è fatto divieto di lasciare le abitazioni, anche solo per fare la spesa. In sostanza, non è stato adottato il modello “Wuhan”, la regione in cui la pandemia ebbe origine presumibilmente negli ultimi mesi del 2019, ma si stanno seguendo restrizioni “morbide”, sulle quali sta lavorando anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

La notizia non dovrebbe lasciarci indifferenti, perché questo potrebbe essere il futuro a breve con cui dovremmo fare i conti in Occidente nei prossimi mesi o già settimane. Negli USA, dopo l’allentamento dei “lockdown” decisi dai governatori, 18 stati registrano casi in crescita e 10 stazionari. Soltanto 23 su 51 stanno assistendo a un calo, tra cui il solo Michigan in misura marcata. In Europa, malgrado qualche preoccupazione sussista, ad oggi non troviamo conferma di un accelerazione dei casi dopo l’allentamento della quarantena, mentre in stati asiatici come Russia, Pakistan, India e Indonesia i contagi crescono ancora a migliaia ogni giorno.

La stessa OMS si sta rendendo conto, però, che nessuna economia possa permettersi un altro lockdown, quale che sia la situazione sanitaria. Un ritorno alle restrizioni di marzo/maggio appare improbabile, inopportuno e impopolare. Ed ecco che si studiano i modi per contenere i contagi, nel caso di nuovi focolai. La quarantena verrebbe imposta solamente nelle aree in cui i casi si verificherebbero e, peraltro, potrebbe avvenire con modalità part-time, vale a dire solamente nei fine settimana per evitare assembramenti nei locali e per le strade, oppure in determinate ore del giorno.

Una sorta di coprifuoco, insomma, non per tutti e/o non per tutto il giorno o i giorni della settimana. Il modello presuppone l’implementazione delle tre “t”: “testing”, “tracing” e “treating”. La Cina riesce nell’opera di tracciamento, adottando soluzioni di forte compressione della privacy. Sarà così a breve anche da noi? L’app Immuni diverrà obbligatoria per chi volesse uscire di casa, come si era detto in un primo momento?

Ci sarà un nuovo “lockdown” in autunno con una seconda ondata di contagi?

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