E’ il simbolo della monarchia britannica nel mondo e nell’immaginario collettivo rappresenta la stessa Corona. Buckingham Palace non sarà più la residenza reale per decisione di Re Carlo III e la Regina Consorte Camilla. La coppia si trasferirà definitivamente a St James Palace, che si trova nel quartiere londinese di Westminster. Non un vero choc pubblico, perché era nell’aria sin da quando erano stati avviati i lavori di ristrutturazione del palazzo e con questa scusa i reali erano andati a vivere altrove.
Buckingham Palace poco amata dai reali
La giustificazione ufficiale di questa mossa risiede nella volontà di rendere Buckingham Palace un bene maggiormente fruito dal pubblico.
Resterà la sede di lavoro e istituzionale dei reali, per cui continueremo ad associarlo alla monarchia britannica. La stessa Regina Elisabetta II dopo la morte del padre avrebbe voluto restare a vivere a Clarence House insieme al marito Filippo di Edimburgo e ai figli. Un irremovibile primo ministro Winston Churchill glielo negò, così come rigettò la sua richiesta di poter dare ai figli il cognome del marito Mountbatten.
Buckingham Palace non fu amata come residenza privata, quindi, neppure dalla sovrana e madre di Re Carlo III. Troppo grande, dispersiva e priva di privacy. Non a caso, morì nel Castello di Balmoral in Scozia. Dietro alla scelta di questi giorni, però, si celerebbe la volontà di compiere un passo in avanti verso i sudditi, fortemente scossi e irritati per il coinvolgimento del Principe Andrea negli Epstein files. Il fratello del sovrano è stato espulso dalla Royal Family e ha dovuto persino abbandonare la Royal Lodge insieme a tutte le proprietà appartenenti alla Corona.
Polemiche sui costi di manutenzione
In realtà, da diversi decenni Buckingham Palace è motivo di scandalo tra i sudditi per il suo enorme costo a carico dei contribuenti. Le polemiche furono furenti già persino sotto il regno dell’amatissima Elisabetta II. Mantenere un edificio di 77.000 metri quadrati, sviluppato su 5 piani e composto da 775 stanze non è economico. Richiede in media una ventina di milioni di sterline all’anno (circa 23,25 milioni di euro), che in questi anni salgono a circa 40 milioni per effetto della ristrutturazione in corso.
Questi sono i costi diretti, a cui bisogna sommare quelli a carico del bilancio statale vero e proprio per il mantenimento della sicurezza, le spese di rappresentanza, ecc. Grazie al trasferimento, Buckingham Palace sarà maggiormente accessibile al pubblico per stessa ammissione di Re Carlo III. I visitatori ogni anno si sono stabilizzati intorno a 530.000 per un incasso totale stimato fino a 8 milioni di sterline. Non tanti, se si pensa che tutte le proprietà reali nel Regno Unito fanno introitare fino a 70 milioni all’anno grazie ai ticket. E a titolo di confronto, il Palazzo di Versailles in Francia attira fino a 10 milioni di visitatori all’anno.
Crown Estate: fondo sovrano UK
La Royal Family sta cercando di aumentare la trasparenza sui fondi pubblici ricevuti, prestando maggiore attenzione ai dettagli sulle spese.
E su questo tema c’è fin troppa confusione. Il Sovereign Grant stacca ogni anno un assegno tra 130 e 140 milioni di sterline in favore dei reali, sebbene dal 2027 scenderà a 100 milioni con il venir meno dei lavori di ristrutturazione di Buckingham Palace. Questa cifra corrisponde a circa il 12% dei profitti maturati dal fondo sovrano Crown Estate, a capo di tutte le proprietà della Corona: edifici, terreni, persino infrastrutture energetiche, ecc. I suoi asset sono stimati in 13-15 miliardi per un utile annuo tra 1,1 e 1,2 miliardi.
In pratica, le proprietà che fanno capo alla Corona versano ogni anno al Tesoro britannico circa 1 miliardo di sterline al netto della propria quota trattenuta per il mantenimento. I reali possono anche gestire attività in proprio e sulle quali pagano le imposte come qualunque cittadino del Regno Unito. Non è un obbligo costituzionale, ma dal 1993 hanno deciso di essere assoggettati volontariamente all’imposta personale per andare incontro ad un’esigenza avvertita dall’opinione pubblica. Carlo III ha già versato una trentina di milioni da quando è diventato sovrano.
Buckingham Palace tra governi instabili e crisi dei partiti tradizionali
Il caso Buckingham Palace s’inquadra in un contesto di riforma silente avviato dalla Corona per resistere alle sfide della modernità senza essere accusata di privilegi antiquati. A Londra si respira una brutta aria di questi tempi sul piano politico. L’instabilità dei governi sembra essere diventata cronica e il sistema bipartitico tradizionale (Tory vs Labour) sta evaporando a causa dell’ascesa a destra del Reform UK di Nigel Farage e a sinistra di formazioni come Verdi e LibDem. Stanno venendo meno i punti di riferimento tradizionali della sfera pubblica, per cui i reali avvertono forse più di prima l’esigenza di restare tali in un sistema istituzionale che nel complesso vacilla.
giuseppe.timpone@investireoggi.it