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Btp 2036 vs Btp 2072: confronto rendimento e rischio duration

Il confronto tra il BTp 2036 e il BTp 2072 ci esita una cedola netta effettiva quasi identica, ma a fronte di un rischio duration differente.
16 Luglio 2026
Confronto tra BTp 2036 e BTp 2072
Confronto tra BTp 2036 e BTp 2072 © Investireoggi.it

Rendimenti obbligazionari in rialzo nelle ultime sedute, trainati dalle nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran con annessa richiusura di Hormuz. Il prezzo del petrolio è risalito in area 85 dollari al barile (Brent), “surriscaldando” le aspettative d’inflazione e sui tassi di interesse. In questo articolo, vi proponiamo un confronto tra il BTp luglio 2036 (ISIN: IT0005706285) e il BTp marzo 2072 (ISIN: IT0005441883). Sono entrambi titoli di stato a lunga scadenza, ma il primo ha una durata decennale, il secondo di quasi 46 anni residui. Rispondono a logiche d’investimento differenti.

Confronto BTp 2036 e BTp 2072

Le famiglie italiane già si avventurano poco tra i titoli di stato decennali, essendo per molte di loro una scadenza troppo lontana.

Preferiscono esporsi fino ai 5-7 anni, con tutto ciò che comporta in termini di bassi rendimenti. Oggi, il BTp 2036 esibisce una quotazione sotto la pari. Sul Mercato obbligazionario Telematico di Borsa Italiana si acquista per 99,22 centesimi. Considerato che stacca una cedola annua lorda del 3,80% (3,325% netta), ciò equivale a un rendimento annuale del 3,35%. Non è il rendimento a scadenza, che tiene conto anche delle eventuali minus- o plusvalenze. Equivale al flusso di reddito che l’investitore riceve ogni anno rispetto a quanto ha effettivamente sborsato.

Quotazione BTp 2036
Quotazione BTp 2036 © Licenza Creative Commons

E ora veniamo al BTp 2072. Trattasi del bond del Tesoro noto anche come “Matusa” per via della sua elevata durata, inizialmente di 50 anni. Debuttò sul mercato sovrano nella primavera del 2021, quando le condizioni finanziarie globali erano profondamente diverse da oggi. Tant’è che si limitò ad offrire una cedola lorda del 2,15% (1,88% netta).

Oggi, la quotazione è di appena 57 centesimi. Questo significa che un lotto minimo di 1.000 euro si acquista per soli 570 euro, a fronte di 18,80 euro di interessi annui. Il rendimento annuo si attesta al 3,30%.

Quotazione BTp 2072
Quotazione BTp 2072 © Licenza Creative Commons

Cedola quasi identica, duration molto differente

Come vedete dal confronto tra il BTp 2036 e il BTp 2072, il rendimento immediato dei due investimenti è sostanzialmente identico. Pertanto, qualcuno può immaginare che l’uno valga l’altro. Nulla di più sbagliato. Il primo bond possiede una “duration” modificata di 8,06 anni, il secondo di 22,8 anni, cioè quasi il triplo. Cosa significa nel concreto? Al variare del rendimento, la quotazione subisce una variazione assai più significativa per il bond Matusa. Nello specifico, se il rendimento salisse o scendesse dell’1%, la quotazione del decennale scenderebbe o salirebbe dell’8% e del Matusa di quasi il 23%.

Diverso appeal speculativo

Questo significa anche che il BTp 2072 è un titolo molto più speculativo rispetto al BTp 2036. A parità di rendimento, l’investitore avverso al rischio opta per il secondo. Viceversa, chi punta a guadagnare dalla variazione dei prezzi, preferisce senza dubbio il primo. Il rischio consiste nel restare a lungo impossibilitati a rivendere per non subire perdite in conto capitale. Mettetevi nei panni di chi con entusiasmo acquistò il bond a 50 anni all’emissione.

Dopo due anni e mezzo, si ritrovò in portafoglio un titolo dal valore di mercato dimezzato. Se non se ne fosse già liberato, avrebbe avuto due scelte: subire la maxi-perdita o continuare a tenere il bond in portafoglio per evitarla. Nel frattempo, però, avrebbe perso ugualmente l’opportunità di investire in titoli con rendimenti più alti e senza essere tornato in possesso della liquidità.

In definitiva, il confronto tra BTp 2036 e BTp 2072 mette in risalto quanto rischioso sia per l’investitore guardare al solo rendimento senza considerare variabili come durata residua e sensibilità del prezzo. Concetti poco noti tra il pubblico dei risparmiatori, ma che spesso fanno la differenza tra esporsi a un investimento liquidabile e uno tendenzialmente illiquido.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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