Niente allarmismi ma situazioni da tenere strettamente sotto controllo. Parliamo del fatto che a volte anche il semplice cedere in affitto una proprietà, che sia una casa piuttosto che un terreno, può portare ad una triste conseguenza per la propria pensione. In pratica, a causa di quella cessione, il pensionato deve restituire i soldi della pensione presa e rischia di perdere la pensione futura. Non tutti sono liberi di fare delle loro proprietà ciò che vogliono. Questo è proprio il caso di dirlo visto ciò che adesso ci dice una nostra lettrice. Un caso che va ben analizzato e compreso, per evitare che altri soggetti come la nostra lettrice, si ritrovino nella medesima condizione.
“Salve, ho una situazione su cui vi chiedo aiuto per risolverla. Nel 2024 ho affittato un monolocale di mia proprietà, comprato con sacrifici. L’ho affittato ad un signore che ha spostato per motivi di lavoro la residenza nel mio Comune. Due anni di contratto da maggio 2024 a maggio 2026, quando lui andrà via dal mio immobile perché tornerà a lavorare dove stava prima. Abbiamo pattuito 300 euro di affitto mensile, ma mi ha saldato alla data di stipula e registrazione del contratto. Mi ha dato 7.500 euro in unica soluzione. Oggi l’INPS, almeno a quanto mi dice il mio Patronato, mi ha sospeso l’Assegno Sociale che prendevo. In effetti a gennaio non ho avuto nulla. Ma ho anche un indebito maturato. Perché pare che l’INPS voglia indietro tutte le mie mensilità prese di Assegno Sociale. Ma cosa significa?”
Affitti una casa e devi restituire tutta la pensione presa perdendo quella futura, ecco perché
Niente di strano per quanto ci dice la nostra lettrice per la situazione che sta vivendo adesso.
In effetti siamo di fronte ad un classico caso di prestazione erogata e non spettante con richiesta di addebito per le prestazioni pregresse percepite. Può essere discutibile il tutto, ma le leggi sono chiare al riguardo.
Ci sono prestazioni erogate dall’INPS che sono assoggettate alla conferma anno dopo anno perché collegate ai redditi. Tanto è vero che i titolari di queste prestazioni, sia assistenziali che previdenziali, devono annualmente segnalare all’INPS i loro redditi proprio per la prova dei mezzi come si dice in questi casi.
L’Assegno Sociale è una di queste misure. Perché può essere percepito a condizione che l’interessato abbia un reddito proprio annuale non superiore all’importo annuo dello stesso Assegno sociale. E se il soggetto è un coniugato, allora per percepire l’Assegno Sociale l’importo del reddito cumulato con il coniuge, non deve superare il doppio dell’importo annuale dello stesso Assegno Sociale.
Come funziona l’Assegno Sociale e come fare a prenderlo
L’Assegno Sociale pieno si prende a condizione che il single abbia reddito zero, mentre il coniugato abbia un reddito annuale non superiore all’importo annuale dell’Assegno Sociale. Altrimenti l’Assegno Sociale scende di importo fino a non essere spettante al superamento delle soglie di cui parlavamo nel paragrafo precedente.
La prestazione, quindi, è ad integrazione del reddito.
Bisogna capire quindi che se un anno il soggetto interessato ha superato le soglie, potrebbe non essere più idoneo a percepire il trattamento. E se lo ha percepito, lo deve restituire perché lo ha preso indebitamente. Le dichiarazioni reddituali da rendere all’INPS difficilmente sono allineate con gli anni di fruizione di una prestazione. Basti pensare alle campagne RED che guardano all’anno precedente o addirittura ai due anni precedenti. Significa che è facile che sin riesca a percepire una prestazione, compreso l’Assegno Sociale della nostra lettrice, che effettivamente non era da prendere.
L’INPS si rende conto di questo anche anni dopo e naturalmente chiede i soldi indietro. I redditi assoggettati ad IRPEF sono sempre dentro il calcolo dei redditi propri o coniugali che determinano il diritto all’Assegno Sociale o l’importo dello stesso. E quindi anche un canone di affitto ricevuto essendo assoggettato ad IRPEF, può portare alle conseguenze prima citate che hanno travolto la nostra lettrice.