E’ un momento pessimo per le compagnie aeree di tutto il mondo, che registrano un crollo in borsa dovuto alle severe conseguenze della guerra in Iran. La tedesca Lufthansa, che ormai ingloba anche ITA Airways (ex Alitalia) perde il 18% nell’ultimo mese ed è tra quelle ad essere andata meno peggio. Air France-Klm, ad esempio, è scesa del 30% e Wizzair del 34%. Se l’è cavata sinora meglio Ryanair a -12%, mentre l’altra grande low cost europea easyJet accusa un pesante -26%. Fuori dall’Europa, -23% per Emirates Airlines e America Airlines.
Crollo compagnie aeree in borsa
Uno dei problemi imminenti del mercato riguarda i voli cancellati.
A causa dei rischi per la sicurezza, sono stati 43.000 in queste settimane. E fioccano le disdette dei viaggiatori per le aree coinvolte dal teatro di guerra. Pensate soltanto a Dubai, meta di turisti da tutto il mondo e che si pensava fino a meno di un mese fa che fosse “blindata” da ogni evento avverso nel Golfo Persico. Gli attacchi mirati dell’Iran hanno sgretolato tale certezza, mettendo in fuga migliaia di stranieri presenti nell’emirato e dissuadendo molti di più a trascorrervi le vacanze nei prossimi mesi.
Non c’è solo la questione dei voli cancellati a gravare sul crollo in borsa delle compagnie aeree. Il caro petrolio incide sui costi e si trasmette rapidamente ai prezzi dei biglietti. Più settimane passano con il Brent a 100 dollari (+50% in un mese) e più diventa concreto lo scenario di rincari in doppia cifra. Viaggiare rischia di diventare un salasso proprio in questi mesi in cui le famiglie sono abituate a programmare le vacanze e prenotare i voli per arrivare nelle destinazioni prescelte. L’incertezza sull’inflazione spingerà molte di loro a rinviare e limitare gli spostamenti, perché nell’uovo di Pasqua potrebbero trovare bollette salate, carburante alle stelle e stipendi reali in caduta libera.
Nuova crisi dopo pandemia e inflazione
Il crollo delle compagnie aeree c’era stato anche con la pandemia e, salvo rare eccezioni come nel caso di Ryanair, le quotazioni azionarie non si erano più riprese ai livelli pre-Covid. Ad esempio, Air France-Klm stava sui 35 euro nel febbraio del 2020 e al termine del mese scorso chiudeva a poco più di 13 euro. Adesso, supera a stento i 9 euro. Il business dei cieli si è rivelato negli ultimi anni più vulnerabile di quanto avessimo immaginato. Pensavamo che la massificazione del turismo avrebbe portato questo comparto a raggiungere vette inesplorate in termini di ricavi e profitti, invece abbiamo dovuto prendere atto della complessità della situazione globale.
Se la guerra finisce ora, tutto sommato il danno sarebbe contenuto. Ancora c’è tempo per pensare all’estate e una schiarita nel Golfo rimetterebbe in moto le prenotazioni e ridurrebbe i timori legati all’inflazione. Se dovessimo andare ben oltre Pasqua con il conflitto, il crollo per le compagnie aree rischierebbe di aggravarsi in misura esponenziale. Forti rincari diverrebbero insostenibili per la fascia media e bassa della popolazione, per non parlare della paura di tanti di spostarsi lontano da casa in uno scenario di bellicismo internazionale.
Turismo trainato da presenze domestiche?
Come sempre, le crisi sono perdite per alcuni e occasioni per altri. A pagare lo scotto della guerra non sarebbero solo le compagnie aeree, ma anche la filiera del turismo internazionale, tra cui agenzie di viaggio, gli alberghi, i B&B, ecc. D’altra parte, assisteremmo probabilmente a una riscoperta del turismo domestico. Molti italiani opterebbero per passare qualche giorno o settimana all’interno del territorio nazionale e magari prediligendo le mete meno costose. L’estate del 2025 si caratterizzò per un aumento complessivo delle presenze, ma un loro calo nelle spiagge. Un riassestamento, che fece parlare di “crisi del turismo“, rivelatasi una menzogna. E quest’anno?
giuseppe.timpone@investireoggi.it