Il mercato obbligazionario globale è stato scombussolato negli ultimi anni da una serie di eventi a catena, che hanno infranto tutte le certezze del passato. I rendimenti sono esplosi persino in Germania, dove ormai il Bund a 10 anni offre il 3,20%, che è il dato più alto dal 2011. Ma i titoli di stato svizzeri continuano a resistere alla tempesta. Non c’è speranza di ottenere neppure lontanamente l’1% nominale spostandosi persino sul tratto ultra-lungo della curva. Il massimo che offrono è lo 0,60% per 30-40 anni. I rendimenti restano negativi fino ai 6 mesi, cioè sul tratto cortissimo della curva e il decennale non arriva allo 0,50%.
Titoli di stato svizzeri rimasti congelati
Cronache finanziarie da un’isola felice. Sembra essere rimasti “congelati” nel tempo a 5 anni fa, quando i rendimenti europei scesero ai minimi storici tra liquidità a pioggia sui mercati e aspettative d’inflazione nulle. Cambiò tutto maledettamente in fretta, ma non nello stato alpino. I titoli di stato svizzeri erano e restano avidissimi. Non è un problema caratteriale, bensì un fatto di mercato. La noiosa legge della domanda e dell’offerta spinge i loro prezzi al punto che gli investitori internazionali si mostrano ben disposti di “pagare” lo stato elvetico per prestargli denaro.
Inflazione azzerata e surplus di bilancio
Perché tutto questo continua ad accadere? La Svizzera non segue le mode, né è in balia degli eventi come la stragrande parte del pianeta. Lo scorso anno, ha chiuso il bilancio confederale in lieve attivo. Ha un debito pubblico sotto il 40% del Pil, comprese le passività degli enti locali. Vanta un’inflazione allo 0,50% e un cambio fortissimo.
La Banca Nazionale Svizzera si sta potendo permettere di tenere i tassi di interesse a zero, perché non deve contrastare alcuna pressione rialzista sui prezzi al consumo e né teme che il franco svizzero perda quota contro le altre valute mondiali.

Al contrario, il trend di lungo periodo del cambio è positivo. Nel 2007, un solo euro riuscì a comprare quasi 1,70 franchi. Adesso, un solo franco è capace di acquistare 1,075 euro. Se un investitore avesse inserito in portafoglio titoli di stato svizzeri a 30 anni nel 1996, il solo effetto cambio gli avrebbe garantito fino ad oggi un rendimento superiore al 60%, cioè pari alla media annua composta dell’1,60%. E’ normale che il mercato non pretenda cedole generose da un debitore così in salute.

Germania penalizzata dal confronto
E forse mai come in questa fase la neutralità di Berna sta rafforzandone il profilo fiscale. Mentre l’Unione Europea corre verso il riarmo e i suoi membri sono costretti ad indebitarsi per aumentare la spesa militare, qui non accade nulla di tutto questo. I titoli di stato svizzeri restano quantitativamente scarsi anche in prospettiva, ragione per cui valgono così tanto e offrono così poco.
Certo, anche qui i rendimenti sono leggermente risaliti con la guerra USA-Iran. Il decennale era allo 0,20% contro lo 0,47% di questo venerdì. La scadenza a 2 anni è passata da -0,15% a 0,20%.
Il confronto con i Bund di pari durata, però, svela il relativo deterioramento macroeconomico scontato dal mercato per l’economia tedesca ed europea nel suo complesso. I titoli di stato svizzeri decennali offrono oggi oltre il 2,70% in meno degli omologhi tedeschi, mentre a fine febbraio la distanza era del 2,45%. Lo spread si allarga a sfavore di Berlino, che nel frattempo subisce l’inflazione per il caro energia, ha un’economia stagnante e aumenta il debito per riarmo e investimenti. Anche l’economia elvetica è attesa in rallentamento sotto l’1% quest’anno, ma dopo il +1,4% del 2025. Non un boom, ma una crescita all’insegna della stabilità dei prezzi e della solidità fiscale.
giuseppe.timpone@investireoggi.it



