La questione dell’IMU sulle abitazioni dei coniugi con case diverse è stata chiarita, qualche anno fa, dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 209 del 2022. Il principio oggi applicabile è che due persone sposate, o unite civilmente, possono beneficiare entrambe dell’esenzione sulla propria casa, anche se fanno parte dello stesso nucleo familiare. La condizione decisiva è che ciascuna abbia, nell’immobile posseduto, sia la residenza anagrafica sia la dimora abituale.
La regola torna di fondamentale importanza in vista dell’acconto IMU 2026 in scadenza il 16 giugno (il saldo, invece, scade il 16 dicembre).
Doppia esenzione IMU per coniugi e uniti civilmente
Ricordando che per l’abitazione principale non di lusso c’è esenzione IMU, per le coppie sposate e per chi ha contratto un’unione civile può esistere una doppia agevolazione.
Non basta però essere proprietari di due immobili distinti. È necessario che ciascun componente della coppia viva davvero nella propria abitazione e vi risulti anche residente all’anagrafe.
La regola pratica è, quindi, chiara: residenza formale e presenza effettiva devono coincidere nello stesso appartamento. Solo questa combinazione permette di considerare l’immobile come abitazione principale. In assenza di uno dei due elementi, l’agevolazione non può essere riconosciuta.
Il punto importante è che la casa non viene valutata solo in base alla proprietà. Conta anche il legame concreto tra il possessore e l’immobile. La semplice intestazione dell’abitazione, da sola, non è sufficiente per evitare il pagamento dell’IMU.
Che cosa conta davvero per l’abitazione principale
Il concetto di abitazione principale si fonda su due elementi: la residenza anagrafica e la dimora abituale. La prima riguarda l’iscrizione nei registri comunali.
La seconda indica il luogo in cui la persona vive stabilmente nella vita quotidiana.
Questi due requisiti devono trovarsi insieme. Non è quindi sufficiente avere la residenza in una casa e trascorrere la maggior parte del tempo in un’altra. Allo stesso modo, non basta abitare di fatto in un immobile se la residenza risulta altrove.
Prima del chiarimento arrivato dalla Consulta, la normativa collegava l’abitazione principale anche al nucleo familiare. Questo creava problemi nelle coppie in cui marito e moglie possedevano due case diverse e vivevano separatamente, pur senza essere separati legalmente. La disciplina limitava il beneficio a una sola casa per famiglia, anche quando entrambi gli immobili erano usati come abitazione principale dai rispettivi proprietari.
La sentenza 209 del 2022 della Corte Costituzionale
La svolta è arrivata con la sentenza n. 209 del 2022 della Corte Costituzionale. I giudici hanno ritenuto non corretto il riferimento al nucleo familiare come elemento capace di limitare il diritto all’agevolazione.
La conseguenza è stata rilevante: l’abitazione principale deve essere individuata guardando al possessore dell’immobile, non alla famiglia nel suo insieme. Dopo questa pronuncia, il requisito da verificare è dunque personale. Conta dove il singolo proprietario risiede e dimora abitualmente.
La decisione ha eliminato una disparità che si era creata nella pratica. In precedenza si era pensato di riconoscere il doppio beneficio soltanto quando le due case si trovavano in Comuni diversi.
Se invece gli immobili erano nello stesso Comune, l’esenzione sarebbe stata ammessa per una sola abitazione. L’altra, pur usata come casa principale da uno dei coniugi, sarebbe stata trattata come seconda casa.
La Corte ha superato questa distinzione. Il Comune in cui si trovano gli immobili non è più l’elemento decisivo. La vera verifica riguarda l’uso effettivo della casa da parte del possessore.
Effetti della sentenza sull’IMU
Dopo la pronuncia della Corte Costituzionale, la doppia esenzione può valere sia quando le abitazioni si trovano in Comuni differenti, sia quando sono nello stesso Comune. La condizione resta sempre la stessa: ogni componente della coppia deve avere nella propria casa residenza anagrafica e dimora abituale.
Il principio finale è, dunque, più semplice rispetto al passato. Non si guarda più alla famiglia come unico blocco, ma alla posizione del singolo proprietario. Se entrambi i coniugi, o gli uniti civilmente, possiedono due immobili distinti e ciascuno vive e risiede nel proprio, entrambe le abitazioni possono essere considerate principali e godere della relativa agevolazione.
Questo non significa che ogni coppia con due case abbia automaticamente diritto al beneficio. Serve una situazione reale e documentabile. L’agevolazione non dipende dalla scelta formale di intestare gli immobili, ma dal rapporto concreto tra persona e abitazione.
Riassumendo
- L’IMU può essere esentata due volte per coppie con case separate.
- Servono residenza anagrafica e dimora abituale nello stesso immobile.
- La sentenza 209/2022 ha superato il limite del nucleo familiare.
- Conta la posizione del singolo proprietario, non dell’intera famiglia.
- Il beneficio vale anche se le abitazioni sono nello stesso Comune.
- La doppia esenzione richiede condizioni reali, verificabili e documentabili.
