Le banche snobbano la BCE e si tengono i soldi, flop anche per la scadenza T-Ltro di gennaio

Le banche europee non abboccano alle "minacce" della Banca Centrale Europea (BCE) e snobbano anche la seconda finestra sui prestiti T-Ltro

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Stress test BCE minaccia per banche italiane

E anche la seconda è andata male, anzi peggio della prima. La Banca Centrale Europea (BCE) ha comunicato la scorsa settimana che alla data del 25 gennaio saranno restituiti dalle banche dell’Area Euro 62,75 miliardi di euro con la seconda finestra disponibile per il rimborso anticipato dei prestiti T-Ltro. Il dato risulta essere molto inferiore ai 2-300 miliardi attesi dalle stime degli analisti. Per non parlare della finestra di novembre, quando i rimborsi ammontarono a 296 miliardi, molto meno dei 5-600 miliardi attesi. Numeri, che svelano una “guerra” sotterranea in questi mesi tra sistema bancario europeo e Francoforte.

Durante la pandemia, la BCE potenziò le aste T-Ltro già previste dall’ex governatore Mario Draghi. Al fine di sostenere le economie nazionali, prestò alle banche dell’area denaro a tassi d’interesse fino al -1%. Le richieste furono di 2.100 miliardi, in buona parte in sostituzione dei precedenti prestiti contratti con la stessa BCE a condizioni meno favorevoli.

Questo fiume di liquidità è rimasto grosso modo parcheggiato presso gli sportelli della BCE, dove è stato remunerato a tassi più alti di quelli applicati ai prestiti (-0,50%).

Quando a luglio la BCE iniziò ad alzare i tassi d’interesse, si venne a creare una situazione incresciosa. Le banche continuavano a pagare sul credito ottenuto tassi negativi, cioè guadagnandoci persino sopra, mentre al contempo ricevevano dalla BCE tassi sempre più alti (e positivi) per il semplice fatto di avere parcheggiato tale liquidità in eccesso. Senza fare nulla, decine di miliardi di profitti attesi nel tempo. Ad ottobre, Francoforte correva ai ripari: a far data dal 23 novembre 2022, sui prestiti T-Ltro sono applicati tassi passivi per le banche pari ai tassi BCE di riferimento medi ponderati.

In più, venivano fissate nuove finestre alle quali provvedere al rimborso anticipato dei prestiti “su base volontaria”.

Banche in lotta con BCE su prestiti T-Ltro

In sostanza, penalizzazione retroattiva attraverso una variazione unilaterale delle condizioni contrattuali. E sollecitazione pubblica a restituire entro breve il denaro prestato, al fine di evitare profitti imbarazzanti su di esso. Ma le banche hanno finora risposto picche. Strano, visto che nel frattempo i tassi BCE sono saliti al 2,50%. Infatti, sui prestiti T-Ltro esse non maturano più profitti, anzi vanno in perdita. Il punto è che probabilmente le banche temono di avere bisogno di liquidità nei prossimi mesi. E sul mercato la raccoglierebbero a tassi più alti.

È anche probabile che dietro a questi mancati rimborsi vi sia anche una precisa strategia del sistema bancario per fare pressione sulla BCE e mostrarsi indispettito per il cambio in corsa delle regole. In Italia, l’unica banca che a novembre restituì i prestiti T-Ltro fu Intesa Sanpaolo per 13 miliardi. Altri 20 miliardi saranno restituiti anche questo mese per un totale di 33 miliardi e altri 76 residui dell’istituto. Anche stavolta, sembra che Ca’ de Sass sia stata l’unica italiana a provvedere al rimborso anticipato. Le banche italiane avevano ricevuto complessivamente 432 miliardi, per cui attualmente ne dovrebbero restituire ancora poco meno di 300 miliardi.

La prossima finestra disponibile in via straordinaria è stata fissata per il 23 febbraio. Probabile che i rimborsi accelereranno già in quell’occasione, ma non per la “moral suasion” della BCE, quanto per il probabile prosieguo del calo dei tassi di mercato nelle prossime settimane. Le banche troveranno più conveniente all’occorrenza rivolgersi alla clientela per ottenere liquidità, anziché continuare a pagare tassi più alti all’Eurotower.

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