Molto presto, la banca non potrà più negare al cliente l’apertura di un conto corrente, né potrà unilateralmente e senza validi motivi procedere alla sua chiusura. Lo prevede il contenuto del disegno di legge n.1595, già approvato dalla Camera dei Deputati e al vaglio della Commissione Finanze del Senato. Se passasse senza modifiche a Palazzo Madama, verrebbe introdotto l’art.1857-bis del Codice Civile, il quale sancirebbe l’obbligo per le banche di contrarre verso chiunque ne facesse richiesta.
Conto corrente: cosa cambia in banca
Le uniche motivazioni valide per negare l’apertura del conto corrente o per giustificarne la chiusura unilaterale sarebbero la violazione della normativa anti-riciclaggio e quella per il contrasto al terrorismo.
In ogni caso, la banca dovrebbe comunicare la decisione per iscritto entro 10 giorni dalla richiesta.
Qual è il senso di questa nuova disciplina? Le stesse leggi dello stato impediscono l’uso del contante per pagamenti sopra 5.000 euro. C’è l’obbligo di effettuare pagamenti tracciabili sopra tale soglia, mentre gli stipendi devono essere erogati esclusivamente con bonifico, assegno o modalità elettroniche. Senza conto corrente non è praticamente più possibile lavorare e si rimane esclusi da gran parte della vita sociale. E questo ha creato un vuoto normativo, che si presta ad abusi ai danni del cittadino. Da un lato, esso è tenuto ad osservare i limiti nell’uso del contante, dall’altro non è tutelato dalle possibili sopraffazioni delle banche.
Banche aziende private particolari
Cosa succede se un istituto di credito decide per una qualsiasi ragione di non contrarre con un cliente o di chiudergli il servizio? Questi non avrà lo strumento basilare per effettuare e ricevere pagamenti.
In una situazione estrema, ciò gli impedirebbe di lavorare e guadagnarsi anche solo da vivere. Le banche si sono opposte all’obbligo legale di contrarre, spiegando che rimangono pur sempre aziende private. Hanno omesso di precisare che si guardano bene dall’opporsi alla crescente monopolizzazione dei pagamenti loro assegnata per via legale e che le rendono aziende private “speciali” con rischi di arbitrarietà sempre più palesi.
Va detto che un’economia liberale non prevedrebbe obblighi né a carico del cliente, né delle banche. I primi dovrebbero restare liberi di pagare e farsi pagare come meglio credano, le seconde di erogare servizi a chi vogliono. Ma se abbiamo accettato, obtorto collo, l’obbligo dei pagamenti digitali per contrastare l’evasione fiscale e l’illegalità, allora non possiamo chiudere gli occhi dinnanzi all’obbligo altrettanto accettabile per le banche di fornire ai clienti servizi di base.
Pagamenti digitali falsa soluzione all’evasione fiscale
Abbiamo reso “de facto” obbligatorio il possesso di un conto corrente, ma fingiamo di non capire che così assegniamo alla banca un potere smisurato nei confronti del cliente. Altra cosa è mettersi in testa che evasione fiscale e contante tra loro non c’entrino quasi nulla. L’Italia aveva un magazzino fiscale al 31 dicembre 2025 di 1.331 miliardi di euro. Sapete cosa vuol dire? L’Agenzia delle Entrate conosce perfettamente i crediti che le spettano, ma non riesce a riscuoterli quasi totalmente. Inutile obbligare all’uso dei pagamenti digitali, se poi l’evasore la farà ugualmente franca per la statistica.
Il problema è amministrativo e di volontà politica, non riguarda certo gli strumenti utilizzati per cercare di sfuggire ai controlli del fisco.
Pressioni su banche da euro digitale
Sulle banche incombe un altro spauracchio: l’euro digitale. I cittadini dell’Eurozona avranno presto la possibilità di aprire un conto corrente direttamente presso la Banca Centrale Europea e ricevere sulle giacenze un certo tasso di interesse. Per evitare che il sistema bancario perda eccessiva liquidità in favore di Francoforte, saranno poste limitazioni agli importi trasferibili (si parla di 3.000 euro per ogni cittadino). In ogni caso, un aumento della concorrenza nel settore creditizio e che dovrebbe spingere questi a mostrarsi meno arrogante con la clientela. Un atteggiamento che si spiega in parte con il possesso di liquidità in eccedenza rispetto ai bisogni, tale da rendere accettabile la rinuncia o la perdita di clienti poco profittevoli.
Conto corrente servizio marginale per banche
La verità è che le banche si concentrano sulla clientela più redditizia, in possesso di un’elevata capacità economica e che possa essere attirata sul mercato dei servizi finanziari. Il conto corrente di per sé quasi non conta più nulla, servendo più che altro per tracciare il profilo finanziario del cliente e trasformarlo in investitore dal quale ricavare commissioni riguardo alla consulenza offerta. Le banche hanno cambiato pelle e anche le leggi si devono adeguare per mettere una pezza al rapporto sempre più squilibrato tra le due parti del mercato.
giuseppe.timpone@investireoggi.it



