Non è passato ancora un anno dall’emissione dell’ultimo BTp Italia, che tra maggio e giugno del 2025 ebbe ad oggetto una scadenza nel 2032 con cedola reale di 1,85% (ISIN: IT0005648255). Con l’inflazione italiana in forte calo e ai minimi termini sin dalla fine del 2023, il Tesoro non aveva trovato opportuno offrire al mercato retail titoli indicizzati, avendo perso appeal agli occhi del popolo dei risparmiatori. A distanza di 10 mesi pieni, siamo in grado di fare un primo solido bilancio su questo bond.
Cedola BTp Italia 2032
Il BTp Italia 2032 staccò nel dicembre scorso una cedola di 1,1581%. Si arrivò a determinarla in base al tasso di rivalutazione dello 0,231%, equivalente all’aumento dei prezzi al consumo rilevato in Italia nel semestre considerato. Il riferimento ufficiale è all’indice FOI (Famiglie di Operai e Impiegati) ad esclusione dei prodotti da tabacco.
Tale indicizzazione si somma alla cedola semestrale dello 0,925% reale e a sua volta rivalutata allo stesso tasso (0,9271%).
Per quanto riguarda il semestre in corso, non sappiamo ancora quale sarà la rivalutazione della cedola di giugno per il BTp 2032. Sappiamo che l’indice FOI al 4 dicembre scorso è stato fissato a 100,2232 (ribasamento con base 2025 dal precedente indice di 121,67097 con base 2015). Questo cambiamento ha generato confusione tra numerosi obbligazionisti, che non sanno oggi come effettuare i calcoli con il nuovo indice. Nessun problema: vale l’aumento dei prezzi al consumo nel semestre, per cui i calcoli restano semplici da compiere e agevolati dagli indici di raccordo pubblicati dall’Istat.
Indice FOI al 4 giugno 2026
Tralasciamo questo aspetto. Sappiamo che a marzo l’indice FOI è lievitato dello 0,6% mensile. Ne consegue che esso si sia attestato a 101,5. Rispetto all’indice al 4 dicembre scorso, una crescita dell’1,274%.
A noi, però, interessa conoscere il dato al 4 aprile 2026 per calcolare con esattezza la cedola di giugno del BTp 2032. Questo è dovuto al fatto che, per ragioni pratiche, il Tesoro stimi l’inflazione con due mesi di anticipo, altrimenti non saprebbe il tasso di rivalutazione da corrispondere agli obbligazionisti in tempo reale. Di fatto, quello che consideriamo l’indice al 4 dicembre 2025, fa riferimento a due mesi prima.
Rivendita a sconto
Qual è l’inghippo? Se oggi provaste a rivendere il BTp Italia 2032 sul mercato, il Tesoro calcola il coefficiente di rivalutazione a cui avreste diritto allo 0,492%. In pratica, potreste vendere il bond alla quotazione di mercato (102,80 al venerdì scorso) moltiplicata per neppure mezzo punto percentuale. Eppure, abbiamo detto che già a fine marzo l’inflazione italiana risultava dell’1,5% dalla data di inizio semestre. Dunque, c’è di mezzo una differenza dell’1%, se non di più.
Perché questo differenziale? Il Tesoro non pubblica le stime secondo gli aggiornamenti in tempo reale. Il dato di marzo non è ancora incorporato in esse. Il ritardo è di un paio di mesi. Questo significa che solo a maggio avremo la possibilità di rivendere il BTp Italia 2032 con un coefficiente di rivalutazione più in linea all’effettivo. E nel frattempo, però, quasi certamente anche ad aprile i prezzi saranno continuati a salire e ad erodere il potere di acquisto del capitale investito senza che di ciò si abbia traccia nelle stime ufficiali.
Ritardo temporale tra stime ufficiali e dati reali
Questo scollamento temporale può risultare frustrante in un periodo di inattesa accelerazione dell’inflazione. Il Tesoro non aveva idea fino alla fine di febbraio che i prezzi dell’energia sarebbero esplosi per via della guerra in Iran. Pertanto, ha pubblicato per i mesi successivi stime in base all’andamento passato, risultato adesso fuori dalla realtà. Chi ci guadagna in tutto questo? Chi compra oggi sul secondario, cioè a sconto. Ci rimette chi vende.
Calcoliamo ora il rendimento offerto dal titolo sin dall’emissione. La prima cedola è stata, come detto, di 1,1581% e la seconda dovrebbe attestarsi intorno al 2,20% o poco più. Infatti, la rivalutazione di 1,27% accumulata al 31 marzo si somma alla cedola reale del BTp Italia 2032, anch’essa rivalutata per lo stesso tasso. In più, se volessimo rivendere oggi, lo faremmo con una plusvalenza del 2,80% rispetto al prezzo di acquisto all’emissione.

Cedola BTp Italia 2032: inflazione appena coperta
Come detto, però, la rivendita avverrebbe oggi a sconto rispetto ai numeri appena esposti (in teoria, il prezzo di mercato terrebbe conto di questo gap, ma nei fatti non sempre avviene necessariamente). La rivalutazione ammessa sarebbe dello 0,492% e il rateo complessivo incassato si attesterebbe all’1,08% contro l’1,67% a cui avremmo diritto con i numeri più realistici in base agli ultimi dati disponibili. Ad ogni modo, dall’emissione guadagneremmo in tutto più del 5% lordo, ossia il 4,40% netto. E nel frattempo la perdita del potere di acquisto è stata di circa l’1,7% al 30 aprile. La cedola ha assolto al suo compito insieme alla risalita dei prezzi del BTp Italia 2032. Ovviamente, nel caso di mantenimento del bond in portafoglio, la plusvalenza non entra nel calcolo dei guadagni, i quali si ridurrebbero sotto il 2%, appena sufficienti a coprire l’inflazione del periodo, tenuto conto anche dell’imposta di bollo dello 0,2%.
giuseppe.timpone@investireoggi.it