Conti correnti, quel costo nascosto di oltre 40 miliardi all’anno

I conti correnti tornano a salire nel mese di ottobre, ponendo fine a un calo di due mesi. Ma il loro costo è ben più alto di quanto crediamo

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Conti correnti in risalita

Il calo dei depositi bancari è durato solamente due mesi di fila, perché già ad ottobre risultavano risaliti a 1.825,6 miliardi di euro tra famiglie e imprese non finanziarie, in crescita di 26,9 miliardi rispetto a settembre e segnando un nuovo record storico. Tra conti correnti e deposito e pronti contro termine, gli italiani hanno in banca qualcosa come oltre il 100% del PIL stimato per l’intero 2021.

La risalita dei conti correnti può essere considerata positivamente se conseguenza di un miglioramento dei redditi, negativamente se frutto dei minori consumi, specie di beni durevoli, magari in scia al pessimismo per via del rialzo dell’inflazione. Proprio la lievitazione dei prezzi al consumo pone un forte problema ai depositi bancari, i quali sono perlopiù infruttiferi o scarsissimamente redditizi. I tassi d’interesse mediamente offerti dalle banche ai risparmiatori si attestavano a ottobre allo 0,45%. Ma depurando il dato dall’1,76% medio offerto sulle obbligazioni, desumiamo un ancora più magro 0,28%. E si tratta di un tasso inclusivo della remunerazione sui pronti contro termine, più alta di quella praticamente azzerata prevista a favore di conti correnti e deposito.

Conti correnti “gonfi”, ma prestiti in calo

Ma a ottobre, l’ISTAT ha stimato al 3% l’inflazione italiana. Questo significa che le famiglie italiane stiano perdendo il 3% di potere d’acquisto su base annua. Sui quasi 1.826 miliardi di liquidità tenuta in banca a tassi rasenti lo zero, significa un costo assoluto di circa 44 miliardi in un anno. Praticamente, perdiamo la bellezza di oltre 730 euro a testa, neonati compresi, per il solo fatto di non investire questo immenso denaro in asset più redditizi. Su base familiare, parliamo di una perdita sui 1.750 euro annui, uno stipendio mensile o anche più.

I tassi praticati dalle banche a favore della clientela non stanno risalendo, mentre si mostrano in leggero rialzo quelli sui prestiti. Ad esempio, sui nuovi mutui sono saliti da 1,39% a 1,43%, pur restando sotto i livelli medi di agosto, quando si erano portati a 1,46%. D’altra parte, lo spread tra tassi attivi e passivi per le banche italiane a ottobre risulta persino leggermente sceso a 173 punti base dai 174 di settembre. Prima della crisi finanziaria del 2008, si attestava sopra i 300 punti. Cosa significa? Le banche trovano sempre più difficile fare soldi prestando denaro. E, in effetti, a ottobre i prestiti a famiglie e imprese finanziarie sono diminuiti di quasi 1 miliardo di euro a 1.449 miliardi.

In altre parole, i conti correnti “gonfi” delle famiglie italiane non stanno finanziando l’economia reale, se non in parte. Ci sono quasi 377 miliardi di euro che non risultano impiegati a sostegno degli investimenti delle imprese o dell’acquisto di beni durevoli da parte delle famiglie. C’è denaro in eccesso, che le banche tengono in cassa o impiegano sui mercati finanziari, dove il rapporto benefici/rischi si mostra oltretutto più allettante. Alla luce di questi dati, quei 40 miliardi e passa di liquidità “bruciata” dall’inflazione grida vendetta. Quante cose ci potremmo fare con quel denaro!

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