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I bond perpetui di Enel e la flessibilità finanziaria: analisi dell’emissione da 2 miliardi

Enel ha emesso ieri due bond perpetui per 2 miliardi di euro in tutto, che consentono alla compagnia di ottimizzare la struttura del capitale.
5 giorni fa
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Bond perpetui di Enel per una struttura efficiente del capitale
Bond perpetui di Enel per una struttura efficiente del capitale © Investireoggi.it

Nella giornata di ieri, 7 gennaio, Enel ha emesso due bond ibridi perpetui per un importo complessivo di 2 miliardi di euro. Elevatissima la domanda, che ha raggiunto i 14 miliardi, 7 volte superiore all’offerta. L’emissione in doppia tranche consentirà alla compagnia energetica italiana di rifinanziare altri bond ibridi in scadenza nel 2026 per 1,35 miliardi e di rafforzare la struttura del suo capitale con l’aumento della componente ibrida. La data di regolamento è stata fissata per entrambe le tranche per il 14 gennaio prossimo.

Dati salienti della prima tranche

La prima tranche da 1,25 miliardi offre una cedola fissa annua lorda del 4,125% fino alla data di reset del 14 gennaio 2032.

A quel punto, Enel avrà due strade: rimborsare l’obbligazione o proseguire con il finanziamento. Nel secondo caso, dovrà offrire una cedola pari al tasso “mid-swap” a 5 anni più un margine di 165,8 punti base o 1,658%. La seconda data di reset è stata fissata per il 14 gennaio 2037 e vale il discorso appena fatto, ma nel caso di mancato rimborso lo spread salirà di altri 25 punti base o 0,25%. Terza e ultima data di reset prevista per il 14 febbraio 2052: spread in ulteriore crescita di 75 punti base o 0,75% con il mancato rimborso.

Il prezzo di emissione per questa prima tranche è stato di 99,35 centesimi, ragione per la quale il rendimento effettivo alla prima data di reset risulta del 4,25%.

Dati salienti della seconda tranche

Quanto alla seconda tranche, è stata di 750 milioni. La cedola è stata fissata al 4,50% annuo lordo. Sarà corrisposta fino al 14 gennaio 2035, quando scatta la prima data di reset e alla quale Enel potrà o rimborsare il bond o continuare a pagare gli obbligazionisti.

In questo secondo caso, pagherà una cedola variabile pari al tasso “mid-swap” a 5 anni più un margine di 182,1 punti base o 1,821%. Step-up di 25 punti base o 0,25% alla seconda data di reset del 14 gennaio 2040 e di ulteriori 75 punti base o 0,75% alla terza data di reset del 14 gennaio 2045.

Il prezzo di emissione per la seconda tranche è stato di 99,096 centesimi, per cui il rendimento alla prima data di reset risulta del 4,625%. Entrambi i bond ibridi di Enel saranno negoziati alla Borsa di Dublino.

Rischi per l’obbligazionista

I rating attesi sono BB+/BBB-/Baa3 per S&P/Fitch/Moody’s. Essi riflettono il maggiore rischio di credito insito in tali titoli, conseguenza della loro caratteristica a metà tra debito e capitale. Ciò si riflette nei rendimenti. Il bond senior di Enel con scadenza nel 2029 offre, ad esempio, appena il 2,80%.

L’obbligazionista che acquista una delle due tranche si espone principalmente al rischio di tassi. Infatti, se i tassi di mercato nei prossimi anni scendessero, la cedola variabile dalla prima data di reset risulterebbe più bassa di quella fissa. C’è da dire, però, che in un contesto di tassi in discesa nell’Eurozona, l’emittente troverebbe conveniente rimborsare il capitale, anziché continuando a pagare le cedole agli obbligazionisti. E anche questo rappresenta un rischio per questi ultimi: si ritroverebbero con liquidità da re-impiegare in un mercato meno generoso rispetto a quando si era tenuta l’emissione.

Bond perpetui di Enel e impatto sul capitale

Dal punto di vista di Enel, i bond perpetui ibridi migliorano la struttura del capitale. Essi non hanno scadenza, per cui ufficialmente potrebbero non essere rimborsati mai. Se così, non di discosterebbero granché dal capitale azionario, salvo che per l’obbligo di pagare le cedole periodiche. Ecco perché queste emissioni sono trattate ai fini regolamentari come se fossero per metà equity. Una caratteristiche senz’altro positiva per l’emittente, che in cambio è tenuto a riconoscere ai creditori interessi più alti di quelli che pagherebbe contraendo prestiti obbligazionari senior. D’altra parte, proprio i bassi rating segnalano agli investitori i maggiori rischi di credito.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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