Serie A, abbonati Sky a rischio con diritti agli spagnoli e Mediaset torna a sorridere

I diritti della Serie A sono andati agli spagnoli di Mediapro e Sky resta senza calcio italiano, rischiando di perdere grossa parte degli abbonati.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I diritti della Serie A sono andati agli spagnoli di Mediapro e Sky resta senza calcio italiano, rischiando di perdere grossa parte degli abbonati.

E’ stata una batosta per il sistema televisivo italiano l’assegnazione dei diritti per trasmettere le partite della Serie A per le prossime tre stagioni 2018-2021. Ad essersi aggiudicata la gara è stata la spagnola Mediapro, che ha offerto 1,05 miliardi di euro per tutti e cinque i pacchetti sulle tre piattaforme satellitare, digitale terrestre e internet, battendo le pay tv di circa 220 milioni. Sky aveva subito reagito con una diffida alla Lega, quando ha scoperto di essere rimasta a mani vuote, salvo successivamente mutare atteggiamento e mostrandosi aperta a una trattare con gli spagnoli. (Leggi anche: Diritti Serie A agli spagnoli, Sky e Mediaset KO)

Il network britannico esce da grande sconfitto, avendo ambito apertamente a fare strage di diritti, restando a bocca asciutta. La strategia ribassista si è rivelata suicida. Le offerte erano risultate nettamente sotto la base d’asta per i pacchetti D1 e D2, quelli relativi alla trasmissione delle 12 squadre minori, tra cui la Roma. Il totale delle offerte, compresa quella di Mediaset per le otto principali squadre sul digitale terrestre, era arrivato a 160 milioni al di sotto dei 990 milioni minimi attesi e pretesi dalla Lega, pur comprensivo del rilancio di Sky per evitare proprio quanto è effettivamente accaduto lunedì scorso, ovvero che Mediapro si aggiudicasse tutti i diritti con il bando secondario.

Adesso, due le strade possibili. Se l’Agcom sigillasse l’esito della gara d’asta, l’operatore indipendente catalano potrà rivendere i diritti a chicchessia, indipendentemente dalla piattaforma, a un prezzo proporzionale al numero degli abbonati. E fisserebbe i contenuti e le immagini, avvalendosi di personale proprio, per cui chi pagasse Mediapro per trasmettere le partite, agirebbe da semplice distributore. Nel caso, invece, in cui l’authority giudicasse l’assegnazione una concentrazione monopolistica, il piano B sarebbe la costituzione di una TV di Lega, con gli spagnoli a coadiuvare l’iniziativa.

Abbonati Sky a rischio?

Per Sky, in particolare, sarebbe un grosso problema in entrambi i casi. L’operatore satellitare sfiora i 5 milioni di abbonati, di cui la metà proprio per il pacchetto calcio. Secondo un’indagine recente, i tre quarti di quanti si abbonano a una pay tv in Italia avrebbero come prima motivazione proprio il calcio. Insomma, senza la Serie A, Sky rischia di perdere tanti abbonati. Serve correre ai ripari e per farlo dovrà trattare con Mediapro senza tirare la corda, altrimenti rimarrebbe senza calcio, mettendo a rischio persino la campagna abbonamenti per la Champions League per le prossime tre stagioni, i cui diritti sono stati acquistati a peso d’oro, ovvero alla bellezza di 270 milioni di euro all’anno, comprensivi delle gare di Europa League. Mediaset ha speso 227 milioni all’anno per il triennio in corso e nel triennio 2012-2015 la stessa Sky aveva vinto l’asta con 160 milioni all’anno.

In sostanza, la corsa al rialzo sulla Champions League è stata trainata non tanto dal valore che le partite della massima manifestazione calcistica europea deterrebbero, bensì dalla volontà di battere la concorrenza (Sky-Mediaset) e creare quella massa critica di contenuti sportivi per attirare nuovi abbonati. Si consideri che Premium non è stata in grado di coprire i costi dell’imponente acquisto dei diritti, nonostante il buon piazzamento della Juventus nelle competizioni europee degli ultimi anni abbia sostenuto gli ascolti e gli stessi abbonamenti. E venendo meno la Serie A, dopo che già i Mondiali di Russia sono stati assegnati a Mediaset, il rischio che s’indebolisca tutta la campagna abbonamenti per Sky è elevato, anche perché adesso Mediapro dovrà recuperare gli 1,05 miliardi spesi, caricando il maggiore costo sugli acquirenti. A questo punto, i 160 milioni in più offerti rispetto alle pay tv si tradurrebbero in abbonamenti più salati per i clienti Sky e Mediaset. I numeri terranno?

Mediaset apparentemente esce anch’essa battuta, ma si tratta di una mezza verità. Il Biscione si è aggiudicato i mondiali per appena 78 milioni e pur privo dell’assenza dell’Italia, l’esborso risulta meno della metà dei 180 milioni della Rai per le passate due edizioni. Dopo avere speso follie per la Champions, Piersilvio Berlusconi non aveva intenzione di lanciare mega-offerte, preferendo giocare di rimessa, verificando la possibilità di trarre beneficio dall’esito dell’asta. A Cologno Monzese si puntava già a fare di Premium un distributore di contenuti, tanto che era stato annunciato il licenziamento di alcuni illustri giornalisti sportivi. Diverso è il caso di Sky, che adesso si trova costretta a spendere più di quanto previsto e senza potere incidere sui contenuti, praticamente offrendo lo stesso prodotto della concorrenza. Lo staff sportivo trema, perché è evidente che senza calcio, se non è crisi per il network, poco ci manca. (Leggi anche: Stipendi Serie A, quanto guadagnerebbero in più i grandi calciatori con la flat tax)

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Argomenti: Economia nel pallone