Di pensioni molto basse in Italia ce ne sono ancora moltissime. Sono milioni i pensionati che percepiscono meno di 500 euro al mese.
In alcuni casi, come vedremo, non c’è nulla da fare: la normativa è chiara e non consente di ottenere importi più elevati. In altri casi, invece, è possibile beneficiare di strumenti che permettono di aumentare l’importo della pensione fino a superare i 600 euro mensili.
Le possibilità esistono, ma è necessario conoscere le regole e verificare di avere i requisiti richiesti.
La pensione minima cos’è?
Quando si parla di pensione minima, dal punto di vista tecnico, si fa riferimento a una pensione integrata al trattamento minimo grazie agli strumenti previsti dall’INPS, che consentono di elevare gli assegni di importo particolarmente basso.
L’integrazione al trattamento minimo è una misura di natura prevalentemente assistenziale, pensata per garantire ai titolari di pensioni molto basse un livello minimo di sostegno economico.
Si tratta di uno strumento in vigore ormai da molti anni, introdotto dalla legge n. 638 del 1983 e operativo dal 1984.
Quando la pensione è inferiore all’importo minimo stabilito annualmente dall’INPS e il pensionato rispetta i limiti reddituali previsti dalla normativa, l’Istituto provvede a integrare l’assegno fino alla soglia fissata.
L’importo del trattamento minimo viene aggiornato ogni anno in base all’andamento dell’indice dei prezzi al consumo, ossia all’inflazione rilevata dall’Istat.
Per il 2026, il trattamento minimo è stato fissato a 611,85 euro al mese.
Un pensionato non può percepire un importo inferiore a questa soglia, purché rispetti i requisiti reddituali previsti. Anche tali limiti si aggiornano annualmente in funzione dell’inflazione.
Per ottenere l’integrazione piena è necessario possedere redditi inferiori al limite annuo previsto, calcolato moltiplicando l’importo del trattamento minimo per 13 mensilità.
Pensioni minime 2026: importi, domande e come salire sopra 600 euro
L’integrazione al trattamento minimo spetta ai titolari di una pensione di importo inferiore al minimo previsto, ma soltanto se si tratta di prestazioni previdenziali, come la pensione di vecchiaia, la pensione anticipata, la pensione di invalidità o la pensione ai superstiti.
La misura, invece, non si applica alle prestazioni assistenziali, come l’Assegno sociale.
Inoltre, è necessario rientrare nel sistema retributivo o misto.
Come anticipato, infatti, in alcuni casi non è possibile ottenere alcuna integrazione.
I cosiddetti contributivi puri, cioè coloro che non possono far valere contributi versati entro il 31 dicembre 1995, non hanno diritto all’integrazione al trattamento minimo.
Non è prevista una specifica domanda per ottenere l’integrazione.
I pensionati che ritengono di possedere i requisiti devono presentare ogni anno le dichiarazioni reddituali all’INPS, consentendo così all’Istituto di verificare la situazione economica e di ricalcolare, se spettante, l’importo della pensione.
In alternativa, è possibile utilizzare la domanda di ricostituzione della pensione per motivi reddituali, che permette all’INPS di riesaminare il trattamento pensionistico sulla base dei redditi aggiornati del titolare.



