Bitcoin per comprare petrolio? Putin apre alle “criptovalute” e minaccia l’America

Il presidente russo apre ai Bitcoin come mezzo di pagamento per esportare petrolio, anche se parla di tempi ancora prematuri

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Putin apre ai Bitcoin

“Credo che abbiano valore, sebbene ad oggi non siano garantiti da alcun asset. Sarebbero uno strumento di pagamento, ma è ancora prematuro parlarne circa il loro uso per l’acquisto di petrolio”. Parole e musica del presidente russo Vladimir Putin, che giovedì scorso, durante un evento dedicato all’energia, ha aperto alla prospettiva che Bitcoin e altre “criptovalute” siano utilizzate al posto del dollaro per commerciare. La Banca di Russia ha sinora invitato alla prudenza, notando come questo asset sia altamente volatile. Tuttavia, dal governo è emersa la volontà di non arrivare ad alcun divieto in stile cinese. E l’altro ieri, per l’appunto, le parole di Putin.

Per capire le ragioni di questa svolta all’apparenza clamorosa, è sufficiente ascoltare quanto lo stesso presidente ha detto a proposito dell’America, accusata di usare il dollaro come arma di ricatto per questioni geopolitiche. Per Putin, è come se l’America stesse segando l’albero su cui sta seduta, perché finisce con il danneggiare sé stessa. Mosca è sotto embargo da USA ed Europa sin dal 2014, anno in cui occupò la Crimea, annettendola a sé e sottraendola all’Ucraina. Da allora, tra l’altro non fa più parte del G8, tornato alla sua formula G7.

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Le esportazioni di petrolio russo ammontano alla media quotidiana di 5-5,5 milioni di barili al giorno. Alle attuali quotazioni, dovremmo aspettarci un loro controvalore annuale nell’ordine dei 140-150 miliardi di dollari. Capite da soli cosa significherebbe se davvero la Russia accettasse Bitcoin come mezzo di pagamento al posto dei dollari. Invierebbe un segnale allarmante per l’America e offrirebbe sostegno definitivo al mondo delle “criptovalute”, che dopo essere stato bannato in Cina, sta per essere soggetto a regolamentazione negli USA e con ogni probabilità anche in Europa.

La Securities and Exchange Commission dovrebbe dare il suo via libera agli ETF per Bitcoin.

Mentre il presidente Putin parlava, il prezzo di un Bitcoin saliva sopra 57.000 dollari, cioè ai massimi da maggio e in rialzo del 100% quest’anno. Resta sotto i massimi storici di 65.000 dollari, toccati in aprile. Ma nelle ultime settimane le prospettive “bullish” sembrano rafforzarsi. Tra l’altro, in El Salvador Bitcoin è valuta legale dal 7 settembre scorso. Per incentivarne la diffusione, il governo ha dato vita all’app Chivo, scaricato alla fine di settembre da 3 milioni di cittadini, anche grazie al bonus di 30 dollari offerto a ogni utente. Quasi la metà dei residenti, quindi, possedeva un wallet Bitcoin, più della clientela posseduta nel paese centramericano da qualsiasi banca.

Ma sinora nessun grande paese come la Russia aveva aperto così esplicitamente all’uso dei Bitcoin, peraltro legandolo alla compravendita di una materia prima così importante come il petrolio. Putin sa di avere il coltello dalla parte del manico in questi mesi. L’Europa rischia una grave crisi energetica per carenza di gas e solo l’intervento del Cremlino di settimana scorsa per rassicurare i mercati ha calmierato i prezzi, scesi del 20% nel giro di 24 ore. Adesso, la svolta sulle “criptovalute” per dissuadere l’amministrazione Biden dal prorogare le sanzioni contro la Russia. E chissà se il Cremlino deciderà di passare ai fatti sui Bitcoin, così da incrementare la presa sull’Occidente, in pieno allarme per via delle strozzature dell’offerta e della carenza di svariati prodotti!

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