Se persino il governatore della Bundesbank, Joachim Nagel, ha evidenziato che le informazioni sui prezzi stiano arrivando su base giornaliera e ciò debba invitare la BCE (Banca Centrale Europea) ad un approccio “riunione dopo riunione” per decidere sui tassi di interesse, significa che il rialzo tanto atteso fino a pochi giorni fa per fine aprile con molte probabilità non ci sarà. Certo, il tedesco mette il dito nella piaga dell’elevata incertezza, che prima o poi costringerebbe ad intervenire contro il rischio di instabilità dei prezzi.
Tassi BCE fermi ad aprile?
Ad ogni modo, per adesso a Francoforte non c’è alcun panico. L’inflazione nell’Eurozona è salita al 2,6% a marzo, sopra la stima iniziale del 2,5% e dall’1,9% di febbraio.
Il target del 2% è stato abbondantemente superato e quasi certamente avverrà di peggio ad aprile, a causa del caro energia. Ma i prezzi di petrolio e gas stanno scendendo dai picchi con la distensione tra USA e Iran, in guerra tra loro da fine febbraio. Nel mezzo c’è anche Israele, che venerdì ha siglato una tregua di 10 giorni con il Libano.
Venerdì scorso, alla notizia che lo Stretto di Hormuz fosse stato riaperto il Brent scendeva in area 90 dollari al barile e il gas europeo sotto ai 40 euro per Mega-wattora. Restano rispettivamente ad oltre +20% e +30% da prima della guerra. Su base annua, i rialzi restano consistenti, pur meno delle scorse settimane. E poiché i prodotti energetici pesano per circa un decimo del paniere Eurostat, l’inflazione continuerà ad alzare la testa forse per mesi.
Rinvio della stretta a giugno
Il rialzo dei tassi ad aprile non ci sarà forse, ma la BCE rinvierebbe la stretta monetaria a giugno.
Per allora disporrebbe di un quadro complessivo più chiaro tra andamento del Pil nel primo trimestre, segnali sul secondo già avanzato e contesto geopolitico. Il mercato sconta un paio di aumenti dello 0,25% ciascuno entro l’anno. Goldman Sachs ha rivisto le sue stime: rialzi non più ad aprile e giugno, bensì a giugno e settembre. L’ottimismo per le trattative ha spinto venerdì scorso il rendimento a 2 anni in Germania al 2,42%, dato minimo da un mese. Di fatto, la previsione di neppure un paio di aumenti dei tassi rispetto ad oggi entro il breve termine.

Fine guerra in Iran forse vicina
Se lo Stretto di Hormuz riapre senza intoppi, la tensione sui prezzi si abbasserà di colpo e le aspettative d’inflazione si sgonfieranno. Più incerta la riapertura effettiva, anche solo parziale, e più è probabile, invece, che le aspettative rimarranno elevate anche dopo la fine delle tensioni, perché nel frattempo i rincari si saranno trasmessi al resto del paniere. Ci sarebbe un aumento dell’inflazione “core”, al netto di energia e alimentari freschi, che a marzo è scesa nell’area al 2,3% dal 2,4% di febbraio, consentendo alla BCE di prendersi tempo sui tassi al board di fine aprile.
Per nostra fortuna, anche il presidente americano Donald Trump sembra avere fretta nel voler chiudere il conflitto per gli effetti negativi che sta avendo sui prezzi negli Stati Uniti e, di riflesso, sul suo consenso alla vigilia delle elezioni di metà mandato a novembre.
giuseppe.timpone@investireoggi.it