Altro che ripresa dell’economia, l’indice di sofferenza sale ovunque

La ripresa dell'economia procede spedita sino ad ora, ma le famiglie stanno peggio di un anno fa. A svelarlo è il Misery Index.

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Ripresa dell'economia

Anche l’ultima carrellata di dati sull’inflazione conferma che i prezzi al consumo nell’Eurozona stiano continuando a salire, minacciando non solo il potere d’acquisto delle famiglie, bensì anche il loro stesso tenore di vita. La ripresa dell’economia procede ovunque spedita dopo il crollo accusato a causa della pandemia. Per quanto le insidie siano dietro l’angolo, come segnala la variante Omicron appena scoperta, per il momento nessun analista arriva a prevedere una brusca frenata dei ritmi di crescita. Almeno, non a causa del Covid. La principale minaccia al PIL deriva, infatti, proprio dalla corsa dell’inflazione.

Strano a dirsi, ma c’è un indicatore che svela come staremmo peggio di un anno fa. Facendo riferimento al Misery Index, otteniamo praticamente ovunque dati in peggioramento. Si tratta di un indicatore sul grado di sofferenza di un’economia, determinato dalla somma tra i tassi d’inflazione e i tassi di disoccupazione. Questa è la tabella per lo scorso mese di ottobre:

Misery Index

Come potere verificare, tra i paesi dell’Eurozona l’Italia si pone nella parte alta della classifica dopo Spagna, Lituania, Grecia, Lettonia ed Estonia con il 12,2%. Il dato è frutto di una disoccupazione al 9,2% e di un’inflazione al 3%. In un anno, la crescita dell’indice è stata del 2,7%. Nell’ottobre 2020, infatti, il Misery Index per il Bel Paese si attestava al 9,5%, di cui 9,8% la disoccupazione e -0,3% l’inflazione.

Misery Index in crescita con ripresa dell’economia

Per quanto più indietro di noi in classifica, la Germania ha visto salire più velocemente il suo Misery Index con la ripresa dell’economia tedesca. E’ passata da 3,9% al 7,9% (+4%). A ottobre, presentava una disoccupazione al 3,4% e un’inflazione al 4,5%, tra i pochi casi in cui il secondo tasso risulta superiore al primo.

Peggio la Francia con il 10,7%, ma la crescita è stata più lenta, cioè del 2,35%. Parigi esibisce una disoccupazione all’8,1% e un’inflazione al 2,6%.

Prima nell’Eurozona la Spagna con un pesante 20,2%, di cui 14,6% disoccupazione e 5,6% inflazione. Un anno prima, il Misery Index di Madrid era di 4,7 punti inferiore. Infine, balzo per l’intera Eurozona all’11,5% (+3,4%). Qual è la logica di questo indicatore? Sia la disoccupazione che l’inflazione sono due effetti indesiderati per un’economia. Esse esprimono rispettivamente il disagio del mercato del lavoro e la perdita del potere di acquisto. Il peggio che si possa avere sarebbe un’economia con alta disoccupazione e altrettanto alta inflazione, dove il lavoro scarseggia e vivere costa caro.

Pur prendendo con le pinze il Misery Index come rivelatore di sofferenza, dobbiamo constatare quanto forte sia stato il peggioramento per le famiglie con la ripresa dell’economia. Il tasso di disoccupazione è sceso un po’ ovunque, ma non di quanto sia salita nel frattempo l’inflazione. In Italia, ad esempio, abbiamo registrato -0,6% e +3,3% rispettivamente. A fronte di un timido miglioramento del mercato del lavoro, i prezzi al consumo sono esplosi. Non a caso il disagio tra le famiglie cresce. Esse avvertono il carovita, che va a sommarsi al cronico problema della bassa occupazione nel nostro Paese. Chi sminuisce la rapidità con cui l’inflazione sale in questi mesi, dovrà ricredersi nel prossimo futuro.

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