Dal miracolo economico alla maledizione, così l’Italia si è spenta con la fine delle due bolle

I dati macro parlano chiaro: di decennio in decennio, l'economia italiana frena il suo tasso di crescita, arrivando al totale spegnimento di questi anni. C'entra la fine dell'era dell'inflazione e del debito pubblico.

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I dati macro parlano chiaro: di decennio in decennio, l'economia italiana frena il suo tasso di crescita, arrivando al totale spegnimento di questi anni. C'entra la fine dell'era dell'inflazione e del debito pubblico.

Se tutto andrà bene quest’anno (si fa per dire!), l’Italia concluderà il decennio con una crescita reale del pil del 2,3%, la media dello 0,2% all’anno. Sono dati di una stagnazione “glaciale”, ma quel che è peggio, arrivano dopo un progressivo e lento spegnimento della crescita economica, che va avanti ormai da diversi decenni, come vi dimostreremo anche graficamente. L’Italia visse il suo miracolo economico negli anni Cinquanta e Sessanta, quando si trasformò da una nazione agricola e semi-distrutta dalla guerra a una potenza industriale al pari di concorrenti come Germania, Francia e Regno Unito.

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Negli anni Sessanta, il pil crebbe alla media annua – che oggi definiremmo “cinese” – di ben il 6,2%. Era naturale che fosse così, pur non scontato, in quanto l’Italia doveva ancora costruire il suo benessere. Nello stesso decennio, la Germania crebbe al ritmo medio annuo del 4,4%. Negli anni Settanta, il divario tra le due economie rimase in nostro favore: +4% contro +3,2%. E per i nostalgici degli anni Ottanta, anche quel decennio si concluse in vantaggio per l’Italia, la cui economia si espanse del 2,5% medio all’anno contro l’1,9% della Germania. Fu l’ultima volta che accadde. Da allora, nessuna delle due è cresciuta a ritmi entusiasmanti, ma certo è che i tedeschi hanno continuato a camminare, pur zoppicando a tratti, mentre noi italiani ci siamo praticamente fermati.

Finito il miracolo, arrivata la maledizione

Negli anni Novanta, il pil tedesco è aumentato del 2,2% medio, quello italiano dell’1,5%. Fu il decennio dell’inizio del risanamento fiscale e del disinflazionamento dell’economia, dopo la sbornia degli anni Ottanta e un ventennio all’insegna di tassi d’inflazione a lungo a doppia cifra e superiori alla media delle economie avanzate. Quel che non sapevamo, però, è che il peggio dovesse ancora arrivare. Il primo decennio del nuovo millennio ha esitato, infatti, una crescita media italiana di appena lo 0,5%, complice la crisi finanziaria mondiale esplosa nel 2008 e che ha avuto il suo apice l’anno seguente, mentre la Germania è riuscita, comunque, ad avanzare all’1,3%, riprendendosi già dal 2006 da anni di stagnazione, per la quale era stata definita il “malato d’Europa”.

Nell’ultimo decennio, quello ancora in corso, le cose per noi sono andate ancora peggio: +0,2%, come sopra detto, contro il +1,8% della Germania. Ora, non è questione di derby, quanto di un declino, che ha assunto proporzioni preoccupanti. Di decennio in decennio sin dagli anni Sessanta, infatti, è come se il tasso di crescita quasi si dimezzasse senza sosta, fino ad essersi del tutto spento negli ultimi anni. In pratica, finito il periodo del boom post-bellico, legato allo sviluppo industriale della nostra economia, non siamo stati capaci come sistema-Paese di crescere, se non a colpi di debito pubblico e di inflazione. Alla firma del Trattato di Maastricht nel 1992, ci presentavamo con il primo a livelli tripli della Germania e avendo cumulato nei due decenni precedenti una crescita dei prezzi di oltre il 300% più alta. Finite le due bolle, l’economia italiana si è fermata e nulla ci lascia intendere che siamo prossimi a una inversione di tendenza.

Come la Germania fregò l’Italia anche con la lira negli anni Ottanta

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