Dal 2000 il tuo quotidiano indipendente su Economia, Mercati, Fisco e Pensioni
Oggi: 16 Giu, 2026

Assegno ordinario di invalidità, cos’è, come prenderlo, importi 2026 e aumenti

Novità, cifre e tutto quello che c'è da sapere sull'Assegno Ordinario di Invalidità per l'anno 2026 tra sentenze e circolari.
19 Marzo 2026
Assegno ordinario di invalidità
Foto © Licenze Creative Commons

L’Assegno Ordinario di Invalidità (AOI) è una prestazione dell’INPS che può rappresentare un sostegno importante per chi, a causa di problemi fisici o mentali, vede ridotta la propria capacità lavorativa. Tuttavia è una misura complessa, con regole articolate e in continua evoluzione, come dimostrano le recenti novità recepite dall’INPS con la circolare n. 20 del 25 febbraio.

Assegno Ordinario di Invalidità: di cosa si tratta

L’AOI è disciplinato dalla legge n. 222 del 12 giugno 1984 ed è a tutti gli effetti una prestazione previdenziale, non assistenziale.

Spetta ai lavoratori che presentano:

  • una riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo (cioè invalidità superiore al 67%)
  • almeno 5 anni di contributi, di cui 3 versati negli ultimi 5 anni

Si tratta di una prestazione particolare perché può essere riconosciuta anche in presenza di una invalidità non definitiva.

Infatti, l’AOI è spesso rivedibile:

  • viene concesso per periodi di 3 anni
  • al termine può essere rinnovato dopo visita medica
  • dopo tre rinnovi consecutivi, diventa definitivo

Compatibilità con il lavoro e limiti di reddito

A differenza di altre prestazioni, l’Assegno Ordinario di Invalidità è compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa.

Tuttavia, il reddito da lavoro incide sull’importo:

  • se il reddito supera 4 volte il trattamento minimo, l’assegno può essere ridotto del 25%
  • se supera 5 volte il trattamento minimo, la riduzione può arrivare al 50%

L’AOI viene erogato fino al compimento dei 67 anni. A quel punto si trasforma in pensione di vecchiaia, se ci sono i requisiti. O, in alternativa, può diventare Assegno Sociale, se i requisiti contributivi non sono sufficienti.

La novità: integrazione al minimo anche per i contributivi puri

La vera novità riguarda l’integrazione al trattamento minimo, introdotta a seguito della sentenza n. 95 del 2025 della Corte Costituzionale e recepita dall’INPS con la circolare citata.

In passato, l’integrazione al minimo:

  • spettava solo a chi aveva contributi prima del 1996
  • quindi ai lavoratori nel sistema retributivo o misto

La Corte ha dichiarato questa limitazione incostituzionale, stabilendo che il diritto all’integrazione deve essere riconosciuto anche ai cosiddetti contributivi puri (cioè chi ha iniziato a versare dal 1996 in poi).

Cosa significa in concreto

Il trattamento minimo rappresenta la soglia sotto la quale una pensione non può scendere. Per il 2026 è pari a circa 611 euro al mese.

Grazie alla nuova interpretazione:

  • anche chi ha una pensione calcolata interamente con il metodo contributivo
  • e percepisce un AOI di importo basso

potrà ottenere l’integrazione fino al minimo, se rispetta i requisiti reddituali previsti. Si tratta di un cambiamento rilevante, perché amplia la platea dei beneficiari e rafforza la tutela economica per i soggetti più fragili. In sintesi, l’AOI resta una prestazione fondamentale ma articolata: compatibile con il lavoro, rivedibile nel tempo e ora più favorevole grazie all’estensione dell’integrazione al minimo anche ai contributivi puri.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

notifica cartella
Articolo precedente

Cartella di pagamento, la notifica al fratello è valida: non basta lo stato di famiglia

Petrolio e gas, boom con crisi nel Golfo
Articolo seguente

Golfo in fiamme: petrolio e gas volano, oro sorprende al ribasso