La morte di una persona cara è un evento doloroso, che porta con sé anche incombenze pratiche e spese spesso inevitabili. In un momento già difficile, conoscere le regole fiscali può aiutare a gestire correttamente almeno gli aspetti economici legati al funerale. La detrazione spese funebri permette di recuperare una parte dei costi sostenuti per un funerale nella dichiarazione dei redditi.
Il beneficio è pari al 19% e riguarda gli oneri collegati alla morte di una persona, senza che sia necessario un rapporto di parentela con il defunto. La disciplina trova base nell’articolo 15, comma 1, lettera d), del TUIR. Per il modello 730/2026, riferito ai redditi 2025, restano centrali tre aspetti: limite massimo agevolabile, pagamento tracciato e corretta conservazione delle prove di spesa.
Detrazione spese funebri: chi può indicarla nel 730
Il beneficio fiscale spetta al soggetto che ha effettivamente pagato il funerale. Non conta il grado di parentela: può trattarsi di un familiare, di un convivente, di un amico o di altra persona che abbia sostenuto il costo. L’elemento decisivo è la prova dell’esborso.
Nel modello dichiarativo le somme vanno inserite tra gli oneri detraibili, nei righi E8-E10 (se Modello 730) ovvero nei righi RP8/RP13 (se Modello Redditi PF), con codice 14. Il meccanismo è semplice: l’imposta dovuta viene ridotta del 19% della spesa ammessa, entro il tetto previsto dalla legge.
Il limite ordinario di spesa è di 1.550 euro per ciascun decesso. Questo significa che, in presenza di più funerali nello stesso anno, il massimale si applica separatamente a ogni evento. Se, invece, più persone dividono lo stesso costo, la somma agevolabile va ripartita tra chi ha partecipato al pagamento.
La detrazione resta secondo il principio di cassa. Nel Modello 730/2026 (ovvero Modello Redditi PF 2026) si detrae la spesa “pagata” nel 2025.
Quali costi rientrano nell’agevolazione fiscale
Sono ammesse le uscite direttamente collegate al funerale. Rientrano, ad esempio, i servizi dell’impresa funebre, il trasporto della salma, la sepoltura, i diritti cimiteriali, gli annunci mortuari e gli omaggi floreali, quando documentati in modo separato o comunque collegabili alla cerimonia.
Restano fuori le spese sostenute in anticipo rispetto all’evento. Un caso tipico è l’acquisto preventivo di un loculo quando il decesso non è ancora avvenuto. Su questo punto è utile il richiamo alla Risoluzione n. 944 del 28 luglio 1976, secondo cui il costo deve avere un legame attuale con l’evento funebre. Si potrebbe, invece, detrarre la spese di acquisto del loculo avvenuto quando si verifica l’evento del decesso.
La detrazione spese funebri può riguardare anche costi pagati all’estero. In tale ipotesi occorre conservare la documentazione originale. Se i documenti sono in lingua straniera, può servire una traduzione giurata in italiano. Per inglese, francese, tedesco e spagnolo è ammessa la traduzione firmata dal contribuente. Per i documenti in sloveno, in specifiche condizioni legate alla minoranza slovena del Friuli Venezia Giulia, la traduzione può non essere necessaria.
Pagamenti tracciabili, limiti di reddito e documenti
Dal periodo d’imposta 2020, il pagamento deve essere eseguito con strumenti verificabili, come bonifico (non occorre il bonifico parlante), carta, bollettino postale, MAV, PagoPA o altri sistemi elettronici autorizzati.
La regola discende dall’articolo 1, comma 679, della legge n. 160/2019.
La prova può risultare direttamente dalla fattura, dalla ricevuta fiscale o dal documento commerciale, quando il prestatore annota la modalità di pagamento. In mancanza, servono ricevuta della carta, estratto conto, copia del bollettino o altra attestazione bancaria o postale.
La detrazione spese funebri è piena fino a 120.000 euro di reddito complessivo. Oltre tale soglia diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi a 240.000 euro, secondo il sistema previsto dall’articolo 15, comma 3-bis, del TUIR. Dal 2025, inoltre, per redditi superiori a 75.000 euro opera una nuova limitazione complessiva delle detrazioni, collegata anche al numero dei figli fiscalmente a carico.
Quando la fattura è intestata a una sola persona ma il costo è stato pagato anche da altri, serve una dichiarazione di ripartizione sul documento di spesa, firmata anche dall’intestatario. In questo modo ciascun soggetto può indicare la propria quota.
Detrazione spese funebri: cosa conservare per evitare errori
Per non perdere l’agevolazione è necessario conservare fatture, ricevute e prove del pagamento. I documenti devono permettere di collegare chiaramente il costo al funerale e alla persona deceduta.
Nel controllo fiscale possono assumere rilievo la fattura dell’agenzia funebre, la ricevuta comunale per i servizi cimiteriali, le fatture del fiorista, gli annunci mortuari e ogni altro giustificativo coerente con la cerimonia. Anche le somme già riportate nella Certificazione Unica 2026, nei punti da 341 a 352 con codice 14, devono essere considerate nel calcolo.
Riassumendo
- La detrazione spese funebri consente di recuperare il 19% dei costi ammessi.
- Il beneficio spetta a chi paga, anche senza parentela con il defunto.
- Il limite massimo è 1.550 euro per ciascun decesso.
- Sono agevolabili funerale, trasporto, sepoltura, diritti cimiteriali e annunci mortuari.
- Il pagamento deve avvenire con strumenti tracciabili e documenti conservati.
- Redditi elevati possono ridurre o azzerare il beneficio fiscale.