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Pensioni in calo, donne ancora penalizzate: gli ultimi dati INPS che accendono l’allarme sociale

Pensioni sempre più lontane e assegni più leggeri: i dati INPS raccontano un 2025 difficile per lavoratori e famiglie.
25 Giugno 2026
pensioni
Foto © Licenza Creative Commons

L’INPS, da qualche giorno, ha reso pubblico il “Rendiconto Sociale 2025”. I dati mostrano un sistema previdenziale sotto pressione: diminuiscono i beneficiari, calano le nuove uscite e cresce l’età media di accesso ai trattamenti. Il quadro non racconta solo numeri, ma anche cambiamenti concreti nella vita delle persone, soprattutto per donne, lavoratori fragili e cittadini con carriere discontinue.

Pensioni INPS 2025: meno beneficiari e accessi più difficili

Nel 2025 i titolari di trattamento INPS risultano 15.435.694. Di questi, 7.426.392 sono uomini e 8.009.302 sono donne. Il dato conferma una riduzione rispetto al 2022, quando i beneficiari erano 15.765.032. La diminuzione segnala un sistema nel quale l’ingresso nella fase di quiescenza diventa più selettivo.

Anche le nuove liquidazioni confermano questa tendenza. Nel 2025 sono stati autorizzati 834.658 trattamenti previdenziali, meno degli 861.949 del 2024 e ancora meno degli 878.369 del 2022. Il numero delle pensioni previdenziali riconosciute nell’anno, quindi, si riduce in modo progressivo.

A incidere sono soprattutto le regole più rigide introdotte negli ultimi anni. Il sistema italiano resta fondato, per la vecchiaia ordinaria, sull’articolo 24 del decreto-legge 201/2011, convertito dalla legge 214/2011, la cosiddetta riforma Fornero. Tale disciplina ha collegato l’uscita dal lavoro a requisiti anagrafici e contributivi più severi, con adeguamenti legati alla speranza di vita.

Donne penalizzate dagli importi e dalle carriere discontinue

Uno degli aspetti più delicati riguarda la distanza tra uomini e donne. Gli importi medi dei trattamenti mostrano ancora un divario molto ampio. Nel caso della pensione di vecchiaia, le donne ricevono assegni medi inferiori fino al 45% rispetto agli uomini.

La ragione non dipende da un solo fattore. Pesano salari più bassi, periodi di inattività, lavoro part-time, cura familiare non retribuita e carriere meno continue.

Il sistema contributivo, previsto dalla legge 335/1995, lega l’importo finale ai contributi effettivamente versati durante la vita lavorativa. Di conseguenza, chi ha avuto redditi più bassi o interruzioni più lunghe riceve un assegno minore.

Il problema non è solo statistico. Un trattamento più basso significa maggiore rischio di povertà in età anziana, minore autonomia economica e più dipendenza dal sostegno familiare o dalle misure assistenziali. La questione femminile, quindi, resta una delle principali criticità del welfare italiano.

Uscita anticipata: crollo di Opzione donna e Quota 103

Il 2025 segna anche una forte riduzione degli strumenti di uscita anticipata. Opzione donna passa da 26.427 beneficiarie nel 2022 a 3.860 nel 2025. Questa misura, nata dall’articolo 1, comma 9, della legge 243/2004 e più volte modificata dalle leggi di bilancio, consente l’uscita con calcolo interamente contributivo, ma negli ultimi anni è stata limitata a categorie più ristrette. Ricordiamo che Opzione donna non è stata prorogata al 2026.

Scende molto anche il ricorso alle cosiddette quote. Dopo Quota 100, prevista dal decreto-legge 4/2019, e le successive formule temporanee, Quota 103 è stata mantenuta con vincoli più pesanti e ricalcolo contributivo. I beneficiari passano da 112.982 nel 2021 a 5.643 nel 2025. Anche Quota 103 non è stata prorogata al 2026.

Cresce invece l’Ape sociale (che invece è prorogata anche al 2026), misura introdotta dalla legge 232/2016 per alcune categorie tutelate, come disoccupati, caregiver, invalidi e addetti a mansioni gravose.

Calano i trattamenti per lavoratori precoci, disciplinati dalla stessa legge 232/2016, mentre restano stabili quelli legati ai lavori usuranti, regolati dal decreto legislativo 67/2011.

Pensioni e servizi INPS: tempi migliori, ma restano nodi aperti

L’età media di uscita aumenta. Per le donne passa da 64,4 anni nel 2022 a 65,4 nel 2025. Per gli uomini sale da 63,7 a 64,1 anni. Il dato conferma che il sistema spinge verso una permanenza più lunga nel lavoro.

Sul fronte assistenziale, nel 2025 risultano 2.435.704 indennità di accompagnamento e 1.067.436 prestazioni di invalidità civile. Sono numeri importanti, che mostrano il peso della non autosufficienza e della disabilità nella spesa sociale italiana. L’indennità di accompagnamento trova base nella legge 18/1980, mentre l’invalidità civile è regolata, tra le altre norme, dalla legge 118/1971.

Migliorano alcuni tempi di gestione delle domande, soprattutto per trattamenti previdenziali e ammortizzatori sociali. Restano però lunghi i tempi medi per le visite di invalidità civile, pari a 125 giorni. La fase amministrativa, invece, scende a 15 giorni.

Il personale INPS diminuisce ancora, arrivando a 24.521 unità, contro 25.344 dell’anno precedente e 26.687 del 2023. Meno dipendenti possono rendere più difficile mantenere servizi rapidi e vicini ai cittadini.

Il sistema mostra, dunque, una doppia faccia: procedure più efficienti in alcune aree, ma accesso più lento alla quiescenza e importi non sempre adeguati. Il tema delle pensioni resta quindi decisivo per misurare la tenuta sociale del Paese e la capacità di proteggere chi ha lavorato per una vita.

Riassumendo

  • Le pensioni restano centrali per reddito, welfare e sicurezza degli anziani.
  • Nel 2025 diminuiscono beneficiari e nuovi trattamenti liquidati dall’INPS.
  • Le donne ricevono assegni medi molto più bassi degli uomini.
  • Opzione donna e Quota 103 registrano un forte calo.
  • L’età media di uscita dal lavoro continua ad aumentare.
  • Migliorano alcuni servizi, ma invalidità civile e organici restano critici.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.

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