Unicredit ha completato ieri l’emissione di un nuovo bond subordinato Tier 2 per 1,5 miliardi di euro, al contempo lanciando l’offerta per il riacquisto della scadenza 15 gennaio 2032 (ISIN: XS2101558307) della stessa tipologia e per il medesimo importo. Si è trattato della prima operazione simile di quest’anno per l’istituto, rientrante nel suo Euro Medium Term Note.
Bond Tier 2 di Unicredit: caratteristiche
Il nuovo bond Tier 2 di Unicredit ha una durata di 10 anni, arrivando a scadenza in data 19 maggio 2036. I rating attesi sono BBB- da S&P, BBB da Fitch e Baa3 da Moody’s. Tuttavia, dopo il quinto anno l’emittente si riserva la facoltà di esercitare la call, ossia di procedere al rimborso anticipato del capitale.
Fino ad allora, la cedola sarà pagata al tasso fisso annuale del 4,231% lordo. Successivamente, nel caso di mancato esercizio della call, diverrebbe variabile e pari al tasso “mid-swap” a 5 anni più lo spread iniziale, che è stato di 135 punti base o 1,35%.
L’emissione di ieri è stata riservata agli investitori istituzionali per via del grado di rischio che comporta. Infatti, il bond Tier 2 di Unicredit si colloca a metà strada tra capitale e debito sul piano regolamentare. In caso di insolvenza o liquidazione dell’emittente, i suoi possessori verrebbero soddisfatti dopo i creditori senior e i depositanti, ma prima dei possessori dei bond AT1 e degli azionisti. Quanto alle cedole, invece, il loro pagamento è obbligatorio, tranne che la banca versi in condizioni di insolvenza o sia in risoluzione.
Debito subordinato più rischioso
I bond Tier 2 di Unicredit, dunque, sono più rischiosi dei bond ordinari o senior e per questo offrono un rendimento superiore.
D’altra parte, si mostrano meno rischiosi dei bond AT1. Questi prevedono la possibilità per l’emittente di differire il pagamento delle cedole in caso di esercizio chiuso in perdita e finanche di cancellarlo nei casi più gravi. Tutti i bond bancari, poi, sono soggetti al rischio di “bail-in“, ossia di conversione in azioni o azzeramento parziale/totale nel caso di insolvenza o risoluzione, sebbene solo dopo che le perdite abbiano gravato sugli azionisti.
giuseppe.timpone@investireoggi.it