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Ecco 100 euro in più di stipendio: Come funziona il bonus Renzi o trattamento integrativo nel 2026

Ecco come funziona nel 2026 il bonus Renzi e a chi spetta in misura piena ed a chi invece non spetta per niente.
17 Marzo 2026
Bonus Renzi
Foto © Pixabay

Un mese lo trovi in busta paga, nell’altro mese no. Un anno lo prendi mese dopo mese, l’altro invece non lo prendi proprio o se lo recuperi, lo fai con il modello 730 dell’anno successivo. Se c’è qualcosa che molti lavoratori dipendenti non hanno mai compreso fino in fondo come meccanismo quel qualcosa è il bonus Renzi, o meglio il trattamento integrativo come si chiama davvero. Una misura che anche nel 2026 è attiva e come sempre valer 100 euro al mese in più sullo stipendio e 1.200 euro all’anno. Ma come funziona questo strumento nel 2026? Ecco una guida per chi come il lettore del quesito di oggi, non ha chiaro il meccanismo.

“Buonasera, sono un lavoratore dipendente assunto a maggio del 2025. Prendo 1.500 euro di stipendio netto. Il mio datore di lavoro lo scorso anno non mi ha dato i 100 euro del bonus Renzi. Ma essendo neoassunto non ho voluto chiedere nulla. Adesso però mi chiedo se mi tocca o no e se devo fare qualche richiesta o meno. A quanto pare, ma non ne ho certezza, dei miei colleghi di lavoro lo prendono. Mi spiegate come funziona il bonus?”

Ecco 100 euro in più di stipendio: Come funziona il bonus Renzi o trattamento integrativo nel 2026

Il trattamento integrativo è nato nel 2014 e fu introdotto dal governo del Premier Matteo Renzi. Per questo è chiamato ancora bonus Renzi. Negli anni la misura è stata modificata, non solo sull’importo (con Renzi era da 80 euro al mese, poi è passata a 100 euro ma con limitazioni). Il riferimento normativo ultimo a cui un lavoratore può guardare per capire la misura ma soprattutto per verificare il diritto ad incassare è il Decreto Legge numero 3 del 2020, precisamente al suo articolo numero 1.

Il bonus Renzi del 2026, ecco come funziona

Il trattamento integrativo, noto anche come bonus IRPEF, nasce con l’obiettivo di ridurre la pressione fiscale sui lavoratori con redditi medio-bassi, oltre che su disoccupati e contribuenti con redditi limitati. In pratica si tratta di una restituzione parziale dell’IRPEF che il lavoratore dovrebbe pagare in base alla propria aliquota. Questa somma è erogata mese dopo mese in busta paga, aumentando il netto percepito.

Non si tratta però di un regalo del datore di lavoro. Quest’ultimo agisce semplicemente come sostituto d’imposta, anticipando il bonus al lavoratore e recuperando poi la somma nei propri conguagli fiscali.

Per verificare il diritto al trattamento integrativo nel 2026 occorre valutare due elementi principali:

  • il reddito complessivo del contribuente
  • il rapporto tra imposta lorda e detrazioni fiscali per lavoro dipendente

Infatti, una condizione fondamentale è che l’imposta lorda sia superiore alle detrazioni da lavoro dipendente. Se le detrazioni azzerano l’imposta, il bonus non spetta.

Non a tutti spetta il trattamento intero: ecco le fasce reddituali

L’importo del trattamento integrativo varia in base al reddito annuale del contribuente.

  • Fino a 15.000 euro di reddito: spetta l’importo pieno, pari a 1.200 euro l’anno, cioè 100 euro al mese.
  • Tra 15.000 e 28.000 euro: il bonus diminuisce e si calcola sulla base della differenza tra imposta lorda e detrazioni spettanti, con l’importo ottenuto diviso per 12 mensilità.
  • Oltre 28.000 euro di reddito: il trattamento integrativo non spetta.

In sostanza, il bonus pieno è garantito solo nella prima fascia di reddito, mentre nella seconda fascia l’importo può risultare più basso.

Il trattamento integrativo è normalmente erogato direttamente in busta paga, ma esistono anche altre modalità di riconoscimento.

Chi non è sicuro di averne diritto può infatti scegliere di non riceverlo mensilmente, chiedendo che sia calcolato a conguaglio:

  • dal datore di lavoro a fine anno
  • oppure tramite dichiarazione dei redditi con il modello 730

Questa soluzione può essere utile per evitare restituzioni successive nel caso in cui, a fine anno, il reddito complessivo risulti superiore ai limiti previsti per ottenere il bonus.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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