Poco più di tre mesi fa, agli inizi dell’ottobre scorso la Romania emise bond in euro per 4 miliardi in tre tranche. La più lunga fu di 20 anni per l’importo di 1 miliardo, trattandosi della scadenza 7 ottobre 2045 (ISIN: XS3200176298). Gli investitori italiani abituati a spulciare oltre confine per scovare qualche rendimento interessante, di certo avranno notato l’alta cedola offerta dal titolo: 6,50%. Il BTp a 20 anni offriva in quei giorni il 4,15%. E non c’è rischio di cambio. Poiché in economia i pasti gratis non esistono, prima di avventurarsi nello shopping obbligazionario è sempre bene fare un’analisi ponderata su benefici e costi.
Bond Romania 2045 ad alto rendimento
Il bond in euro della Romania a 20 anni si acquista ancora oggi sotto la pari, per l’esattezza a meno di 99,30 centesimi sul Mercato obbligazionario Telematico di Borsa Italiana. Offre, quindi, un rendimento lordo superiore al 6,55% e netto in area 5,75%. Paga gli interessi con periodicità annuale, per cui l’investitore dovrà attendere fino al 7 ottobre prossimo per incassare la prima cedola da 65 euro lordi per ogni 1.000 euro di capitale nominale.
Rating sull’orlo dell’area junk
Perché interessi così alti? A causa del rischio di credito. Le agenzie di rating assegnano giudizi medio-bassi ai titoli del debito rumeno: BBB- per S&P e Fitch, Baa3 per Moody’s e tutte con outlook “negativo”. Significa che ci sono buone probabilità che vengano declassati a “junk” o “spazzatura”, un fatto che renderebbe i bond della Romania speculativi, in balia degli hedge fund e con un mercato degli scambi poco liquido. In sé, il debito sembra basso: meno del 60% del Pil a fine 2025 e atteso dai principali organismi internazionali pubblici e privati al 62-63% per quest’anno.
Deficit altissimo
Ma la situazione fiscale è un disastro. Il deficit per lo scorso anno dovrebbe essersi attestato sopra l’8%, forse fino all’8,5%. E nel 2026 scenderebbe tra il 6,1% e il 6,5%. La strada per il rientro sotto il tetto massimo del 3%, previsto dal Patto di stabilità, appare lunga. Bucarest ha negoziato con la Commissione europea un percorso di 7 anni, tutt’altro che semplice da implementare.
Meno di un anno fa e dopo mesi di tensioni interne fortissime ed elezioni presidenziali annullate dalla Corte Costituzionale, si è formato un governo filo-UE capeggiato da Ilie Bolojan. Alla presidenza è arrivato a sorpresa il liberale Nicusor Dan, ex sindaco della capitale. La maggioranza che sostiene il primo è fragile sia in Parlamento che tra i cittadini. Le larghe intese hanno consentito il varo di una manovra di bilancio “lacrime e sangue” con aumenti di IVA, accise, imposte sui dividendi e della base imponibile su cui versare i contributi sanitari, provvedendo al contempo congelamento di stipendi pubblici e pensioni.
Nodo riserve e bassa crescita
Gli investitori per il momento stanno concedendo tempo e fiducia. L’emissione di ottobre è andata molto bene con ordini per 17,5 miliardi, quasi 4,5 volte l’importo offerto. I rendimenti sovrani in valuta locale ed euro sono scesi, altro segnale che il sentiment è leggermente migliorato rispetto ai mesi più acuti della crisi politica tra fine 2024 e primavera del 2025.
Restano i fattori di debolezza. Le riserve valutarie risultano sufficienti a coprire oltre 5 mesi di importazioni, un indicatore robusto per un’economia emergente. D’altra parte, a circa una settantina di miliardi di euro devono coprire un debito estero a breve termine sopra i 55 miliardi di dollari.
Perché è importante? I bond in euro della Romania sono formalmente debito estero per l’emittente, il quale non fa parte dell’euro. Il cambio con il leu è fisso da anni, cosa che consente ampia stabilità macroeconomica. Se la crisi fiscale innescasse forti deflussi dei capitali, tuttavia, le istituzioni rumene si troverebbero a scegliere tra svalutazione del cambio e ristrutturazione del debito. Contribuisce al quadro fosco anche la bassa crescita dell’economia. Il Pil sarebbe cresciuto di appena lo 0,7% nel 2025 e per quest’anno non andrebbe oltre l’1% o giù di lì. Come se non bastasse, l’inflazione ancora vicina al 10% non consente alla banca centrale di tagliare i tassi di interesse dal 6,50% attuale. Ciò grava negativamente sia sui conti pubblici, tenendo alta la spesa per interessi, sia sull’economia in generale.
Bond Romania in euro in portafoglio, a certe condizioni
I bond in euro della Romania non vanno né scartati nel loro insieme, né inseriti in portafoglio in base al solo rendimento offerto. Possono farne parte per una quota minoritaria, a patto di essere consapevoli dei rischi. Per gli investitori più attenti alla stabilità sarebbe opportuno concentrarsi sulle scadenze medio-brevi, non certo poco generosi. La scadenza in euro di maggio 2030 rende ancora il 4%. Il tratto lungo della curva va considerato solo se si dispone di liquidità “in eccesso”, di cui non occorre reimpossessarsi nei prossimi anni. Le scadenze del 2044, 2049 e 2050 sono alcuni esempi di alte cedole e bassi prezzi a cui guardare se si è disposti a correre un rischio più alto.
giuseppe.timpone@investireoggi.it