Crisi MPS, così i dirigenti si regalano buonuscite milionarie a carico dei contribuenti

Mentre il titolo MPS sprofonda in borsa, i dirigenti a breve potrebbero mettere le mani su milioni di euro di buonuscita, senza che nemmeno siano arrivati i risultati. La banca senese si prepara alla "cacciata" per mani leghiste e grilline.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Mentre il titolo MPS sprofonda in borsa, i dirigenti a breve potrebbero mettere le mani su milioni di euro di buonuscita, senza che nemmeno siano arrivati i risultati. La banca senese si prepara alla

Le azioni MPS hanno perso circa il 45% dalla loro riammissione alle negoziazioni in borsa nell’ottobre scorso, seguita al salvataggio pubblico. Ancora oggi, perdono intorno al 2% e si aggirano poco sopra i minimi storici toccati la settimana scorsa. Nonostante ciò, la banca senese potrebbe erogare buonuscite milionarie in favore dei suoi dirigenti. E cosa ancora più incredibile, esse non saranno legate ai risultati, che in effetti non esistono. Il cda del 12 marzo scorso ha deliberato, infatti, che fino a 6 milioni di azioni proprie in portafoglio potranno essere utilizzate per azioni di “severance” a beneficio delle retribuzioni variabili dei dirigenti più importanti. Trattasi dell’ad Marco Morelli, di Giampiero Bergami, a capo della controllata MPS Capital Services, dell’ad della controllata online Widiba, Andrea Cardamone, nonché di altri manager apicali, tra cui forse il vice-direttore generale Angelo Barbarulo e la responsabile risorse umane Ilaria Dalla Riva.

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Il numero delle azioni da destinare a ciascuno dei destinatari sarà stabilito sulla base del prezzo delle stesse all’atto della loro sottoscrizione. Al momento, parliamo di un malloppo complessivo per 15,12 milioni di euro. Trattasi di titoli, che mediamente il Tesoro ha sottoscritto direttamente o a seguito della conversione dei bond subordinati a un prezzo di 7,00 euro, per cui ai contribuenti le buonuscite dei dirigenti MPS costeranno 42 milioni di euro.

Dirigenti MPS pronti alla cacciata

Attenzione, perché come dicevamo, si tratta di emolumenti che verranno sborsati solo nel caso di uscite anticipate dal lavoro o di estromissioni. Questo significa in gergo “azioni di severance”. Che vuol dire? I dirigenti di MPS si stanno preparando al possibile licenziamento che verrà chiesto loro con ogni probabilità dal nuovo governo, il quale si ritroverà ad essere azionista di controllo, tramite il Tesoro, detentore del 68,2% del capitale. Poiché Morelli è uomo del duo (tragico) Matteo Renzi e Piercarlo Padoan, ovvero dell’ex premier e del ministro uscente dell’Economia, nominato al posto di Fabrizio Viola circa un anno e mezzo fa senza un’apparente motivazione reale, la sua testa, insieme a quella di tanti altri dirigenti dell’istituto, rischia di rotolare da qui a poche settimane, il tempo che s’insedi il nuovo esecutivo, che certamente vedrà la presenza di almeno una delle formazioni più critiche nei confronti della gestione della crisi bancaria, cioè di Lega e Movimento 5 Stelle.

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Fatto sta, che al momento i contribuenti italiani starebbero perdendo almeno 3 miliardi di euro nell’affare MPS, considerando i minori prezzi delle azioni rispetto a quelli di sottoscrizione di appena un semestre fa. L’ultimo bilancio della banca è stato chiuso con l’ennesima maxi-perdita (3,5 miliardi), frutto di svalutazioni dei crediti. Di rilancio in vista nemmeno l’ombra. Al Tesoro è stata appioppata sostanzialmente una “bad bank”, i cui dirigenti sembrano ballare mentre il Titanic affonda. E a pagare, manco il bisogno di spiegarvelo ancora, siamo sempre gli stessi.

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Argomenti: Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Italia