Intesa Sanpaolo migliorerà le condizioni dell’OPAS (Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio) su MPS (Monte Paschi di Siena)? Per il momento sembra che il suo AD, Carlo Messina, non abbia intenzione di rilanciare. Eppure, il mercato ci crede. Venerdì scorso, il prezzo delle azioni toscane ha chiuso a 11,14 euro, in rialzo del 19,20% da inizio anno. Ca’ de Sass è salita a 6,17 euro. I termini dell’offerta prevedono la consegna di 1,6 azioni piemontesi più 1 euro cash per ogni azione consegnata da soci di Rocca Salimbeni. Ai prezzi di borsa attuali, valorizzano quest’ultima il 2,4% in meno di quanto non faccia il mercato.
OPAS di Intesa su MPS
Detto fuori dai denti, l’OPAS di Intesa si mostra poco attrattiva nei confronti degli azionisti MPS, i quali avrebbero modo di rivendere il titolo a terzi a valori più alti. Poiché l’obiettivo di Messina è di arrivare al possesso di almeno i due terzi del capitale senese, potrebbe presto ritrovarsi nelle condizioni di dover rilanciare.
La situazione rimane fluida tra i grandi azionisti. Al centro delle attenzioni c’è sempre Delfin. La holding della famiglia Del Vecchio sta vivendo una fase di riassetto a dir poco caotica. Leonardo Maria avrebbe voluto rilevare direttamente le quote dei fratelli Luca e Paola, ma le banche non gli hanno erogato i 10 miliardi necessari. La cassaforte con sede nel Lussemburgo è cruciale per l’esito del risiko bancario: possiede il 17,50% di MPS, il 10,15% di Generali e il 2,7% di Unicredit.
Unicredit torna su BPM?
A seconda che Delfin venda o meno le sue partecipazioni finanziarie, può cambiare molto, se non tutto.
L’OPAS di Intesa su MPS deve fare i conti anche con la possibile reazione di Banco BPM, che aveva lanciato poco prima una “offerta paritetica”. L’istituto è partecipato per poco meno del 30% da Crédit Agricole e potrebbe tornare ad essere adocchiato da Unicredit, che ha appena completato la sua OPS su Commerzbank in Germania, di cui ora detiene più del 58% tra azioni dirette e derivati.
Anziché sbrogliarsi, la matassa si aggroviglia ulteriormente. E più lo scenario diventa imperscrutabile, più alte le probabilità che Intesa debba rivedere l’OPAS su MPS per non rischiare. Tutto questo non può che fare bene anche al Tesoro, che sarebbe in procinto di azzerare il suo residuo 4,863% con un collocamento accelerato (ABB) a giorni. Può puntare ad incassare 1,65 miliardi.
giuseppe.timpone@investireoggi.it