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Oggi: 13 Gen, 2026

BTp, la prova di forza del debito italiano: perché la domanda vola a 265 miliardi

Il collocamento di inizio 2026 per il Tesoro è da record con ordini per 265 miliardi di euro per i due BTp offerti, tra cui il nuovo a 7 anni.
4 giorni fa
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BTp da record ad inizio 2026
BTp da record ad inizio 2026 © Investireoggi.it

Nuovo record per i BTp con il collocamento sindacato di ieri, che ha esitato l’emissione del nuovo “benchmark” a 7 anni con scadenza 15 marzo 2033 e la riapertura del BTp Green con scadenza 30 aprile 2046 e cedola 4,10% (ISIN: IT0005631608). Se già nel primo pomeriggio Bloomberg dagli USA lanciava l’indiscrezione di ordini per complessivi 190 miliardi di euro, a borse chiuse il Tesoro italiano rendeva noto che le richieste erano state di ben 265 miliardi. Mai così alte per un’operazione simile nel nostro Paese. Un dato che conferma l’elevata fiducia che in questa fase stanno riscuotendo i titoli di stato italiani, promossi sia dai mercati che dalle agenzie di rating.

BTp da record, numeri

Nel dettaglio, il BTp a 7 anni ha attirato ordini record per 150 miliardi, a fronte di un importo offerto di 15 miliardi. Le attese erano per un’emissione più contenuta a 10 miliardi. Il titolo reca data di godimento del 15 gennaio 2026 e staccherà cedola annuale fissa del 3,15% lordo, corrisposta su base semestrale. L’emissione è avvenuta sotto la pari a 99,901 centesimi per un rendimento del 3,191%.

Per quanto riguarda il BTp Green, come annunciato alla vigilia, l’offerta era “no grow” di 5 miliardi e le richieste sono state per 115 miliardi. Il prezzo esitato è stato anche in questo caso leggermente sotto la pari a 99,778 centesimi e per un rendimento lordo a scadenza del 4,158%. Ad essersi occupate del collocamento sono state sei lead manager: Monte Paschi di Siena, Barclays, BNP Paribas, Crédit Agricole, Morgan Stanley e NatWest. Queste banche sono state affiancate dai restanti Specialisti in titoli di stato.

2026 iniziato col botto

Una partenza col botto per questo 2026 iniziato benissimo per il nostro mercato sovrano.

Per quest’anno, il Tesoro dovrà rivolgersi al mercato al fine di incassare qualcosa come 350-365 miliardi di capitali, considerando le scadenze e il fabbisogno dello stato. Il record dei BTp a gennaio è quasi una consuetudine, trattandosi di un mese in cui gli investitori istituzionali riaprono i libri ordini e sui mercati affluisce tanta liquidità dopo settimane di relativa calma piatta e scarse emissioni.

I dati sopra esposti, però, raccontano un quadro diverso dal passato anche recente. Ora che lo spread decennale è sceso tra 65 e 70 punti base, i record per i nostri BTp non si giustificano più con il fatto che siano molto più generosi rispetto al resto dell’Eurozona. Anzi, hanno lasciato volentieri il primato ai titoli di stato francesi, attualmente con i rendimenti più alti nell’area insieme alla Lituania. Gli investitori internazionali si stanno riposizionando a favore dell’Italia, intravedendo un rischio sovrano più basso degli anni scorsi e ai minimi da oltre 15 anni a questa parte.

Premiati stabilità politica e ordine fiscale

La stabilità politica a Roma è un caso ormai raro presso le grandi capitali. E per quanto la crescita economica resti bassa e insoddisfacente, la gestione dei conti pubblici si sta rivelando più austera di qualsiasi previsione. Quest’anno, se non già nel 2025, il deficit è atteso in calo sotto la soglia del 3%, che è quella massima consentita dal Patto di stabilità. Il trend anticipa con ogni probabilità la chiusura della procedura d’infrazione della Commissione contro l’Italia per deficit eccessivo nella primavera prossima. Al contrario, la Francia dovrebbe avere chiuso il 2025 con un disavanzo appena in calo e al 5,4%. Parigi non è stata neanche capace di approvare il nuovo bilancio entro il 31 dicembre per la seconda volta consecutiva. Da cui lo spostamento dei capitali verso l’Italia.

Da record dei BTp impatto positivo sui conti pubblici

Il successo dei BTp con il record di ieri si auto-alimenta. Più la fiducia dei mercati si riflette sulle aste, più gli investitori sono invogliati a continuare ad investire sui titoli del nostro debito pubblico e più ciò genera un calo dei rendimenti, cioè anche della spesa per interessi, a beneficio dei conti pubblici. Alla base c’è sempre la gestione positiva dei conti pubblici, da oltre tre anni affidata al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Ricordiamo che nel 2024 l’Italia è tornata all’avanzo primario per la prima volta dal 2019. E dovrebbe avere chiuso il 2025 con un surplus al netto degli interessi vicino all’1% del Pil.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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