Se un lavoratore dipendente perde involontariamente il posto di lavoro, può avere diritto alla NASpI. Un lavoratore assunto con un contratto di collaborazione, invece, può accedere alla Dis-Coll.
Si tratta di due misure della stessa natura, in quanto entrambe rappresentano ammortizzatori sociali destinati a chi perde involontariamente l’occupazione.
La differenza principale riguarda la platea dei beneficiari. La NASpI è destinata ai lavoratori subordinati, con esclusione dei lavoratori agricoli e dei dipendenti pubblici con contratto a tempo indeterminato. La Dis-Coll, invece, è riservata esclusivamente ai lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa.
Vediamo, quindi, come funziona la Dis-Coll INPS nel 2026.
Come funziona la Dis-Coll, la disoccupazione INPS dei collaboratori
L’indennità di disoccupazione destinata ai cosiddetti Co.Co.Co., cioè ai lavoratori con un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, si chiama Dis-Coll.
La misura è stata introdotta con il decreto legislativo n. 22 del 4 marzo 2015 in via sperimentale ed è poi diventata una prestazione strutturale del sistema di welfare italiano grazie alla legge n. 81 del 22 maggio 2017.
Si tratta di uno strumento che presenta regole specifiche e che è importante conoscere per comprendere quando spetta e come viene erogato.
Come è cambiata la misura nel tempo
Con la Legge di Bilancio 2022, la Dis-Coll è stata oggetto di alcune modifiche, successivamente illustrate dall’INPS nella circolare n. 3 del 4 gennaio 2022.
Oltre ai collaboratori coordinati e continuativi, oggi possono beneficiare della misura anche gli assegnisti di ricerca e i dottorandi di ricerca con borsa di studio, purché siano iscritti alla Gestione Separata INPS, non siano titolari di Partita IVA e rispettino tutti gli altri requisiti previsti dalla normativa.
Il presupposto fondamentale resta comunque la perdita involontaria dell’attività lavorativa.
Al momento della presentazione della domanda il rapporto di collaborazione deve essere cessato e la disoccupazione non deve dipendere dalla volontà del lavoratore.
I requisiti della Dis-Coll INPS
Dal punto di vista contributivo, possono accedere alla Dis-Coll coloro che hanno maturato almeno un mese di contribuzione nel periodo compreso tra il 1° gennaio dell’anno precedente la cessazione del rapporto di lavoro e la data della stessa cessazione.
La durata dell’indennità viene calcolata in base ai mesi di contribuzione maturati come collaboratore nello stesso periodo di osservazione, cioè dal 1° gennaio dell’anno precedente fino alla data di perdita dell’attività.
La durata massima della Dis-Coll è pari a 12 mesi.
Per quanto riguarda l’importo, l’indennità è pari al 75% del reddito medio derivante dai rapporti di collaborazione. L’assegno, inoltre, si riduce progressivamente a partire dal sesto mese di fruizione, secondo le modalità previste dalla normativa vigente.
Come funziona la Dis-Coll rispetto alla NASpI
Così come avviene per la NASpI, anche la domanda di Dis-Coll deve essere presentata telematicamente all’INPS.
L’istanza deve essere inoltrata entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di collaborazione.
La decorrenza dell’indennità varia in base alla data di presentazione della domanda. Se l’istanza è trasmessa entro gli otto giorni successivi alla cessazione del rapporto, la prestazione decorre dall’ottavo giorno successivo alla perdita del lavoro.
Se invece la domanda è presentata oltre tale termine, l’indennità decorre dal giorno successivo alla presentazione dell’istanza.
A differenza della NASpI, durante il periodo di percezione della Dis-Coll non sono accreditati contributi figurativi.
Inoltre, i periodi di collaborazione già utilizzati per ottenere una precedente Dis-Coll non possono essere nuovamente considerati ai fini del calcolo di una successiva prestazione.


