Crisi lavoro, record di inattivi in Italia: primi in Europa, il doppio che in Svezia

Italia prima in Europa per inattivi, segno che il nostro mercato del lavoro langue peggio delle statistiche ufficiali sul tasso di disoccupazione.

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Italia prima in Europa per inattivi, segno che il nostro mercato del lavoro langue peggio delle statistiche ufficiali sul tasso di disoccupazione.

I dati sull’occupazione a maggio sono stati a sorpresa negativi, segnalando il calo del numero degli occupati e l’aumento di quello dei disoccupati. In un altro articolo vi abbiamo dimostrato come i progressi compiuti dall’Italia sul mercato del lavoro siano stati praticamente nulli nell’ultimo anno, specie se raffrontati a quelli delle altre principali economie del Sud Europa. E oggi a conferma di quanto pessima sia la situazione nel nostro paese ci sono nuovi dati, pubblicati dall’Eurostat, secondo cui la percentuale di inattivi nella UE sul totale della popolazione in età lavorativa (15-64 anni) è mediamente del 27,1%, pari a 89 milioni di individui. (Leggi anche: Disoccupazione maggio, Istat: meno occupati e più giovani senza lavoro)

Parliamo di persone, che non figurano ufficialmente né tra gli occupati, né tra i disoccupati, in quanto non lavorano e non cercano nemmeno un lavoro attivamente. Le ragioni di questo permanere al di fuori del mercato del lavoro sarebbero nell’ordine: lo status di studente o la frequenza di un corso di formazione (35%), pensionati (16%), affetti da disabilità o malattie gravi (16%), accudire bambini o adulti incapaci (10%). Le donne fanno la parte del leone della popolazione inattiva, rappresentando il 60% di essa. Il 78% degli inattivi intervistati ha anche risposto di non desiderare di lavorare, per cui poco più di un quinto di loro sarebbe, in teoria, un cosiddetto “scoraggiato”, ovvero in uno stato di inattività per la perdita di fiducia nel trovare un posto di lavoro.

Si trova che quasi la metà (47%) di chi nel 2016 aveva un basso grado di istruzione tra i 15 e i 64 anni sarebbe risultato inattivo, percentuale che crolla al 24% tra chi possedeva un’istruzione media e al 12% tra quanti ne avevano una alta.

I pessimi numeri dell’Italia

E veniamo all’Italia. A fronte di un tasso medio europeo di inattività del 27,1%, nel nostro paese la percentuale sale al 35,1%, la più alta nella UE. La più bassa, al contrario, si registra in Svezia e a livelli dimezzati rispetto a quelli italiani (17,9%). Bene anche Danimarca, Olanda e Germania con circa il 20% ciascuna, mentre poco meno peggio di noi fanno Romania e Croazia (34,4), Belgio (32,4%) e Grecia (31,8%). (Leggi anche: L’imbarazzante ripresa del lavoro in Italia)

I paesi con tassi di inattività superiori alla media UE sono 14 e tra questi la Francia con circa il 28%. All’infuori della UE, ma restando in Europa, troviamo l’Islanda con poco più del 10%, la Svizzera con il 15% e la Norvegia al 22%. Del tutto simili ai livelli italiani quelli della Macedonia, mentre in Turchia arrivano al 45%.

Tempo fa vi davamo conto di un’altra classifica, stavolta relativa al tasso reale di disoccupazione, che comprende, oltre a quello ufficiale, anche i cosiddetti lavoratori part-time involontari e gli inattivi scoraggiati. Dal dato, al settembre 2016, emerge che in Italia non avrebbe un lavoro circa il 24% della popolazione tra 15 e 64 anni, terzo peggiore dato dell’Eurozona, dietro al 31% della Grecia e al 28% della Spagna. Tuttavia, il nostro mercato del lavoro sarebbe anche quello che registrerebbe la maggiore distanza tra tasso di disoccupazione ufficiale e quello reale, tenuto conto di quanto detto sopra. In Germania, invece, la sottoccupazione riguarderebbe meno di un tedesco su 10 in età lavorativa (9%), percentuale verosimilmente scesa negli ultimi mesi. (Leggi anche: Disoccupazione reale in Italia al 24%)

 

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