Il debito pubblico degli Stati Uniti si avvicina alla soglia dei 40.000 miliardi di dollari e i rendimenti non accennano a diminuire. Anzi, il Treasury a 30 anni offre più del 5,10% e si avvicina al 5,18% raggiunto nel mese di maggio, che fu anche il livello più alto per questa scadenza sin dal marzo 2007. E’ il segnale che il mercato stia scontando criticità di lungo periodo per l’indebitamento della prima economia mondiale.
Treasury 30 anni: rendimento in continua crescita
Ieri, la notizia apparentemente positiva del calo dell’inflazione americana al 3,5% dal 4,2% di maggio. Oltre le previsioni e prima volta dallo scorso mese di dicembre. Il bicchiere mezzo vuoto è che i prezzi al consumo continuano a crescere a ritmi quasi doppi rispetto al target del 2% fissato dalla Federal Reserve. Come dire che un’auto rallenta da 100 a 80 km all’ora su una strada in cui il limite è di 50.
Il Treasury a 30 anni rendeva meno del 2% nell’estate di cinque anni fa e soltanto un anno dopo saliva già al 3% per sfondare il muro del 4% agli inizi del 2023. Per il Tesoro americano si tratta di una pessima notizia, in quanto trova molto più difficile rifinanziare l’immenso debito in scadenza allungandone la durata o anche solo tenendola invariata senza accrescere la spesa per interessi. Questa è diventata la seconda voce del bilancio federale più grande nei primi sette mesi di questo anno fiscale.
Interessi seconda spesa più alta del Tesoro USA
Per l’esattezza, il Tesoro ha pagato ai creditori 628 miliardi di dollari netti nel periodo tra ottobre 2025 e aprile 2026, per la prima volta nella sua storia più di quanto abbia speso per Medicare (588 miliardi). Soltanto la Social Security con 953 miliardi da inizio anno sta costando di più ai contribuenti americani. Nell’intero anno fiscale, il Congressional Bugdet Office stima in 1.039 miliardi gli interessi sul debito da pagare.
Rispetto ai 345 miliardi del 2020, si tratta di una triplicazione e di un raddoppio in rapporto al Pil dall’1,6% al 3,3%. Sarà superato il precedente record del 3,1% nel 1991.
Come un cane che si morde la coda, più cresce la spesa per interessi e maggiore la quantità di titoli di stato che dovranno essere emessi per pagarli. Ciò non farà che aumentare i rendimenti, che a loro volta innalzeranno ulteriormente il peso degli interessi. Fino a quando? E’ la domanda che iniziano a farsi seriamente gli investitori, come segnala il Treasury a 30 anni. I rendimenti lunghi captano essenzialmente le aspettative d’inflazione e il rischio sovrano. Non è un buon segnale per la superpotenza.
Questione tassi impatta sui rendimenti lunghi
Va detto per onestà che da quando Donald Trump ha rivinto le elezioni presidenziali nel novembre 2024, l’andamento del Treasury a 30 anni è stato meno pessimo di quanto avremmo potuto immaginare. Il suo rendimento è salito da circa il 4,50% all’attuale 5,10%. Un balzo dello 0,60%, che non possiamo definire clamoroso. Paradossalmente, però, se il tycoon avesse evitato di fare pressioni sulla FED per impedire una stretta monetaria, oggi la situazione sarebbe potuta essere diversa e migliore anche dal suo punto di vista.
L’aumento dei tassi di interesse da un lato aumenta i rendimenti a breve e medio termine, dall’altro “raffredda” le aspettative d’inflazione e finisce per ridurre i rendimenti a lungo termine. E sono proprio tali aspettative ad essere rimaste elevate, ormai stabilmente sopra il 2% da quasi due anni. Il Treasury a 30 anni sconta, ovviamente, anche l’incapacità del governo di tagliare il deficit federale. Questi non scende più dal 6-7% del Pil ogni anno e si aggira in valori assoluti attorno ai 2.000 miliardi persino in condizioni economiche favorevoli. Cosa accadrà all’arrivo di una recessione?
Treasury 30 anni: allarme al 6%?
Soltanto soffermandoci all’ultimo decennio, le entrate federali sono scese dal 18% al 17% del Pil contro un aumento della spesa dal 21% al 23%. Nel frattempo, l’interesse medio è salito dal 2,23% al 3,36% (2025) su un debito federale a sua volta esploso di oltre 18.000 miliardi, cioè dal 105% al 124% del Pil. E sarà peggio: nei prossimi mesi e anni il Tesoro rifinanzierà scadenze emesse quando i tassi erano prossimi allo zero, mentre oggi superano il 4% nel migliore dei casi. Tradotto: maggiori interessi e più deficit. Continuate a seguire il Treasury a 30 anni, perché una sua eventuale salita al 6% farebbe scattare l’allarme. Si tratterebbe di livelli mai più visti dalla fine degli anni Novanta.
giuseppe.timpone@investireoggi.it



