La Cina si compra il calcio italiano, tutta la Serie A in mano a Pechino e il Milan (forse) gode

La Cina ora controlla tutta la Serie A e questa potrebbe essere una buona notizia per il Milan, in particolare, anche se da Pechino arrivano segnali contrastanti sul calcio.

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La Cina ora controlla tutta la Serie A e questa potrebbe essere una buona notizia per il Milan, in particolare, anche se da Pechino arrivano segnali contrastanti sul calcio.

La Cina ha allungato ulteriormente le mani sul calcio italiano. Non bastavano Milan, Inter e Parma a Pechino, perché la scorsa settimana i cinesi si sono presi tutta la Serie A. La Orient Hontai Capital ha rilevato il 53,5% di Imagina, la holding che detiene il controllo della spagnola Mediapro, la società di intermediazione che ha rilevato a inizio mese i diritti per trasmettere tutte le partite della Serie A per le prossime tre stagioni e su tutte le piattaforme, sborsando 1,05 miliardi di euro.

La quota di maggioranza è stata ceduta ai cinesi da Torreal (22,5%), Televisa (19%) e Mediavideo (12%). E così, si ritrovano oggi a possedere tutti i diritti sul calcio italiano, anche se l’Antitrust dovrà decidere da qui a un mese sulla bontà del bando secondario con cui la Lega di A ha dribblato le offerte insufficienti avanzate da Sky e Mediaset per i cinque pacchetti in vendita. Nel caso in cui l’operazione fosse bocciata per ragioni di eccessiva concentrazione, Mediapro collaborerà per la creazione di un canale di Lega, che sarebbe pronto in un paio di mesi, ma non avrebbe più l’esclusiva nella formazione dei contenuti e della redazione giornalistica.

Serie A, abbonati Sky a rischio con diritti agli spagnoli

Che valenza assume il controllo da parte di una società cinese di tutti i diritti relativi al calcio italiano? Lo stabilirà solo il tempo. Ad oggi, non possiamo che prendere atto (in positivo) dell’interesse straniero per la nostra Serie A, nonostante versi in una delle sue peggiori forme da decenni, priva di grandi talenti internazionali e con un campionato poco avvincente, che solo quest’anno sta offrendo finalmente qualche palpitazione con la sfida scudetto apertissima tra Napoli e Juventus. Certo, l’interesse arriva dalla sola Cina, cosa che dovrebbe farci riflettere, anche perché da Pechino non sono stati lanciati segnali rassicuranti negli ultimi mesi. Prima, il governo ha vietato alle società statali di effettuare ulteriori investimenti all’estero di natura non strategica (e il calcio non viene ritenuto tale), al fine di contenere i deflussi dei capitali e di porre fine a operazioni finanziarie potenzialmente rischiose e non granché remunerative; dal mese scorso, poi, ha introdotto la “luxury tax”, un’imposta del 100% sulle transazioni realizzate dalle squadre di calcio per gli acquisti di giocatori oltre i 6 milioni di euro, se stranieri, oltre i 2,5 milioni, se cinesi.

Il gettito di tale imposta finanzierà il calcio locale.

L’interesse cinese avvantaggia Milan e Inter?

In sostanza, Pechino segnala di volere contenere le spese un po’ folli degli ultimi tempi da parte della massima serie calcistica nazionale, che ha sborsato complessivamente 900 milioni nelle passate due stagioni, mentre a pochi giorni dalla conclusione del calciomercato invernale, il più importante dell’anno, risultano spesi ad oggi appena 61 milioni di euro. La stretta sul calcio dovrebbe preoccupare, in particolare, Milan e Inter, che sono già alle prese con ristrettezze finanziarie legate agli alti debiti accumulati e il club rossonero, in particolare, ad aprile dovrebbe ricevere dalla Uefa una sanzione per avere infranto le regole del fairplay finanziario, nonché limitazioni in fatto di calciomercato, con tetti al monte-ingaggi e alla rosa. A ciò si aggiunge il problema della proprietà cinese Rossoneri Sports Lux, che ha la necessità di rifinanziare entro ottobre 180 milioni di euro più interessi.

Nessuna banca sta mostrandosi disponibile a concedere nuovo credito a Yonghong Li, il cui patrimonio resta oscuro e non presenterebbe solide garanzie. Senza un rinnovo del prestito, Li dovrebbe cedere il suo quasi 100% del Milan a Elliott Management e per la società inizierebbe una fase di austerità ancora più dura, con ripercussioni più o meno gravi sulla competitività della squadra, che proprio in queste settimane sta ritrovando una sua forza, arrivando al sesto posto in campionato, quando esordiva in questo 2018 nella seconda metà della classifica.

Milan, niente accordo sui debiti

Ora, il fatto che i cinesi abbiano acquistato indirettamente tutti i diritti per la Serie A potrà avere esiti positivi per i club milanesi? Pur precisando che parliamo di entità private differenti e che, quindi, non dobbiamo commettere l’errore di considerare i cinesi come un unicum, che Pechino abbia nei fatti avallato che Orient Hontai Capital spendesse un miliardo per una società spagnola, che a sua volta ha appena inserito tra i suoi assets il calcio italiano per tre anni, potrebbe segnalare un interesse “strategico” verso la nostra Serie A.

Se così fosse, a Li potrebbe venire concesso di aprire maggiormente i cordoni della borsa per eventuali investimenti o anche solo di reperire credito in patria per rifinanziare il suo debito pregresso. Per i rossoneri significherebbe garantire alla Uefa quella continuità gestionale, che figura tra i prerequisiti per il rispetto del fairplay finanziario, alleggerendo la propria posizione dinnanzi alla Uefa da qui ai prossimi due mesi, che si riveleranno cruciali per conoscere l’entità della sanzione e le modalità con cui essa verrà comminata.

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