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Il Belgio rompe il tabù sul dialogo con Putin e riapre il dibattito in Europa

Il doppio fronte bellico rimescola le carte in Europa, dove il Belgio apre alle trattative con Putin per non soccombere sull'energia.
16 Marzo 2026
Il Belgio apre alle trattative con Putin
Il Belgio apre alle trattative con Putin © Investireoggi.it

Chi conosce i meccanismi di funzionamento dell’Unione Europea, saprà che oggi è accaduto qualcosa di importante. Il primo ministro del Belgio, Bart de Wever, ha rilasciato un’intervista al quotidiano nazionale L’Echo in cui propone di “normalizzare” le relazioni diplomatiche con la Russia di Vladimir Putin. A suo dire, la mossa si renderebbe necessaria per giungere ad un accordo di pace sull’Ucraina, dato che una vittoria di Kiev sarebbe a suo dire ormai impensabile, specie in assenza di sostegno pieno degli Stati Uniti.

Belgio apre a Putin sull’Ucraina

Il premier sostiene anche che l’Europa stia perdendo su tutti i fronti, in quanto subisce le ripercussioni negative per il suo mercato dell’energia, mentre la Cina ne approfitta per comprare gas e petrolio a basso costo.

Egli ha aggiunto che gli altri leader europei gli darebbero ragione in privato, ma non osano dirlo in pubblico. L’unità contro Putin resta un tabù che non si deve infrangere a Bruxelles per non indebolire la propria posizione negoziale già assai delicata.

Lo stesso de Wever ha precisato che non bisognerà più ripetere l’errore di fidarsi di Putin. Normalizzazione non deve essere confusa con riallaccio delle relazioni come se nulla fosse accaduto. Dietro a queste parole sorprendenti, si cela il malumore per quanto sta accadendo nel Golfo Persico. Lo Stretto di Hormuz è chiuso da settimane al transito delle petroliere e nel mondo stanno venendo a mancare fino a 20 milioni di barili al giorno. Grossi contraccolpi si stanno avendo anche sul gas. L’Europa, dipendente dalle materie prime, non può combattere una guerra su due fronti.

Deve cercare di chiuderne una su cui può avere un’influenza diretta per non soccombere anche questa volta.

Su sanzioni alla Russia UE divisa

Le posizioni di de Wever non sono una novità assoluta. Nei mesi scorsi, il Belgio fu artefice di un accordo per impedire l’esproprio degli asset russi “congelati” dopo l’occupazione dell’Ucraina. Ammontano a 210 miliardi di euro, di cui 185 risultano depositati presso Euroclear, società belga che funge da cosiddetta stanza di compensazione per chi investe. Bruxelles teme di dover rispondere direttamente di eventuali richieste di indennizzo di Mosca, essendo una violazione dei diritti di proprietà di un ente sovrano (la Banca di Russia nello specifico). L’Italia si associò alla posizione belga e risultò determinante per affossare la richiesta di esproprio sostenuta dalla Germania.

Proprio i tedeschi con il cancelliere Friedrich Merz stanno tenendo un atteggiamento rigido contro Putin. Contrariamente al Belgio, ritengono un errore la sospensione delle sanzioni sul petrolio russo già in mare, ordinata dal presidente americano Donald Trump durante la settimana scorsa per alleviare la carenza di greggio con la chiusura di Hormuz. Berlino capisce benissimo la gravità della situazione energetica nel Vecchio Continente, ma si mostra più preoccupata delle ripercussioni negative sul piano geopolitico che avrebbe un accordo cedevole sull’Ucraina. E teme anche che l’allentamento dell’embargo rafforzi finanziariamente la Russia con contraccolpi anche militari.

Dilemma europeo: trattare o subire la crisi energetica?

Il dilemma europeo è legittimo e più i giorni passano senza che Hormuz riapra e più aumenta la necessità di trovare una soluzione complessiva. L’UE ha ridotto, a costo di grossi sacrifici, la propria dipendenza energetica dalla Russia. Ormai, importa da essa appena il 13% del gas e meno del 3% del petrolio. I numeri erano rispettivamente prossimi al 40% e al 27% prima della guerra. Ha diversificato l’approvvigionamento puntando anche sugli alleati del Golfo, che adesso non sanno come esportare con lo stretto intransitabile.

Le quotazioni del Brent sono esplose di quasi il 50% in euro e quelle del gas europeo di quasi il 60%. Monta il rischio stagflazione, quando ancora non avevamo smaltito i postumi della crisi del 2022. E questo vorrebbe dire per l’UE crisi dell’economia, inflazione e tassi di interesse in risalita, malcontento popolare ancora più diffuso e messa in discussione delle stesse istituzioni comunitarie. Il Belgio ha appena posto la questione delle trattative con Putin per ovvie ragioni di realismo politico, non certo per simpatia verso il Cremlino. Dietro le quinte tutti sanno che o la guerra in Iran cessa a giorni o si dovrà trovare un modo per riacquistare almeno transitoriamente energia da Mosca per evitare una nuova crisi. Dopo i “no” europei alla richiesta di aiuto di Trump alla NATO per sbloccare il transito a Hormuz, non stanno rimanendo altre opzioni credibili sul tavolo.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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