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Badanti: ecco quando le dimissioni dal lavoro fanno prendere lo stesso la Naspi

Ok alla Naspi per dimissioni durante il periodo protetto anche alle badanti e a tutte le altre lavoratrici del settore domestico.
11 Giugno 2026
Naspi badanti
Foto © Licenze Creative Commons

La Naspi è l’indennità di disoccupazione erogata dall’INPS ai lavoratori dipendenti che hanno perso involontariamente il posto di lavoro.

Sono esclusi dalla prestazione i lavoratori agricoli a tempo determinato, per i quali trova applicazione la Disoccupazione Agricola (DS Agricola). E i collaboratori coordinati e continuativi, che possono invece accedere alla Dis.Coll, una diversa forma di sostegno alla disoccupazione.

Restano esclusi anche i dipendenti pubblici con contratto a tempo indeterminato, per i quali non è previsto un ammortizzatore sociale in caso di perdita del lavoro.

La cessazione involontaria del rapporto di lavoro rappresenta il requisito fondamentale per ottenere la Naspi.

Per questo motivo, in linea generale, sono esclusi i lavoratori che si dimettono volontariamente. Salvo specifiche eccezioni previste dalla legge, come le dimissioni per giusta causa.

Anche i lavoratori domestici hanno diritto alla Naspi. E una recente sentenza ha ampliato ulteriormente le tutele per le lavoratrici del settore. Colmando così una lacuna interpretativa e riconoscendo il diritto all’indennità anche in presenza di particolari dimissioni volontarie.

Badanti: ecco quando le dimissioni dal lavoro fanno prendere lo stesso la Naspi

La novità riguarda le badanti, ma il principio può essere esteso anche alle altre lavoratrici del settore domestico, come colf, baby sitter e governanti.

Secondo quanto stabilito dalla recente pronuncia, la Naspi spetta anche in caso di dimissioni volontarie per maternità.

In pratica, una lavoratrice che abbia avuto un figlio e decida di interrompere il rapporto di lavoro durante il periodo tutelato dalla normativa sulla maternità può comunque ottenere l’indennità di disoccupazione.

Si tratta di una regola consolidata negli altri settori lavorativi, dove da tempo le dimissioni presentate durante il cosiddetto periodo protetto sono equiparate, ai fini della Naspi, a una perdita involontaria del lavoro.

Nel settore domestico, però, questa tutela era stata finora interpretata in modo più restrittivo.

La sentenza del Tribunale di Pavia

A fare chiarezza è stata la sentenza n. 89 del 2026 del Tribunale di Pavia, che ha riconosciuto anche alle lavoratrici domestiche le tutele previste dal Testo Unico sulla maternità e paternità, in particolare dagli articoli 54 e 55.

Il caso riguardava una lavoratrice che, dopo essere diventata madre, aveva rassegnato le dimissioni volontarie e successivamente presentato domanda di Naspi.

L’INPS aveva respinto l’istanza sostenendo che le disposizioni previste dal Testo Unico sulla maternità non fossero applicabili ai rapporti di lavoro domestico.

Una posizione che ha portato la lavoratrice a rivolgersi al giudice per ottenere il riconoscimento del proprio diritto.

L’orientamento INPS e la pronuncia dei giudici: Naspi sì alla badante dimissionaria

Secondo l’orientamento adottato dall’INPS, le dimissioni volontarie presentate nel periodo successivo alla nascita del figlio non sarebbero state sufficienti a giustificare il riconoscimento della Naspi nel settore domestico.

Di diverso avviso è stato invece il Tribunale di Pavia.

I giudici hanno infatti ritenuto che l’interpretazione adottata dall’Istituto fosse eccessivamente restrittiva e determinasse una ingiustificata disparità di trattamento rispetto alle lavoratrici degli altri comparti.

Negli altri settori, infatti, le dimissioni rassegnate durante il periodo protetto successivo alla maternità, purché convalidate secondo le procedure previste dall’Ispettorato del Lavoro, consentono regolarmente l’accesso alla Naspi.

La sentenza ha quindi affermato il principio secondo cui anche le lavoratrici domestiche devono poter beneficiare delle medesime tutele. Riconoscendo così il diritto all’indennità di disoccupazione anche in caso di dimissioni volontarie legate alla maternità.

Una decisione che rafforza le garanzie per una categoria spesso caratterizzata da minori tutele e che potrebbe rappresentare un importante precedente per casi analoghi in futuro.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.