Emissione di quelle che non si vedono tutti i giorni sui mercati internazionali. Ieri, il Camerun ha collocato il suo primo bond in dollari dal 2024 per raccogliere 750 milioni dopo che il Benin aveva avuto successo nell’emettere un bond “sukuk” per 500 milioni e a 7 anni, offrendo un rendimento del 6,20%. Nel suo caso, però, il costo è stato molto più elevato: 10,125%. E a fronte di un’obbligazione della durata di 5 anni. E’ andata, in apparenza, meglio rispetto a due anni fa, quando dovette sostenere il 10,75%. Ma quella volta si trattò di un’emissione a 7 anni, in scadenza nel 2031 (ISIN: XS2869469333).
Bond del Camerun ad alto premio
Dunque, i fatti: bond del Camerun a 5 anni con rendimento del 10,125%.
Arriva due mesi dopo la scadenza di un altro bond in dollari, a 10 anni e con cedola 9,50% e il cui pagamento era avvenuto in anticipo per l’80% del capitale emesso, grazie ad un’operazione sostenuta dalle banche d’affari internazionali negli anni passati. L’emittente dimostra di essere capace di rifinanziarsi sui mercati, ma a costi esorbitanti. Ieri, lo ha fatto pagando un premio di circa 630 punti base o 6,30% sul Treasury a 5 anni.
Condizioni macroeconomiche
Il Camerun ha un debito pubblico intorno al 40% del Pil e un disavanzo annuale sotto l’1,5%. Il peso del debito estero, pari a 14,8 miliardi di dollari, risulta rilevante per le dimensioni dell’economia emergente. Quello a breve termine dovrebbe attestarsi intorno a 1,5 miliardi, mentre le riserve valutarie (al netto dell’oro) ammontavano a metà dello scorso anno a circa 5 miliardi. Non ci sarebbero rischi imminenti di default, ma i rating assegnati dalle principali agenzie internazionali sono bassissimi: B- per S&P, B (con prospettive negative) per Fitch e Caa1 per Moody’s.
La crescita economica del Camerun è stata in media del 3,5% nel decennio 2015-2024, del 2,8% in termini pro-capite. Non è granché per un’economia emergente a basso reddito. Il bond appena emesso è costato carissimo a Yaoundé, proprio perché la fiducia nella sua capacità di tenere fede agli impegni è bassa. Dal 2022 lo stato dell’Africa Centro-Occidentale ha avuto qualche problema nell’ottemperare ai suoi obblighi verso i creditori commerciali esteri. Tecnicamente, non è mai andato in default; nei fatti, le sue condizioni finanziarie non sono rassicuranti.
Moneta punto di forza e rischio
Tra i punti di forza, la moneta: il franco CFA dell’Africa Centrale. Essa garantisce stabilità dei prezzi all’economia, ma d’altra parte ne limita la competitività. In effetti, il cambio è legato all’euro ad una parità fissa. Ed è un potenziale rischio proprio per i creditori esteri, paradossalmente. Essi fanno affidamento sulle riserve valutarie, le quali dipendono dalla capacità dell’economia di generare surplus correnti. A loro volta, essi richiedono tassi di cambio “fair” e non sopravvalutati. Il bond del Camerun ci ricorda che investire non significa limitarsi a guardare il solo rendimento. Presuppone una forte propensione al rischio e un portafoglio ampiamente diversificato.
giuseppe.timpone@investireoggi.it