Cambio euro-dollaro nel 2022, ecco i fattori che incideranno sul trend

Sul cambio euro-dollaro incideranno alcuni fattori-chiave nel corso del 2022. Vediamo quali e perché la pandemia terrà banco sui mercati.

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Cambio euro-dollaro

Il cambio euro-dollaro quest’anno guadagna il 7%, attestandosi ormai nell’ultimo mese a questa parte attorno a 1,13. Nel corso di questo 2021, il cross ha toccato un massimo di 1,22 a maggio e un minimo di 1,12 a novembre. Queste date non sono casuali. Il trend è dipeso essenzialmente dall’andamento della pandemia, nonché dalle aspettative che esso ha generato sui mercati finanziari.

Il dollaro è un “safe asset” verso cui gli investitori si riparano nelle fasi incerte. Non a caso, il cambio euro-dollaro è andato giù proprio con l’arrivo della quarta ondata dei contagi da Covid in Europa e la diffusione della variante Omicron. Peraltro, esso risente e risentirà anche nel corso del 2022 della divergenza monetaria tra Federal Reserve e BCE. Sia negli USA che nell’Eurozona, l’inflazione è salita rispettivamente al 6,8% e al 4,9%. Per il prossimo anno sono attesi tre rialzi dei tassi USA allo 0,75-1%, mentre nessuno da noi.

Questo significa che tutto ciò che stimolerà le previsioni di una stretta più veloce da parte della FED, deprimerà il cambio euro-dollaro. Viceversa, se il mercato dovesse riposizionarsi su attese meno restrittive, il cross dovrebbe apprezzarsi. E lo stesso varrà, a parti invertite, per la BCE. Questa settimana, è arrivato un duro colpo per l’amministrazione Biden con l’affossamento del piano decennale da 1.750 miliardi di dollari contro la povertà, noto come “Build Back Better” (Ricostruire Meglio). Manca il voto determinato al Senato di un democratico.

Cambio euro-dollaro tra pandemia ed elezioni

Questa novità colpisce le prospettive di crescita per l’economia americana e contribuisce a ridurre la pressione sull’inflazione, già ai massimi dal 1982. Se il piano fosse riesumato in un qualche modo a gennaio, il cambio euro-dollaro andrebbe probabilmente ancora più giù.

D’altra parte, il 2022 negli USA sarà un anno elettorale, dato che a novembre si terranno le elezioni di metà mandato. L’incertezza dell’esito per il Congresso potrebbe al contrario deprimere il dollaro contro l’euro.

E resta il fattore pandemia. Le restrizioni anti-Covid fioccano un po’ in tutta Europa, ma si affacciano anche in diverse città americane. La situazione dovrebbe volgere per il meglio sin dai primi mesi del 2022, cosa che sosterrebbe il cambio euro-dollaro. Per contro, la crisi energetica rischia di impattare ambiguamente sull’economia europea: da un lato, innalzerà ulteriormente l’inflazione e rinvigorirà le aspettative del mercato per un primo rialzo dei tassi BCE più ravvicinato; dall’altro, rallenterà il rimbalzo del PIL per effetto dello shock dell’offerta.

Infine, attenzione alla congiuntura elettorale europea. Scartando l’ipotesi di elezioni anticipate in Italia, a maggio si voterà in Francia. Così come nel 2017, anche stavolta il cambio euro-dollaro sarà sotto pressione fino ad almeno il primo turno e successivamente invertire il trend, qualora il presidente uscente Emmanuel Macron ottenesse il secondo mandato. Già a gennaio, però, per la moneta unica ci sarà un primo test con l’elezione del nuovo presidente della Repubblica in Italia.

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