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Oggi: 19 Giu, 2026

TFR ai fondi pensione, ecco tre esempi su cosa fare dal primo luglio

Ecco alcuni chiarimenti sul silenzio assenso e sull'obbligo di destinare alla previdenza integrativa il TFR.
19 Giugno 2026
TFR fondi pensione
Foto © Pixabay

Il TFR ai fondi pensione, per andare prima in pensione in futuro (si spera) oppure per recuperare il massimo del Trattamento di Fine Rapporto pagando meno tasse nella fase di riscatto. Sono queste le principali motivazioni che spingono i lavoratori a scegliere quale destinazione dare al proprio TFR.

Con il cambio di normativa, dal primo luglio alcuni lavoratori saranno costretti a prendere una decisione. Una scelta da non sottovalutare, per evitare che sia poi l’azienda a decidere al loro posto attraverso il meccanismo del silenzio-assenso, senza possibilità di tornare facilmente sui propri passi.

La novità riguarda soprattutto chi si trova alla prima assunzione, ma non solo.

Esistono infatti altri casi nei quali la scelta sulla destinazione del TFR diventa di fatto obbligatoria.

TFR ai fondi pensione, ecco tre esempi su cosa fare dal primo luglio

TFR e previdenza complementare diventano un binomio ancora più stretto dopo le recenti modifiche normative che entreranno in vigore dal primo luglio. La novità principale è rappresentata dall’applicazione del meccanismo del silenzio-assenso, con tempi ridotti entro i quali il lavoratore dovrà esprimere la propria decisione.

L’obiettivo della riforma è quello di potenziare la previdenza complementare, obbligando di fatto il lavoratore, al momento della prima assunzione, a scegliere se destinare il proprio TFR a un fondo pensione oppure lasciarlo presso l’azienda.

Si tratta di una novità che interessa i lavoratori dipendenti del settore privato e che punta a incentivare l’adesione ai fondi pensione integrativi.

Ecco che scelta va fatta obbligatoriamente

Cosa deve fare il lavoratore? Il primo esempio è proprio quello da cui prende avvio la nuova disciplina.

Un lavoratore alla prima assunzione dovrà scegliere entro sei mesi quale destinazione attribuire al proprio TFR. In pratica, dovrà comunicare all’azienda che lo ha assunto, e che gli richiederà espressamente tale indicazione, se intende lasciare il trattamento di fine rapporto in azienda oppure destinarlo a una forma di previdenza complementare.

Il dipendente potrà decidere di lasciare il TFR presso l’azienda o, nei casi previsti, al Fondo Tesoreria INPS.

In alternativa, potrà indicare il fondo pensione nel quale versarlo, ad esempio aderendo a un PIP (Piano Individuale Pensionistico) o a un’altra forma di previdenza integrativa.

Se entro sei mesi dalla data di assunzione il lavoratore non esprime alcuna scelta, il TFR confluirà automaticamente nel fondo pensione complementare individuato dall’azienda.

Nella maggior parte dei casi si tratta del fondo previsto dalla contrattazione collettiva sottoscritta dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Un esempio è il Fondo Cometa, individuato dal contratto collettivo dei metalmeccanici come fondo di riferimento per il settore.

Il termine di sei mesi riguarda i lavoratori già assunti entro il primo luglio. Per le assunzioni successive, invece, la scelta dovrà essere effettuata entro 60 giorni dalla data di assunzione.

I nuovi assunti ma non solo, il silenzio assenso come funziona?

Come detto, la novità non riguarda esclusivamente i lavoratori alla prima esperienza lavorativa.

Sbaglia infatti chi ritiene di non essere coinvolto dal meccanismo del silenzio-assenso nel caso venga assunto da una nuova azienda dopo aver cessato un precedente rapporto di lavoro e aver riscattato integralmente la posizione maturata nel fondo pensione precedentemente sottoscritto.

In altre parole, chi ha perso il lavoro e ha già recuperato tutto il TFR accumulato in una forma di previdenza complementare dovrà effettuare una nuova scelta in occasione della successiva assunzione.

Anche in questo caso il termine sarà di sei mesi per le assunzioni antecedenti al primo luglio e di 60 giorni per quelle successive.

Ecco altri casi particolari di TFR ai fondi pensione con scelte obbligate

La stessa situazione si verifica per chi cambia lavoro senza aver riscattato integralmente quanto maturato nel fondo pensione precedente.

Se il nuovo rapporto di lavoro non consente più di continuare a versare contributi nel fondo pensione originario, il lavoratore dovrà effettuare una nuova scelta sulla destinazione del proprio TFR.

Va inoltre ricordato che la decisione di destinare il TFR a un fondo pensione è sostanzialmente irreversibile. Una volta effettuata l’adesione alla previdenza complementare, infatti, non è possibile tornare a conferire il TFR maturando all’azienda.

Chi decide di cambiare fondo pensione può comunque scegliere di mantenere aperta la posizione nel vecchio fondo, anche senza effettuare ulteriori versamenti, oppure trasferire l’intera posizione maturata al nuovo fondo prescelto.

Diversa è la situazione di chi ha inizialmente scelto di lasciare il TFR presso l’azienda o nel Fondo Tesoreria INPS. In questo caso il lavoratore può sempre cambiare idea, aderendo in qualsiasi momento a una forma di previdenza complementare. E poi comunicando la propria decisione al datore di lavoro.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.