Crisi energetica e caro bollette, Unione Europea divisa su possibili soluzioni

I paesi dell’unione europea sembrerebbero non riuscire a trovare una soluzione comune per fronteggiare la crisi energetica in corso.

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Rincari

Negli ultimi giorni stanno diventando sempre più ampie le linee di pensiero tra i paesi dell’Unione europea che, in vista di una riunione d’emergenza dei ministri, si trovano a dover fronteggiare la crisi energetica attualmente in atto.

In autunno, i prezzi del gas in Europa hanno raggiunto livelli record e tuttora rimangono elevati, spingendo la maggior parte dei paesi dell’Unione Europea ad adottare misure di emergenza come sussidi, necessari a mitigare l’impatto sulle bollette di imprese e famiglie.

Tuttavia, i paesi dell’unione europea si stanno confrontando per cercare una soluzione comune per attenuare tale problema anche nel lungo periodo.

Crisi energetica, le possibili soluzioni al vaglio dei paesi europei

I paesi dell’Unione Europea sembrerebbero non riuscire a trovare una soluzione comune, riporta Reuters. Alcuni di essi – come Spagna, Francia, Repubblica Ceca e Grecia – propongono una riorganizzazione del modo in cui funzionano i mercati energetici. In particolare, chiedono che i contratti per gli acquisti di gas siano stipulati in modo centralizzato dall’Unione europea, quantomeno in situazioni in cui la sicurezza dell’approvvigionamento è a rischio.

Altri paesi, come la Germania, hanno dichiarato che non sosterranno le riforme del mercato dell’elettricità dell’UE, in quanto non servirebbero a mitigare gli attuali aumenti dei prezzi.

A meno di una settimana dal vertice internazionale sul cambiamento climatico COP26, il picco dei prezzi dell’energia ha anche alimentato le tensioni sulle politiche verdi dell’UE, soprattutto sulle nuove proposte come quella dell’introduzione di aliquote fiscali più elevate per i combustibili inquinanti.

Il primo ministro ungherese, Viktor Orban, ha respinto tali piani. La sua posizione è in netto contrasto con gli altri paesi dell’UE che da tempo affermano che il balzo dei prezzi dovrebbe innescare un passaggio più rapido all’energia rinnovabile a basse emissioni e prodotta localmente, in modo da ridurre l’esposizione ai carburanti fossili e, ovviamente, alle sue oscillazioni di prezzo.

 

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