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Oggi: 17 Lug, 2026

L’oro perde quota sotto 4.000 dollari: cosa sta cambiando per gli investitori

L'oro ha smesso di brillare con un prezzo sceso sotto i 4.000 dollari l'oncia e ben sotto i massimi storici toccati all'inizio dell'anno.
17 Luglio 2026
Prezzo dell'oro sotto 4.000 dollari
Prezzo dell'oro sotto 4.000 dollari © Licenza Creative Commons

Se all’inizio dell’anno ci avessero detto che il prezzo dell’oro sarebbe sceso nel corso del 2026 sotto i 4.000 dollari l’oncia, in pochi ci avremmo creduto. Ed è successo. Siamo passati nel giro di pochi mesi dal record storico di quasi 5.600 dollari ad un crollo vicino al 30%. E nel frattempo, non sono mancate guerre, inflazione e tensioni geopolitiche varie ed eventuali. In teoria, tutto avrebbe dovuto spingere il metallo giallo verso nuovi massimi. All’argento è andata persino peggio: da oltre 120 dollari ai 55-56 di queste ore. Un tracollo superiore al 50% e che ha fatto esplodere il ratio tra i due metalli a poco meno di 72, il dato più alto da dicembre 2025 e ben sopra il minimo di 46 toccato a fine gennaio.

Prezzo dell’oro in calo con rendimenti in risalita

Per capire cosa stia accadendo, dobbiamo fare riferimento per prima cosa al Treasury a 10 anni. E’ il riferimento globale per il mercato obbligazionario. Offre oggi tra il 4,50% e il 4,55% contro il 4,20-4,25% di fine gennaio, quando il prezzo di oro e argento segnava nuovi massimi. Rendimenti a lungo termine più alti riflettono maggiori aspettative d’inflazione e rischio sovrano. In effetti, per restare negli Stati Uniti, gli investitori si aspettano un’inflazione media per il prossimo quinquennio ancora sopra il 2%, seppure inferiore ai livelli attesi ad inizio anno dopo avere toccato un massimo di oltre il 2,70% medio a maggio.

La situazione è più complessa di così. I rendimenti salgono, trainati dal caro energia (e non solo), ma anche la politica monetaria è globalmente attesa più restrittiva. La Banca Centrale Europea ha persino iniziato ad alzare i tassi di interesse a giugno e lo farà con ogni probabilità anche a settembre.

Tutto ciò sta rafforzando il dollaro sulla prospettiva di una Federal Reserve più “falco”. Il cambio americano ha guadagnato il 4% contro le principali valute mondiali rispetto a quando il prezzo dell’oro era ai massimi storici.

Cambio del dollaro USA
Cambio del dollaro USA © Licenza Creative Commons

Volano le tensioni, ma tassi reali attesi più alti

Ai metalli preziosi fanno male dollaro forte e rendimenti in rialzo, essendo un asset senza cedola e che si acquista proprio nella divisa americana. Da cui il tracollo degli ultimi mesi. Se non conoscessimo nulla del mondo attuale e ci limitassimo a leggere i grafici delle quotazioni, diremmo che le tensioni internazionali negli ultimi mesi siano scemate. E’ andata al contrario, ma paradossalmente a farne le spese sono stati proprio oro e argento. Stanno salendo i tassi reali attesi, concorrenti dei metalli.

Il mercato si aspetta che la FED alzi i tassi per almeno una volta entro l’anno, mentre a gennaio riteneva che li avrebbe persino tagliati nel 2026. E vogliamo parlare del Giappone? I rendimenti qui sono schizzati ai massimi da diversi decenni, con il bond a 10 anni ad offrire lo 0,70% in più da inizio anno. Lo stesso Bund decennale rende oggi lo 0,30% in più rispetto all’inizio del 2026.

I capitali trovano conveniente più di prima spostarsi sul mercato a reddito fisso, sottraendo così domanda agli altri asset principali.

Rendimento del bond in Giappone
Rendimento del bond in Giappone © Licenza Creative Commons

Ratio oro-argento a +55% dai minimi

Interessante, però, notare il boom del ratio oro-argento. Era forse esageratamente basso il dato di 46 a gennaio, ma non c’è dubbio che una sua esplosione del 55% segnali qualcosa di importante: il mercato è diventato meno ottimista circa lo stato dell’economia mondiale. E questo ci porta a concludere quanto segue: il prezzo dell’oro non scende per il venir meno di tensioni e timori di crisi; più semplicemente, siamo entrati in una fase in cui tali problemi non possono essere ignorati più dai policy maker, tant’è che si trovano costretti a reagire alzando i tassi.

Boom ratio oro-argento
Boom ratio oro-argento © Licenza Creative Commons

Guai ad immaginare che il ciclo rialzista per il prezzo dell’oro sia finito. I tassi stanno salendo, ma fino a dove arriveranno? Già per l’Eurozona saremmo quasi a fine stretta, mentre negli Stati Uniti si fa da mesi un gran parlare per un aumento dello 0,25%. Tutte le grandi economie sono indebitate e non hanno piani per arrestare la corsa della spesa pubblica, lasciando immaginare un ulteriore deterioramento fiscale. Non c’è di meglio per i metalli preziosi di un mondo che corre verso più debiti e scenari reflazionistici poco contrastati.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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