Con la Legge di Bilancio 2026 (L. 30/12/2025 n. 199), il quadro delle uscite dal lavoro viene ritoccato con interventi che restringono alcune possibilità e rendono più graduale l’aumento dei requisiti nel tempo. Nel testo emergono due linee: da un lato la conferma di misure “ponte” già note, dall’altro la chiusura di canali di flessibilità che negli ultimi anni avevano rappresentato un’alternativa per molte persone.
Il cambiamento più netto riguarda la fine di Opzione Donna e della Quota 103, con salvaguardie solo per chi ha maturato requisiti entro specifiche date. Restano, invece, attivi strumenti come l’Ape sociale, che continua a funzionare come indennità temporanea fino all’età ordinaria, ma con condizioni precise e limiti economici.
Sullo sfondo restano le regole “Fornero”, che continuano a rappresentare l’ossatura principale del sistema, con un percorso di incremento dei requisiti tra 2027 e 2028.
Pensione con uscita anticipata: requisiti e finestre nel triennio 2026-2028
Per l’anticipo ordinario della pensione rispetto alla vecchiaia, la norma continua a distinguere tra uscita “ordinaria” basata sugli anni di contributi e canali speciali.
Per la pensione anticipata ordinaria secondo lo schema Fornero, fino al 31 dicembre 2026 servono 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini, con una finestra di 3 mesi dalla maturazione del requisito. Dal 2027 i requisiti crescono di un mese e dal 2028 aumentano ancora (42 anni e 1 mese per le donne, 43 anni e 1 mese per gli uomini), mantenendo la stessa finestra.
Come cambia l’uscita per vecchiaia. Fine anche per Quota 103 e Opzione donna
Anche la vecchiaia si muove a scatti: per tutto il 2026 la pensione vecchiaia resta l’età di 67 anni (con almeno 20 anni di contributi, e in alcuni casi con almeno 15 anni o 5 anni), mentre nel 2027 si passa a 67 anni e 1 mese e nel 2028 a 67 anni e 3 mesi.
È previsto un congelamento dell’aumento fino al 2028 per una platea ristretta di lavori gravosi e usuranti.
Sulla Quota 103 la regola è semplice: dal 2026 non è più attivabile, ma resta valido il diritto per chi ha perfezionato entro il 31 dicembre 2025 i 62 anni di età e almeno 41 anni di contributi. La decorrenza non è immediata: finestra di 7 mesi nel privato e 9 mesi nel pubblico. L’assegno è calcolato con metodo contributivo e, fino al raggiungimento dell’età di vecchiaia, è previsto un tetto massimo pari a 4 volte il trattamento minimo: per il 2026 il valore indicato è 2.447,40 euro lordi mensili.
Per Opzione Donna, invece, resta una “coda” solo per chi aveva già completato età e contributi entro il 31 dicembre 2024 (35 anni di versamenti e 61 anni di età, ridotti fino a 2 anni in base ai figli) e, per le dipendenti, ha chiuso la finestra di 12 mesi entro il 31 dicembre 2025. Fuori da questi casi il canale non prosegue. In questo contesto la pensione diventa sempre più legata a scadenze e condizioni molto rigide.
Misure speciali: Ape sociale, precoci e incentivo al posticipo
Nel Ape sociale fino al 31 dicembre 2026: l’INPS detta le istruzioni resta in campo per chi compie 63 anni e 5 mesi e possiede almeno 30 anni di contributi (con soglie più alte, fino a 36 anni, per alcune mansioni gravose).
Sono previste riduzioni dei contributi richiesti per le donne: un anno in meno con un figlio e due anni con due o più figli. Le categorie principali includono disoccupati senza più indennità, caregiver, invalidi civili almeno al 74% e addetti a lavori gravosi.
L’importo dell’indennità è agganciato a quanto maturato al momento dell’accesso, ma con un limite: massimo 1.500 euro lordi al mese, senza tredicesima e senza adeguamento all’inflazione fino alla vecchiaia. L’Ape sociale non è cumulabile con redditi da lavoro dipendente o autonomo, salvo lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro lordi annui. Un dettaglio operativo importante riguarda la continuità delle condizioni: l’assistenza o l’invalidità devono essere presenti fino alla prima erogazione; in caso di perdita successiva, il riferimento richiamato è il Mess. INPS 1481/2018.
Per i lavoratori “precoci” (almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni) rimane l’uscita con Quota 41: 41 anni di contributi, con decorrenza dopo 3 mesi. La legge estende l’esenzione dall’aumento legato alla speranza di vita solo agli invalidi civili dal 74% in su.
Pensione 2026: resta l’incentivo a non lasciare
C’è poi l’incentivo al posticipo (c.d. bonis Giorgetti): invece di versare la quota di contributi a carico del lavoratore all’INPS (di regola 9,19% dell’imponibile), quella somma viene resa disponibile in busta paga ed è esente da IRPEF. L’accesso riguarda chi matura i requisiti dell’anticipata Fornero nel 2026 (pensione anticipata ordinaria) e chi aveva diritto alla Quota 103 entro il 31 dicembre 2025.
La scelta di restare a lavoro nonostante questi requisiti maturati, però, comporta minori versamenti e quindi può riflettersi sull’importo finale: anche qui la pensione richiede valutazioni attente.
Riassumendo
- Stop a Quota 103 e Opzione Donna dal 2026, salvo diritti maturati.
- Requisiti pensione anticipata e vecchiaia aumentano tra 2027 e 2028.
- Ape sociale confermata con limite massimo di 1.500 euro mensili.
- Incentivo al posticipo: contributi in busta paga esenti IRPEF.
- Quota 41 precoci resta con 41 anni contributi e finestra trimestrale.