Il bonus colonnine domestiche è un contributo destinato alle persone fisiche e ai condomìni che acquistano e installano infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici. L’articolo 6 del DPCM Automotive del 10 giugno 2026 riconosce ancora un aiuto pari all’80% delle spese ammesse, entro 1.500 euro per il singolo richiedente e 8.000 euro per gli interventi condominiali. La misura è prevista fino al 31 marzo 2030, ma l’accesso effettivo dipende dall’apertura dello sportello e dalle istruzioni operative.
Alla redazione è arrivato questo quesito:
Un condomino installa a proprie spese una wallbox nel posto auto di proprietà, situato nel garage comune. Il cavo attraversa una parete condominiale e il nuovo contatore viene collocato in un locale condiviso. L’assemblea autorizza i lavori, ma la ricarica resta riservata a una sola famiglia. Si applica il limite personale di 1.500 euro oppure quello condominiale di 8.000 euro? E la delibera assembleare trasforma automaticamente l’intervento in una spesa del condominio?
Bonus colonnine domestiche: il nodo tra uso privato e parti comuni
Il punto decisivo non è soltanto il luogo nel quale viene sistemata la wallbox.
Occorre considerare soprattutto chi sostiene il costo, chi risulta intestatario delle fatture e chi può utilizzare l’impianto.
Una stazione collocata in un’autorimessa condominiale può restare un’opera personale. Il passaggio dei cavi sulle parti comuni, infatti, non rende necessariamente collettiva l’infrastruttura. La stessa conclusione vale quando il contatore viene posizionato in uno spazio condiviso, purché l’energia alimenti esclusivamente il punto di ricarica del singolo proprietario.
L’autorizzazione dell’assemblea serve a regolare l’esecuzione dei lavori sulle parti comuni. Non comporta, da sola, che il condominio diventi il beneficiario economico dell’agevolazione.
Cosa cambia tra spesa personale e intervento condominiale
Nel caso prospettato, la distinzione passa dall’uso dell’apparecchiatura. Quando l’impianto è riservato a un solo nucleo familiare e non è disponibile agli altri residenti, la domanda dovrebbe essere presentata dalla persona fisica che ha pagato l’intervento.
In questa situazione, il bonus colonnine ricarica domestiche incontra il tetto massimo di 1.500 euro. Il contributo corrisponde all’80% del costo riconosciuto, ma non può superare tale soglia. Una spesa complessiva di 2.000 euro, ad esempio, produrrebbe teoricamente un beneficio di 1.600 euro, ridotto però al limite previsto.
Il massimale di 8.000 euro riguarda, invece, un’infrastruttura realizzata sulle parti comuni e destinata all’utilizzo condiviso dei condòmini. Servono quindi una decisione assembleare, una spesa riferita al condominio e un impianto concretamente fruibile dalla collettività condominiale.
Documenti, pagamenti e limiti da non confondere
La qualificazione dell’intervento deve risultare coerente dalla documentazione. Per una richiesta personale, fattura e pagamento devono essere riferibili al proprietario che sostiene il costo. Devono inoltre essere conservati la dichiarazione di conformità, i documenti tecnici, le ricevute dei versamenti tracciabili e gli eventuali atti autorizzativi del condominio.
Il bonus colonnine domestiche non copre il semplice acquisto di un dispositivo lasciato senza installazione. Possono rientrare, nei limiti stabiliti, anche la posa, gli adeguamenti elettrici, le opere murarie indispensabili, la progettazione, il collaudo e la connessione alla rete.
I pagamenti in contanti espongono al rischio di esclusione. Occorre utilizzare strumenti verificabili, come bonifico o carta. Anche una descrizione generica in fattura può creare problemi: beni, lavori e costi accessori dovrebbero essere indicati in maniera chiara.
Bonus colonnine domestiche: la soluzione del caso
Nel caso esaminato, il limite applicabile è quello di 1.500 euro. La wallbox serve esclusivamente una famiglia, la spesa è sostenuta dal singolo proprietario e l’uso di pareti o locali comuni ha soltanto una funzione tecnica.
La delibera non trasforma l’opera privata in un impianto condominiale. Per accedere al tetto di 8.000 euro sarebbe necessario un progetto diverso: infrastruttura condivisa, costo intestato al condominio, pagamento effettuato dal conto condominiale e disponibilità del servizio per più residenti.
Resta infine essenziale attendere le regole dello sportello. Il decreto operativo dovrà stabilire date, procedura, documenti definitivi e criteri di assegnazione delle risorse. Prima dell’invio della domanda sarà quindi necessario verificare che fatture, pagamenti e data di conclusione dei lavori rispettino integralmente le istruzioni pubblicate.
Si precisa che per il 2026, ad oggi, le domande non sono ancora aperte.



