All’asta dei titoli di stato di venerdì 26 giugno il Tesoro ha emesso anche il CcTeu 15 aprile 2036 (ISIN: IT0005707689) per un importo di 2 miliardi di euro, il massimo della forchetta fissata alla vigilia. Le richieste sono state per 3,25 miliardi, circa 1,62 volte più alte. Il prezzo di aggiudicazione è stato di 99,94 centesimi, sostanzialmente attorno alla pari. Ricordiamo che si tratta di un titolo con cedola semestrale pari allo 0,80% più l’Euribor a 6 mesi. Al netto di questa componente, il bond ha offerto in asta un rendimento pari allo spread, cioè intorno allo 0,80%. Nella stessa giornata, il Tesoro ha collocato sul mercato primario il BTp luglio 2036 con un rendimento del 3,63%.
CcTeu 2036: breakeven e mutui
Stessa scadenza e due rendimenti differenti. Il bond indicizzato ha esitato il 2,83% in meno del bond con cedola fissa a 10 anni. Perché? Come abbiamo anticipato, il primo stacca cedola in base anche all’andamento dell’Euribor a 6 mesi. Evidentemente, gli obbligazionisti si aspettano che da qui al prossimo decennio questo tasso di mercato risulterà in media almeno pari al 2,83%, un “breakeven” che eguaglierebbe il rendimento offerto dal bond ordinario.
Allo stato attuale, l’Euribor a 6 mesi vale appena sopra il 2,60%. Questo significa che, nella media del prossimo decennio, il mercato sconta tassi di interesse un po’ più alti dei livelli vigenti. E questa è la vera notizia, in particolare, per i titolari di mutui a tasso variabile. Le loro rate sono agganciate all’Euribor a 3 mesi, che a sua volta mostra un andamento assai simile all’Euribor a 6 mesi. Questo esito all’asta segnalerebbe costi futuri leggermente maggiori in termini di interessi.
Tassi in rialzo, inflazione in calo?
Per il semestre in corso la cedola del CcTeu 2036 è stata già fissata all’1,645%, che sarà il tasso in pagamento il prossimo 15 ottobre: 16,45 euro lordi per ogni lotto minimo di 1.000 euro, pari a 14,39 euro netti. In base alle attuali condizioni di mercato, la prossima cedola salirebbe di poco in area 1,70%. Ma da qui ad ottobre molto può cambiare per gli obbligazionisti e gli stessi mutuatari. Da un lato, la Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di interesse a giugno dello 0,25% e lo farà verosimilmente una seconda volta entro settembre; dall’altro, l’inflazione potrebbe tornare a scendere con il crollo dei prezzi di petrolio e gas seguito alla riapertura di Hormuz.
Curva dei BTp più piatta
Ricordiamo che l’Euribor, per cui anche il CcTeu 2036, è influenzato dalla politica monetaria e i suoi effetti sul mercato dei tassi a breve termine. Nelle ultime settimane, la curva dei tassi in Italia si sta appiattendo. I rendimenti a lungo termine sono diminuiti più velocemente di quelli a breve, risentendo del “raffreddamento” delle aspettative d’inflazione. Il premio offerto dal decennale sulla scadenza a 2 anni si è ridotto sotto i 90 punti base dai 96 di un mese fa. L’indicizzato scontava a fine maggio un Euribor a 6 mesi medio al 2,93% per il prossimo decennio, per cui nell’arco di un mese abbiamo registrato un ribasso delle attese dello 0,10%.
giuseppe.timpone@investireoggi.it