Il sistema previdenziale è al centro dei chiarimenti forniti dall’INPS con la Circolare n. 28/2026. Il punto rilevante riguarda il meccanismo che collega l’età pensionabile all’andamento della speranza di vita. In base al decreto direttoriale MEF del 19 dicembre 2025, dal 2027 i requisiti salgono, ma non per tutti nello stesso modo. La Legge n. 199/2025 (manovra di bilancio 2026) ha, infatti, introdotto una crescita più graduale: nel 2027 l’aumento sarà di 1 mese, mentre dal 2028 l’incremento arriverà a 3 mesi. Dentro questo quadro, alcune categorie restano escluse e conservano condizioni più favorevoli.
Chi è escluso dall’adeguamento automatico requisiti pensione
La prima fascia protetta è quella dei lavoratori impiegati in attività particolarmente pesanti o logoranti.
Per questi soggetti resta fermo il requisito per la pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi, con almeno 30 anni di contributi. In sostanza, non si applica il rialzo generale previsto dal meccanismo automatico disciplinato dal D.L. n. 78/2010 e poi consolidato dalla riforma Fornero. L’intervento confermato dall’INPS evita, quindi, che queste categorie subiscano l’aumento ordinario deciso per il resto dei lavoratori.
Occorre però distinguere. Per chi svolge mansioni gravose, l’esclusione piena opera quando l’attività è stata esercitata per almeno 7 anni negli ultimi 10, oppure per 6 anni negli ultimi 7. Se manca il primo requisito temporale ma ricorre il secondo schema previsto dalla disciplina speciale, in alcuni casi il pensionamento di vecchiaia dal 2027 si sposta comunque a 67 anni. Si tratta di una precisazione importante, perché mostra come l’esonero dall’aggiornamento non sia sempre totale, ma dipenda dalla storia contributiva e lavorativa concreta.
Le categorie protette tra lavori gravosi, usuranti e precoci
Per la pensione anticipata, i lavoratori addetti ad attività gravose o usuranti mantengono un requisito contributivo stabile.
Gli uomini possono uscire con 42 anni e 10 mesi di contributi, le donne con 41 anni e 10 mesi. Resta inoltre la finestra mobile di 3 mesi. Anche in questo caso la tutela opera a condizione che il lavoro rientrante tra quelli tutelati sia stato svolto per almeno 7 anni negli ultimi 10, oppure per 6 anni negli ultimi 7.
Un altro gruppo da considerare è quello dei lavoratori precoci, cioè coloro che possono far valere almeno 12 mesi di contribuzione prima del compimento del 19° anno di età. Qui la regola è più selettiva. L’esclusione non riguarda tutti i precoci, ma soltanto quelli che hanno anche svolto attività gravose o usuranti con la durata minima richiesta. Per questi soggetti il requisito resta fermo a 41 anni di contributi, sempre con finestra di 3 mesi. Diversamente, per i precoci non rientranti nella tutela speciale il requisito sale a 41 anni e 1 mese nel 2027 e a 41 anni e 3 mesi nel 2028.
Vecchiaia e anticipata: cosa cambia dal 2027 al 2028
Per i lavoratori ordinari iscritti alle gestioni previdenziali, il quadro è diverso. La pensione di vecchiaia da 67 anni nel 2026 passa a 67 anni e 1 mese nel 2027, per arrivare a 67 anni e 3 mesi nel 2028, con almeno 20 anni di contribuzione. Per i nuovi iscritti resta anche il vincolo economico dell’importo minimo della pensione, che deve essere almeno pari all’assegno sociale.
Se questa soglia non viene raggiunta, l’uscita slitta a 71 anni, destinati a diventare 71 anni e 1 mese nel 2027 e 71 anni e 3 mesi nel 2028, con almeno 5 anni di contributi.
Sulla pensione anticipata ordinaria, invece, il requisito sale progressivamente. Per gli uomini si passa da 42 anni e 10 mesi nel 2026 a 42 anni e 11 mesi nel 2027, fino a 43 anni e 1 mese nel 2028. Per le donne si va da 41 anni e 10 mesi a 41 anni e 11 mesi, fino a 42 anni e 1 mese. I nuovi iscritti possono accedere anche a 64 anni, ma con almeno 20 anni di contributi e con un assegno pari ad almeno 3 volte l’assegno sociale; la soglia è ridotta a 2,8 volte con almeno un figlio e a 2,6 volte con almeno due figli. Anche qui resta la finestra di 3 mesi. L’adeguamento automatico requisiti pensione produce quindi effetti concreti soprattutto sulle categorie non escluse.
Perché l’adeguamento automatico requisiti pensione non vale per tutti
La logica della norma è chiara: chi ha svolto attività più dure sotto il profilo fisico o organizzativo riceve una tutela maggiore. Per i cosiddetti lavoratori “usurati”, come i notturni o gli autisti del trasporto pubblico, continua infatti a valere il sistema delle quote, da 97,6 a 100, con almeno 61 anni e 7 mesi di età e almeno 35 anni di contributi. Anche questo conferma che il legislatore, pur mantenendo in piedi il collegamento con la speranza di vita, ha scelto di salvaguardare i casi più delicati.
La Circolare INPS n. 28/2026 chiarisce dunque un principio essenziale: l’adeguamento automatico requisiti pensione resta la regola generale, ma non si applica in modo uniforme. Attività gravose, mansioni usuranti e una parte dei lavoratori precoci mantengono requisiti fermi oppure subiscono effetti più contenuti. Per chi rientra nelle categorie ordinarie, invece, il calendario 2027-2028 segna un graduale aumento dell’età o dell’anzianità contributiva richiesta. In altre parole, l’adeguamento automatico requisiti pensione continua a incidere sul sistema, ma lascia fuori chi opera nei lavori più pesanti e chi la legge considera meritevole di una protezione specifica.
Riassumendo
- Adeguamento automatico requisiti pensione: dal 2027 aumenta, ma non coinvolge tutte le categorie.
- Lavori gravosi e usuranti mantengono requisiti più favorevoli per vecchiaia e anticipata.
- La pensione di vecchiaia ordinaria salirà a 67 anni e 3 mesi.
- I lavoratori precoci tutelati conservano l’uscita con 41 anni di contributi.
- Per gli altri aumentano gradualmente età pensionabile e anzianità contributiva richiesta.
- Le esclusioni dipendono da mansioni svolte e durata dell’attività lavorativa.