Luglio si sta confermando un mese negativo per i titoli di stato, a causa del ritorno alle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Il Brent sfiorava nella mattinata di oggi i 95 dollari al barile, mentre a giugno era arrivato a scendere a 70 dollari con l’accordo di pace. Tra i bond del Tesoro ad essere stati maggiormente colpiti dal rialzo dei rendimenti c’è il BTp 1 ottobre 2039 con cedola 4,15% (ISIN: IT0005582421). Offriva il 3,83% alla fine di giugno e oggi il 4,22%. Un aumento dello 0,39%, che si è tradotto in un deprezzamento del 3,4%. Infatti, la quotazione sul mercato secondario è scesa in tre settimane da più di 103 a meno di 98,50 centesimi.
BTp 2039: bilancio dall’emissione
Ricordiamo che prezzi e rendimenti vanno in direzione opposta per i bond: quando l’uno sale, l’altro scende e viceversa. Il BTp 2039 venne emesso per la prima volta tramite collocamento sindacato nel febbraio del 2024, cioè meno di due anni e mezzo fa, con data di godimento retroattiva all’1 ottobre 2023. Significa che il titolo produce interessi a partire da quel giorno, anche se l’investitore lo ha avuto materialmente in possesso non prima del 7 febbraio successivo.
Questi dati ci consentono di calcolare le cedole incassate e maturate dall’emissione con prezzo di 99,68 centesimi. Ad oggi, esse ammontano a circa il 10,20% netto del capitale. Tenuto conto dell’imposta di bollo e della lievissima minusvalenza registrata nel caso di rivendita, il disinvestimento oggi porterebbe ad un saldo attivo del 9,5%. Nel frattempo, l’inflazione italiana è stata del 4,6%. A conti fatti, l’investitore riporterebbe un bilancio positivo anche in termini reali.
E di questi tempi non è poi così poco.
Sensibilità del prezzo elevata
Chi compra oggi il BTp 2039, inserisce in portafoglio un bond con cedola netta effettiva in area 3,65% e a prezzi sotto la pari. A meno che l’inflazione italiana non rialzi la testa nei prossimi mesi, il flusso di reddito generato si mostra più che sufficiente a compensare la perdita del potere di acquisto del capitale investito. L’appeal speculativo c’è, pur non elevatissimo: duration modificata del 9,75%. In pratica, se il rendimento sale/scende dell’1%, il prezzo del titolo scende/sale del 9,75%. Quest’ultimo si è mosso dall’emissione in un range tra un massimo di 107,60 e un minimo di 97,40 centesimi, entrambi registrati nel corso del 2024.
Rendimento bloccato a lungo termine
Acquistare il BTp 2039 ci permette di entrare sul mercato a lungo termine, “bloccando” il rendimento a livelli in apparenza soddisfacenti per i prossimi tredici anni. Resta possibile rivendere prima della scadenza, sebbene in quel caso ci si esporrebbe alla variabile del prezzo. In un contesto di rendimenti in calo, il bond riuscirebbe a produrre plusvalenze ad incremento del rendimento cedolare. L’opposto accadrebbe con rendimenti in rialzo. L’avvertimento, quando ci si espone su un orizzonte temporale medio-lungo, è di impiegare la sola liquidità che si ritiene non sarà necessaria in un prossimo futuro prevedibile. Altrimenti, meglio concentrarsi su scadenze medio-brevi.
giuseppe.timpone@investireoggi.it



