Giornata di pagamenti per il Tesoro, che oltre a dover rimborsare un Bot a 12 mesi in scadenza per 8,5 miliardi di euro, dovrà anche staccare la cedola trimestrale del BTp Valore 14 maggio 2030 (ISIN: IT0005594483). E per la precisione si tratta dell’ottavo accredito per gli obbligazionisti della prima ora, ossia coloro che acquistarono il titolo durante i giorni del collocamento tenutosi agli inizi di maggio del 2024. In quell’occasione, le richieste ammontarono a 11,226 miliardi. In base a tale dato, possiamo stimare in circa 823 milioni l’esborso netto di queste ore per il Tesoro.
Cedola BTp Valore maggio 2030
Il BTp Valore 2030 è un bond con cedola crescente.
Essa è pari al 3,35% annuale per i primi tre anni e sale al 3,90% dal quarto anno fino alla scadenza. La corresponsione ha cadenza trimestrale, per cui l’obbligazionista si vede accreditato ogni tre mesi un importo pari allo 0,8375% lordo per il primo triennio. Per il secondo triennio, invece, tale importo trimestrale sale allo 0,975%. Al netto dell’imposta del 12,50%, l’accredito effettivo sarà rispettivamente dello 0,7328% e 0,8531%.
Per un capitale nominale di 1.000 euro, quindi, oggi il possessore del BTp Valore 2030 riceverà in pagamento una cedola netta di 7,33 euro. Trattandosi, come detto, dell’ottavo pagamento sin dall’emissione del 2024, ha finora ricevuto un accredito complessivo di 58,64 euro per ogni lotto minimo su cui ha investito. Facile il calcolo del rendimento netto cumulato in due anni: 5,86%. Questo dato si confronta con un’inflazione italiana per il periodo del 4,3% (al 30 aprile scorso). E c’è da considerare anche l’imposta di bollo dello 0,20% all’anno, per cui un altro costo dello 0,40%.
Bilancio positivo dall’emissione
In totale, il nostro ipotetico investitore ha ottenuto in questi due anni pagamenti netti per il 5,86% del capitale nominale, mentre ha subito una perdita del potere di acquisto del 4,3% e ha dovuto versare al fisco anche lo 0,40% tramite il conto deposito titoli. Bilancio netto reale: di poco superiore all’1%. Può non sembrare tanto, ma che un titolo di stato a basso rischio riesca già a garantire dall’inflazione non è cosa così scontata. Ovviamente, il discorso può cambiare nei prossimi mesi con l’accelerazione in corso dell’inflazione, trainata dal caro energia per la guerra in Iran.
Se oggi l’investitore rivendesse il BTp Valore 2030, incasserebbe 1.019 euro per ogni 1.000 euro nominali sborsati a suo tempo. La plusvalenza netta di oltre 16,60 euro (1,66%) andrebbe a sommarsi alla cedola cumulata in questi due anni. Pensate che alla fine del febbraio scorso, subito prima che iniziasse il conflitto in Medio Oriente, lo stesso investitore avrebbe incassato dalla cessione quasi 1.043 euro, realizzando una plusvalenza netta di quasi il 3,75%. E tra l’altro, evitando la ripresa dell’inflazione nei mesi successivi. La prossima cedola trimestrale sarà in pagamento il 14 agosto.
Scambi sul mercato secondario
Per quanto riguarda i volumi degli scambi sul mercato secondario, Borsa Italiana segnala un controvalore complessivo superiore a 1 miliardo e 40 milioni nell’ultimo anno al 30 aprile scorso, attraverso più di 37.000 contratti siglati. Per quanto l’importo possa sembrare relativamente scarno, se commisurato al capitale emesso durante il collocamento, bisogna considerare l’elevato numero dei contratti. Segno che a compravendere siano perlopiù gli investitori retail, a cui questo genere di emissioni si rivolge. L’importo unitario di poco superiore ai 28.100 euro lo conferma.
E tale frequenza degli scambi garantisce liquidità sul mercato, favorendo coloro che volessero disinvestire e anche chi volesse comprare ai prezzi dati.
giuseppe.timpone@investireoggi.it